La domenica del Corriere

La votazione sulle armi scalda la politica

Animato confronto in vista delle votazioni del 29 novembre fra Pamini, Gysin, Riget e Gianini
©Chiara Zocchetti
Red. Ticino&Svizzera
08.11.2026 20:30

Quattro oggetti federali, altrettante divisioni. Nella puntata de «La domenica del Corriere» si sono confrontati Paolo Pamini (consigliere nazionale UDC), Greta Gysin (consigliera nazionale dei Verdi), Laura Riget (co-presidente del PS) e Simone Gianini (consigliere nazionale PLR). Il confronto ha mostrato come, su ciascun tema, le posizioni siano nette e spesso difficilmente conciliabili. Domenica 29 novembre gli elettori saranno chiamati a esprimersi sul finanziamento supplementare dell’AVS, sull’iniziativa sui fuochi d’artificio, sull’imposizione dei coniugi e sulla legge federale sul materiale bellico.

Il dibattito, moderato dal direttore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, ha toccato questioni economiche, sociali e persino culturali, e ha rivelato quanto il terreno di confronto cambi da un tema all’altro: dalla politica estera alla fiscalità, fino alle tradizioni popolari.

Posizioni nette

La revisione della legge sul materiale bellico è il tema più acceso. Per Gianini si tratta anzitutto di economia e di sicurezza: «Si tratta di decine di migliaia di posti di lavoro e di miliardi di produzione annua, ma soprattutto in questo momento storico particolare si tratta di avere un rifornimento interno». Pamini ammette che la riforma non lo entusiasma, ma la difende come «una scelta di realpolitik per garantire una neutralità armata». Gysin vede il rischio opposto e denuncia la perdita di controllo: «Con questa revisione permettiamo l’esportazione di materiale bellico in Paesi che sono in guerra». Riget parla di un «assegno in bianco» per i Paesi elencati, citando gli Stati Uniti di Trump e l’Argentina di Milei, e teme che armi vendute a Washington possano finire in conflitti terzi. Riget ricorda inoltre che le regole attuali non sono state pienamente efficaci, citando casi di componentistica finita nelle mani dell’ISIS.

Il nodo dell’IVA

Il finanziamento della tredicesima passa dall’IVA, con un aumento dello 0,4 per cento. Riget lo difende come un passo necessario per la sinistra, pur non essendo la soluzione auspicata: «Questo finanziamento è equo, tutela i redditi medio bassi». Gysin aggiunge: «Io penso che sia un sacrificio sopportabile, soprattutto se pensiamo a chi sono destinati questi soldi». Pamini ricorda invece che in campagna «ci avevano assicurato che i soldi c’erano», e propone di spostare parte della spesa federale. Gianini, che parla di «fette di salame», attacca: «Ecco, a questo gioco delle fette di salame noi come PLR non ci stiamo». Il nodo resta quello di come finanziare la prestazione nel lungo periodo, con il Consiglio federale chiamato a presentare una riforma più ampia. Gianini propone di valutare un freno all’indebitamento per il fondo AVS e una maggiore flessibilità dell’età pensionabile, soluzioni che Riget respinge perché, a suo dire, costringerebbero chi svolge lavori fisicamente logoranti a lavorare di più. Gianini ricorda che, nonostante l’aumento, otto o nove persone su dieci avrebbero un beneficio netto.

Matrimonio e fuochi d’artificio

Con l’iniziativa del Centro, sostenuta dall’UDC, le coppie sposate sarebbero tassate sul reddito comune. Pamini la presenta come un rimedio alla «penalizzazione del matrimonio», giudicata illegale dal Tribunale federale nel 1984. Gysin la respinge «perché affronta un problema che in realtà è già stato risolto a marzo con l’imposizione individuale».

Riget parla di «un regalo fiscale alle coppie benestanti», mentre Gianini mette in guardia dalla burocrazia: «Immaginatevi che mostro burocratico sarebbe». Pamini replica che la tassazione congiunta non penalizza le famiglie monoreddito, mentre l’individuale sì, e che i Cantoni potrebbero mantenere il sistema attuale. Infine, il dibattito si sposta sull’iniziativa che chiede di vietare i fuochi d’artificio, con deroghe per eventi sovraregionali. Gysin la sostiene «perché è un problema ambientale e di stress per gli animali». Il PS ticinese ha lasciato libertà di voto, perché il tema non è strettamente partitico, e Riget spiega la sua posizione così: «Trovo che sia peccato andare a limitare questa tradizione con un divieto che secondo me non è proporzionale». Gianini lo legge come «l’ennesimo divieto»: «È libertà della popolazione». Pamini non vede un problema reale: «Non penso che abbiamo in Svizzera un problema di fuochi d’artificio».