L’abolizione del valore locativo fa da volano per l’edilizia privata

Rincari fino al 30% per materiali e trasporti, con il bitume in testa: nel solo mese di marzo il suo prezzo è aumentato di un terzo. Più in generale, negli ultimi mesi tutti i derivati del petrolio hanno registrato aumenti compresi tra il 10 e il 15%, così come l’acciaio d’armatura. «Operare in questo contesto diventa estremamente difficile», ha commentato il direttore della SSIC-Ticino, Nicola Bagnovini, durante la tradizionale conferenza stampa che ha preceduto la 109. assemblea ordinaria, svoltasi nel pomeriggio a Lugano. Anche il settore delle costruzioni, del resto, risente inevitabilmente del contesto internazionale. «Siamo consapevoli che il nostro margine di manovra è estremamente ridotto. Possiamo fare poco, se non sensibilizzare almeno i committenti pubblici sugli aumenti delle voci più rilevanti». Diverso invece il discorso per i contratti privati, per i quali ottenere adeguamenti legati ai rincari è praticamente impossibile.
Risparmi apparenti
In generale, il settore vive una fase di moderato ottimismo, almeno per quanto riguarda l’edilizia, dove le riserve di lavoro ammontano a cinque mesi. Meno positiva, invece, la situazione nel genio civile, comparto che sta attraversando maggiori difficoltà e in cui le riserve di lavoro si limitano a tre mesi.
«Il genio civile risente anche delle difficoltà finanziarie dei committenti pubblici», ha detto Bagnovini. In questi casi – ha aggiunto – la prima tentazione è quella di ridurre gli investimenti nel tentativo di contenere la spesa. Si tratta però di un risparmio solo apparente: «Quando si dovrà intervenire in urgenza, i costi finiranno infatti per essere maggiori», gli ha fatto eco il presidente Massimo Cereghetti.
Di qui l’appello alle autorità: Non abbassare la quota degli investimenti. «In questo momento di incertezza, investire significa garantire posti di lavoro e impedire che le imprese entrino in difficoltà. Non dobbiamo trasformare la crisi globale in una crisi occupazionale, che sarebbe l’effetto peggiore, perché poi questi costi ricadrebbero sui contribuenti e sui conti pubblici».
Domande di costruzione
Entrando nei dettagli della situazione congiunturale, Bagnovini ha richiamato il dato relativo alle domande di costruzione, aumentate nel 2025 rispetto all’anno precedente, sia per numero sia per valore. Un dinamismo che, invece, non si ritrova nel settore pubblico: i concorsi d’appalto pubblicati settimanalmente sul Foglio ufficiale sono infatti rimasti, nel 2025, su livelli contenuti e nettamente inferiori alla media del periodo pre-pandemico. «I primi mesi del 2026 mostrano una certa ripresa, ma saranno i prossimi mesi a dire se si tratta di un’inversione di tendenza».
A sostenere l’evoluzione positiva dell’edilizia privata ha contribuito anche la prevista abolizione del valore locativo a partire dal 2029. «Già oggi constatiamo un effetto volano. Chi esegue lavori di ristrutturazione può infatti dedurre integralmente queste spese dalle imposte, e potrà farlo almeno fino al 2029», ha spiegago Bagnivini. «Da quella data, però, sparirà il valore locativo e quindi queste deduzioni non saranno più accettate, salvo regolamentazioni specifiche su aspetti legati al risanamento energetico».
Sindacati nel mirino
Nel suo intervento, il presidente ha poi ricordato come il settore si sia dotato, recentemente, di un nuovo contratto collettivo di lavoro. Da parte padronale, ha osservato, l’approccio è stato improntato alla responsabilità e alla ricerca di soluzioni sostenibili. Cereghetti ha ricordato che il settore offre già oggi condizioni solide: un muratore qualificato con attestato federale di capacità percepisce un salario minimo annuo lordo di 75.790 franchi. Proprio per questo, la SSIC - TI giudica eccessivamente rivendicativo l’approccio sindacale e ribadisce che il partenariato sociale dovrebbe restare orientato alla salvaguardia dei posti di lavoro e alla sostenibilità del settore.
Investire nella formazione
Dal canto suo, il vicepresidente Fabrizio Bellini ha richiamato il valore strategico della formazione professionale, ricordando che il Centro di formazione professionale di Gordola celebra quest’anno il suo 50. anniversario. Bellini ha insistito anche sulla necessità di accompagnare il ricambio generazionale: nel 2024, tra i capi attivi del settore, 228 (quasi il 70%) avevano più di 50 anni.
Su questo tema è intervenuto anche Paolo Ortelli, Direttore del Centro di formazione professionale di Gordola, il quale ha richiamato il ruolo centrale della formazione quale risposta più concreta alla carenza di personale qualificato. «Si tratta di una sfida cruciale per un intero settore e, probabilmente, per l’intero Paese, che non può più essere affrontata con gli strumenti del passato. Pertanto, la formazione assume un ruolo decisivo e diventa una responsabilità strategica, perché senza formazione non c’è competenza e senza competenza non c’è futuro».
Infine, il membro dell’Ufficio presidenziale Davide Braga ha posto l’accento sulle difficoltà operative che gravano sulle imprese. In particolare, ha criticato il carattere spesso eccessivamente burocratico degli appalti pubblici, segnalando richieste documentali sproporzionate.
