Territorio

L’Accademia ripensa le valli

L’ateneo di Mendrisio ha dedicato alle valli il tema di diploma 2026 – Agli studenti è stato chiesto di ragionare sul loro sviluppo – Martino Pedrozzi: «In alcuni casi sono stati coinvolti gli enti locali: l’obiettivo è animare il dibattito» – Ora i progetti in mostra a Monte Carasso
Progetto per una azienda agricola e spazio fieristico a Pian Castro in Valle di Blenio. © Progetto di Diploma 2026 ARC-USI di Marialaura Dotoli
Francesco Pellegrinelli
20.10.2026 06:00

Riscoprire il potenziale delle valli, animare il dibattito sul loro possibile sviluppo e contrastare quelle dinamiche a cui troppo spesso vengono associate, come lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione e la progressiva perdita di servizi. È un esercizio civico a tutto tondo quello promosso dall’Accademia di architettura di Mendrisio con il corso di Diploma 2026, diretto dal professor Martino Pedrozzi. Un lavoro culminato in una mostra che verrà inaugurata giovedì prossimo allo Spazio Reale di Monte Carasso. 

Per la prima volta, le sedici valli laterali del Cantone sono state analizzate in modo sistematico dagli studenti dell’Accademia. «È la parte di territorio meno popolata, ma rappresenta pur sempre il 60-70% della superficie del Ticino», premette Pedrozzi. Il Diploma 2026 ha coinvolto sedici atelier di progettazione, ciascuno sotto la guida di un professore dell’Accademia. «Ne sono scaturiti complessivamente 130 progetti, dedicati alle caratteristiche, alle criticità e alle potenzialità delle sedici valli», spiega Pedrozzi. Ogni professore ha diretto il proprio atelier secondo un approccio metodologico autonomo. «In alcuni casi sono progetti anche molto concreti e contengono proposte che potrebbero esser riprese quasi direttamente». Per Pedrozzi, il successo dell’iniziativa si riassume però in un punto centrale: «Abbiamo dimostrato che questi territori, spesso trascurati, non solo in Ticino ma anche altrove, hanno un enorme potenziale». 

Di che progetti parliamo

Gli approcci, come detto, sono stati molto variegati. Ogni atelier ha privilegiato una sensibilità e uno sguardo diverso. In Valle di Muggio, per esempio, l’atelier del professore Jonathan Sergison si è concentrato sul patrimonio edilizio esistente, interrogandosi sulle possibilità di recuperare le architetture rurali abbandonate e sulla necessità di mantenere e rafforzare i servizi sul territorio. «Il tema della carenza di servizi si è rivelato spesso centrale, in quanto è uno dei problemi che contribuiscono allo spopolamento delle valli», commenta Pedrozzi. In Verzasca, il lavoro guidato da Valentin Bearth ha invece affrontato il tema dello sviluppo della valle partendo dal masterplan elaborato dall’Ente regionale di sviluppo, con l’obiettivo di ragionare in modo unitario sulle sue trasformazioni e sulle prospettive future. Per la valle di Blenio, Pedrozzi ha deciso di impostare il lavoro partendo dalle esigenze degli enti locali: «Ho incontrato i sindaci dei Comuni della valle, per capire quali fossero i problemi e le questioni più urgenti con cui si confrontano», spiega il professore. «Dal dialogo sono emersi diversi spunti di riflessione, poi approfonditi dagli studenti attraverso proposte progettuali concrete». Tra i temi affrontati figurano la possibilità di creare una nuova area artigianale e industriale a Malvaglia, il riutilizzo del campo sportivo di Torre e il futuro degli impianti di risalita del Nara. 

«Una passeggiata»

Più in generale, la mostra si presenta come «una passeggiata attraverso le sedici valli laterali del Cantone, dalla Valle Bedretto alla Valle di Muggio, raccontata attraverso tavole, progetti e modellini realizzati dagli studenti». Il confronto diretto con il territorio si è rivelato un’esperienza positiva, accolta con grande entusiasmo dagli studenti, spiega Pedrozzi: «Questa dimensione tangibile e concreta è stata davvero apprezzata. I pochi timori che avevo all’inizio sono stati spazzati via in pochissimo tempo. Credo che questo atteggiamento sia legato a un crescente senso di responsabilità da parte degli studenti». Una responsabilità che nasce dalla consapevolezza di quanto l’architettura incida sul territorio, ma anche del contributo che può offrire allo sviluppo di una comunità, quando è il risultato di una riflessione attenta e matura. 

Dibattito e realizzazione

L’interesse per l’esercizio ha trovato riscontro anche tra gli enti locali, laddove sono stati coinvolti nella definizione delle sfide progettuali. «L’auspicio ora è che la stessa attenzione accompagni la mostra», chiosa Pedrozzi. «Nella migliore delle ipotesi deve servire per avviare una riflessione più ampia sul futuro delle valli ticinesi». Ma quanto è concreta la possibilità che uno di questi progetti veda effettivamente la luce? Come spiega Pedrozzi, non è questo l’obiettivo immediato del lavoro di diploma. Si tratta innanzitutto di esercizi di ricerca e di visioni progettuali, che non possono essere trasferiti direttamente nella realtà senza ulteriori approfondimenti. «Più che fornire soluzioni già pronte, i progetti vogliono aprire nuove prospettive e mostrare possibilità che oggi potrebbero non essere ancora state prese in considerazione». La loro concretezza, dunque, non si misura soltanto nella probabilità di una realizzazione immediata, ma anche nella capacità di alimentare il dibattito e offrire agli enti locali nuovi spunti per le scelte future. In questo senso, a tutti gli effetti il lavoro dell’Accademia presenta un valore politico legato alla comunità: «Con questo diploma abbiamo voluto non soltanto dimostrare il nostro interesse per le valli, ma anche mostrare che le valli stesse sono interessanti. Sono state spesso considerate un fardello più che una risorsa. Eppure, i progetti dimostrano che possono offrire opportunità importanti, sia dal punto di vista economico sia per la qualità della vita quotidiana», conclude Pedrozzi. «Oggi abbiamo ancora una visione un po’ distorta delle valli. Pensiamo che siano discoste, quando in realtà non lo sono affatto. Le valli sono un potenziale».