L'accoglienza al convento continuerà

Incendio intenzionale. Questa l’ipotesi di reato sul tavolo degli inquirenti per l’incendio avvenuto venerdì pomeriggio all’ex convento dei frati cappuccini di Lugano, che attualmente ospita alcune decine di rifugiati ucraini scappati dalla guerra. Una di loro, come riporta una nota ufficiale del Ministero pubblico e della Polizia cantonale, è stata arrestata. E ora, secondo nostre informazioni, si trova in una struttura sanitaria.
In quattro all’ospedale
È successo tutto venerdì scorso verso le 17. Il rogo è partito dalla camera della donna arrestata e per fortuna, grazie alla reattività dei Pompieri di Lugano, non si è propagato al resto della struttura. Se le fiamme avessero interessato il tetto, che è in legno, forse staremmo raccontando un’altra storia. Non appena scattato l’allarme, i profughi presenti sono stati fatti evacuare. Per una ventina di loro è stata necessaria una visita medica, e quattro persone sono state portate in ospedale per accertamenti: nessuno ha riportato conseguenze gravi.
C’è stata una presa a carico?
Come abbia avuto origine di preciso l’incendio, sarà l’inchiesta a stabilirlo. Da capire quali dichiarazioni ha rilasciato o rilascerà la donna sospettata. Sempre in base a nostre verifiche, in passato aveva già avuto problemi legati al suo stato clinico. E gli inquirenti dovranno capire quando la sua salute mentale abbia influito sui fatti di venerdì scorso. Verosimilmente la Procura ordinerà una perizia psichiatrica. Un’altra cosa da capire è se le autorità competenti per l’accoglienza dei profughi, vista la situazione, avessero organizzato una presa a carico specifica della donna, oppure no.
Giustizia e «giustizia» online
Se le accuse venissero confermate, cosa rischierebbe? Il Codice penale parla di una pena detentiva non inferiore ad un anno, o a tre «se il colpevole mette scientemente in pericolo la vita o l’integrità delle persone», mentre «se dall’incendio è derivato soltanto un danno di lieve importanza», può essere decisa anche una pena pecuniaria. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, si è messa in moto come sempre la «giustizia» online. Sotto la notizia dell’arresto della donna, su Facebook, sono apparsi commenti a sfondo razziale che invocavano il rimpatrio di tutti i migranti ucraini.
Affreschi salvi
Rispondendo indirettamente agli autori di quei commenti, da noi contattata, la Fondazione Convento Salita dei Frati di Lugano ha garantito che il complesso di sua proprietà rimarrà aperto ai migranti: «L’accoglienza è garantita: non sarà quanto accaduto a cambiare le cose. Poi, al di là dei problemi che possa avere la persona responsabile, non dimentichiamoci quello che hanno vissuto i profughi fuggiti dall’Ucraina». Guardando all’edificio, che è un bene culturale protetto, i danni sono limitati ad alcune porte di un certo pregio che sono state forzate dai pompieri, la cui priorità, ovviamente, era mettere tutti al sicuro. Sono salvi, per contro, gli affreschi del corridoio che si pensava potessero essere danneggiati dal fumo e dalla fuliggine fuoriusciti dalla stanza bruciata.

