Svizzera

«L'accordo sull'elettricità va sottoposto a referendum obbligatorio»

Per la Commissione dell'energia del Consiglio degli Stati, l'accordo Svizzera-UE sull'energia elettrica rafforzerà notevolmente la sicurezza dell'approvvigionamento – Tenuto conto della portata di questa intesa, la Commissione chiede tuttavia che venga sottoposta a referendum obbligatorio, al pari degli accordi di stabilizzazione già esaminati nel plenum
© Gabriele Putzu
Ats
27.10.2026 19:53

Anche se solo grazie a un voto risicato, per la Commissione dell'energia del Consiglio degli Stati (CAPTE-S) l'accordo Svizzera-UE sull'energia elettrica rafforzerà notevolmente la sicurezza dell'approvvigionamento. Tenuto conto della portata di questa intesa, la Commissione chiede tuttavia che venga sottoposta a referendum obbligatorio, al pari degli accordi di stabilizzazione già esaminati nel plenum.

La CAPTE-S ha approvato l'accordo sull'elettricità con 6 voti a 5 e una astensione, ritenendo che esso, nonostante le riserve relative alle concessioni istituzionali che comporta, rappresenti la soluzione migliore per garantire l'integrazione della Svizzera nel mercato europeo dell'energia elettrica nonché la gestione transfrontaliera della rete.

Considerando le «profonde ripercussioni dell'Accordo sul settore svizzero dell'energia elettrica», sottolinea una nota odierna dei servizi parlamentari, con 8 voti a 4 la commissione chiede la doppia legittimazione democratica (popolo e Cantoni).

Fra gli aspetti principali dell'accordo con Bruxelles, che richiederà diverse modifiche di legge, la commissione ha stabilito, come il Consiglio federale, di accompagnare l'apertura del mercato con un servizio universale regolamentato per le famiglie e per i centri di consumo aventi un consumo annuo inferiore a 50 MWh.

Una minoranza vorrebbe che il servizio universale fosse accessibile a tutti i consumatori finali aventi un dispendio annuo fino a 100 MWh. In tal modo anche le piccole imprese che oggi rientrano nel servizio universale potrebbero continuare a trarne vantaggio.

La commissione propone inoltre che i fornitori del servizio universale possano richiedere un corrispettivo per il passaggio ogni volta che un utente esce dal servizio universale per passare al mercato libero, indipendentemente dal momento in cui tale passaggio avviene. Tale corrispettivo per il passaggio deve essere indicato in modo trasparente e non deve includere costi amministrativi.

Una minoranza vuole invece rendere possibile in qualsiasi momento il passaggio al mercato libero, ma che questo sia gratuito alla fine dell'anno.

Per la commissione, inoltre, le imprese dovrebbero poter decidere liberamente se vendere la propria energia elettrica (proveniente da impianti di produzione propri o acquistata sul mercato) nell'ambito del servizio universale o sul mercato.

Con un voto risicatissimo - 6 voti a 6 e il voto decisivo del presidente - la CAPTE-S propone di allinearsi alla proposta del Governo circa l'obbligo di ritiro e di rimunerazione conformemente alla legge federale sull'energia. La proposta abolisce in particolare le rimunerazioni minime, garantite dalla legge, per l'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili in impianti con una potenza fino a 150 kW.

Una minoranza proporrà in aula di continuare anche a prevedere rimunerazioni minime per un periodo limitato fino a fine 2035. Queste dovranno essere versate se nella media annuale i prezzi di mercato dell'energia elettrica non sono sufficienti per coprire i costi di ammortamento per i diversi tipi di impianto.

Con 6 voti a 5 e 2 astensioni, la CAPTE-S propone di proseguire a tempo indeterminato i premi di mercato per i grandi impianti idroelettrici e garantire così la loro produzione in modo sostenibile. Il motivo? Le centrali idroelettriche sono una colonna portante dell'approvvigionamento elettrico e il Paese ha un interesse strategico a conservare questa produzione, specifica il comunicato.

Una minoranza respinge tale proposta, poiché desidera proseguire i premi di mercato previsti dal diritto vigente soltanto sino a fine 2030. Ritiene che i gestori debbano assumere autonomamente i rischi legati ai prezzi e che i premi di mercato rappresentino un aiuto incompatibile con l'accordo.