L'intervista

«L’addio di Max alla F1? Tutto è nelle mani della FIA»

A poche ore dalla riunione della FIA, che dovrà decidere se introdurre modifiche ai regolamenti tanto odiati dal pilota della Red Bull, abbiamo fatto una chiacchierata con Ronald Vording, una delle voci più autorevoli del giornalismo olandese sulla F1
Da anni Max Verstappen critica i regolamenti entrati in vigore quest’anno. © Keystone/Altaf Qadri
Maddalena Buila
06.04.2026 23:31

Max Verstappen potrebbe davvero lasciare la F1 a fine stagione? È la domanda che tutti gli appassionati si pongono dopo le recenti dichiarazioni del quattro volte campione del mondo a Suzuka. In vista della riunione di giovedì della FIA, che dovrà decidere se introdurre modifiche ai regolamenti tanto odiati dal pilota della Red Bull, abbiamo fatto una chiacchierata con Ronald Vording, una delle voci più autorevoli del giornalismo olandese sulla F1.

Signor Vording, innanzitutto come sta?

«Sto bene, grazie, anche se un po’ stanco. Sono appena rientrato a casa dopo il viaggio in Giappone. È la prima volta che torno nei Paesi Bassi dall’inizio della stagione».

Seguirà tutti i GP di questa stagione?

«Quasi tutti. Verosimilmente sarò sul posto per 20 gare su 22. Magari tra una tappa e l’altra riuscirò a passare dalla Svizzera. L’anno scorso, tra il GP di Monza e quello di Baku, mi ero fermato qualche giorno a Locarno. Un posto stupendo. I miei genitori avevano già visto la Svizzera, mentre per me era la prima volta. Il clima era spettacolare, decisamente diverso dall’incessante pioggia olandese. (ride, ndr)».

Entriamo subito in medias res. Quanto è plausibile aspettarsi che a fine stagione Max Verstappen dica addio alla F1?

«Parecchio. La situazione, infatti, è diversa rispetto al passato. Qualche tempo fa Max non era pienamente soddisfatto soprattutto per le difficoltà incontrate dalla Red Bull. Due anni fa, per esempio, c’erano molte questioni politiche dietro le quinte, fra tutte la vicenda legata a Christian Horner esplosa a Jeddah e con Max schierato apertamente in difesa del padre. Insomma, un periodo complicato. Anche all’inizio dello scorso anno, nella prima metà del 2025, il team faticava sul piano delle prestazioni rispetto alla McLaren. A questo giro, però, vedo due differenze fondamentali. La prima è che la Red Bull ha ammesso di non comprendere pienamente i propri problemi. Il che è grave. Ricordo che all’inizio della scorsa stagione, Max ci diceva che mancava prestazione ma che c’erano aspetti su cui lavorare. Oggi non è così. Ma il punto centrale è un altro. Anche quando Verstappen non era soddisfatto della macchina, apprezzava comunque la F1. Magari non l’aspetto politico, ma certamente il lato sportivo. Ho l’impressione che questa sia la prima volta, dal suo debutto nel 2015, in cui non gli piaccia questo sport. Ecco perché le sue dichiarazioni sono profondamente diverse rispetto al passato e vanno prese seriamente. Se arriveranno cambiamenti importanti per il 2027, tali da restituirgli il piacere di correre, e se la Red Bull continuerà a garantirgli libertà per i suoi progetti nell’endurance, allora non ci sarebbero motivi per lasciare. Se invece la situazione resterà quella attuale, allora il rischio di un addio diventa concreto. D’altronde Max continua a ripetere che non ha più nulla da dimostrare. Non gli servono altri titoli né altri guadagni. Vuole semplicemente godersi la vita. E, al momento, dice di non divertirsi in F1».

Già tre anni fa, a ben guardare, Max aveva messo le basi per un suo possibile addio.

«È così. Nel 2023 in Austria fui io a porgli la prima domanda in conferenza stampa. Gli chiesi quale fosse la sua prima impressione sui regolamenti del 2026 dopo il primo test al simulatore. Max diede una risposta di circa due minuti dicendo che il quadro appariva piuttosto negativo. Se le cose fossero rimaste così, a Monza si sarebbe addirittura dovuto scalare marcia in rettilineo e che questa non era l’idea di F1 che aveva in mente. In queste ore quell’intervista sta facendo il giro del web. Verstappen aveva quindi già messo in guardia tre anni fa, senza che venisse ascoltato attentamente dalla F1 o dalla FIA. E così si è arrivati alle vetture attuali. Le sue critiche e le sue sensazioni su questa generazione di monoposto sono rimaste le stesse di allora. La differenza è che oggi quella previsione è diventata realtà. E, chiaramente, questa realtà non gli piace».

Un eventuale ritiro di Verstappen avrebbe un impatto enorme sulla F1 e sul bacino di fan olandesi e nel mondo
Ronald Vording, giornalista olandese per motorsport.com

Ha inoltre già corso in GT3, rafforzando l’idea che il suo interesse stia progressivamente andando oltre la F1…

«Sì. Per questo mondo Max ha due interessi. Il primo riguarda il suo team, non solo come pilota, ma anche in un ruolo più gestionale, seguendo e coordinando le attività al simulatore. È qualcosa che in futuro vuole sviluppare ulteriormente, facendo crescere la propria squadra e ampliandone l’impegno in più campionati. Il secondo aspetto riguarda appunto le sue prestazioni in GT. E ben venga che la Red Bull gli conceda questa opportunità. La ritengo una scelta intelligente. Accordargli libertà può aiutare a mantenerlo motivato e, in parte, soddisfatto. A questo proposito, è significativo quanto accaduto in Giappone. Parlando con i media dopo le qualifiche, alla domanda se fosse frustrato dalla situazione, ha risposto di essere “oltre la frustrazione e la delusione”, al punto da non sapere nemmeno più come descrivere le proprie emozioni. . A quel punto gli è stato chiesto come riesca a restare motivato, e lui ha citato proprio le corse nel GT».

Come stanno reagendo i team e le figure chiave del paddock a queste voci?

«La situazione è presa sul serio, penso che la FIA stia valutando delle soluzioni. Anche perché c’è un consenso piuttosto ampio tra i piloti. Le qualifiche, così come sono, non funzionano. Dipendono troppo dalla gestione dell’energia. Lo pensano tutti, anche Mercedes e Ferrari. Ho parlato con Charles Leclerc in Giappone e mi ha detto chiaramente che, se in qualifica prova a spingere di più o a prendersi più rischi in curva, finisce per essere più lento sul giro proprio a causa di questi meccanismi di gestione dell’energia. La FIA è quindi consapevole del problema e sfrutterà la pausa per lavorare a delle modifiche in vista di Miami».

E in gara invece?

«Qui il discorso si fa più politico. Ridurre la componente di gestione dell’energia in gara significherebbe anche togliere vantaggi ad alcuni team, come la Mercedes. E quando le squadre devono votare su questi temi, da un lato dichiarano pubblicamente di avere a cuore lo sport nel suo complesso, ma dall’altro difendono inevitabilmente i propri interessi competitivi. L’incidente accaduto a Oliver Bearman a Suzuka, tuttavia, potrebbe cambiare le cose. Prima dell’episodio, anche all’interno della FIA si riteneva che le gare fossero tutto sommato accettabili e che non servissero interventi, nonostante le critiche di Max. Dopo l’incidente molti piloti hanno invece sottolineato come le grandi differenze di velocità possano rendere la situazione pericolosa. Bearman ha quindi creato uno scenario più aperto. Resta però il dubbio che tutto questo basti a rendere davvero soddisfatto Max, perché il problema principale, la gestione dell’energia e il peso della componente elettrica, rimane. Non è possibile stravolgere semplicemente i regolamenti e tornare alle vetture del passato».

Cosa significherebbe per la F1 perdere Max Verstappen all’apice della sua carriera?

«Un suo eventuale addio genererebbe un impatto significativo. È vero che nessuno è insostituibile, ma allo stesso tempo la F1 ha sempre sostenuto di voler avere i migliori piloti al mondo sulle migliori vetture. Ed è evidente che Max Verstappen sia uno dei migliori piloti in assoluto, forse anche uno dei migliori di sempre. Perderlo vorrebbe dire non rispettare la promessa e subire un grave danno d’immagine. Poi c’è il tema degli ascolti e dell’interesse del pubblico. Nei Paesi Bassi calerebbero sicuramente in modo drastico, ma l’impatto si farebbe sentire anche a livello globale. Allo stesso tempo, però, la questione è più ampia. La F1 dovrà chiedersi quale pubblico vuole assecondare. Un tema che emerge nel paddock. Da un lato ci sono gli appassionati storici, che seguono questo sport da decenni e che criticano fortemente queste regolamentazioni. Dall’altro lato c’è una nuova generazione, più giovane, abituata a contenuti rapidi e spettacolari: per loro conta soprattutto vedere azione, sorpassi e dinamismo. È una delle domande più importanti a cui la Formula 1 dovrà rispondere».

Che impatto avrebbe, invece, nei Paesi Bassi un eventuale ritiro di Max?

«Personalmente spero ancora che non accada (sorride, ndr). Sinceramente non credo che lascerebbe a metà stagione. Non mi sembra il tipo di persona. Ha sempre detto di essere leale alla Red Bull, perché gli ha dato l’opportunità di debuttare in F1 prima ancora dei 18 anni. Dopo il 2026 chissà. Se dovesse andarsene, l’impatto nei Paesi Bassi sarebbe enorme. Faccio un esempio personale. Quando andavo a scuola, in una classe di 25 studenti, ero praticamente l’unico a seguire la F1 con mio padre. Oggi, di quella stessa classe, la seguono tutti. Dopo il debutto di Max e soprattutto dopo le vittorie, la F1 è diventata lo sport più popolare nel Paese insieme al calcio. È un fenomeno fortemente legato a una sola persona. Basta guardare Zandvoort, con il mare arancione sugli spalti. L’80-90% di quei tifosi è lì per lui. Senza Max l’interesse generale, compresi gli abbonamenti televisivi, calerebbe drasticamente».