Guerra

L'ambasciatore svizzero a Kiev: «Non siamo neutrali, siamo con l'Ucraina»

Claude Wild ha specificato: «Non siamo neutrali a livello di valori e interessi, applichiamo il diritto della neutralità, è differente»
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Ats
23.11.2022 11:17

La Svizzera non è neutrale nel conflitto in corso nell'est europeo, sostiene l'Ucraina, impegnata in una lotta contro un presidente russo, Vladimir Putin, completamente scollegato dalla realtà: lo afferma l'ambasciatore elvetico a Kiev, Claude Wild.

«Non siamo neutrali: applichiamo il diritto della neutralità, è differente», spiega il diplomatico in un'intervista andata in onda stamani alla radio RTS. «Questo vuol dire due cose: non partecipiamo a un'alleanza militare e non esportiamo armi nella zona di conflitto, nemmeno per sostenere la vittima. Questa è la neutralità. Ma a livello di valori e interessi non siamo neutrali. Siamo per il rispetto del diritto internazionale e questo è stato violato dalla Russia in Ucraina. Quello che fa l'Ucraina è legittimo, ciò che compie la Russia è illegale e illegittimo. Quindi siamo chiaramente dietro alla posizione dell'Ucraina».

Wild parla di «guerra d'aggressione», frutto della «volontà di un uomo e della sua piccola piramide di potere, un uomo visibilmente non più collegato con quello che deve essere la civilizzazione europea nel 21esimo secolo». «Il 24 febbraio sono state superate tre linee rosse dalla Russia, cosa che mostra come sia sconnessa dal mondo della civilizzazione: l'aggressione, la narrativa che giustifica l'aggressione, completamente menzognera, e il modo di condurre la guerra, in violazione totale del diritto internazionale umanitario e di tutto quanto la Russia ha firmato per far parte della casa europea».

Il 58enne, che era a Kharkiv quando sono cadute le prime bombe nove mesi or sono, ha parlato anche della vita che continua nel Paese. «Bisogna rimanere professionali e non ci si deve far inquinare la vita dal terrorismo - si può chiamare così - sui civili imposto dal modo in cui la Russia conduce la guerra in Ucraina».

«È una tattica, una strategia di guerra», prosegue Wild a tal proposto. «È allarmante perché in qualche modo la Russia dice: portiamo avanti una strategia di guerra in violazione del diritto internazionale umanitario. È molto raro vedere uno stato che lo mostra così apertamente. Perché prendere di mira le infrastrutture energetica significa puntare alle capacità di sopravvivenza dei civili».

Secondo Wild «ci sono tre fronti, quello economico, quello militare e quello sociale e su tutti e tre la Russia conduce la guerra». Visto che sul piano militare gli obiettivi non sono stati raggiunti, la strategia di Mosca è quella di distruggere la «formidabile capacità di resilienza e di resistenza» ucraina. «Siamo ammirati dalla risorse di questo popolo».

Riguardo alle voci che si levano per un'interruzione dei combattimenti, il diplomatico si chiede «quali siano queste voci e quale sarebbe il prezzo che dovrebbe pagare l'Ucraina». Le idee portate avanti da alcuni generali americani, di fermarsi prima dell'inverno, non trovano d'accordo l'intervistato. «Sono a 6.000 chilometri di distanza, magari è la cosa migliore secondo loro, ma non certo per l'Ucraina». La Russia auspica infatti una capitolazione, o una capitolazione parziale. «E se si entra in questa logica diamo un premio all'aggressione, non può essere il risultato. L'Ucraina lo sa bene. Vuole capitalizzare di più sul terreno e ne ha i mezzi, cosa che fra l'altro è sorprendente».

E la Crimea? «A livello internazionale è chiaro, si tratta di un territorio ucraino», risponde l'ambasciatore nato a Losanna. «Ci sono dei principi, c'è il diritto internazionale, che è stato violato massicciamente da un aggressore chiaramente definito, la Russia. Immaginate cosa succederebbe da noi. Sacrificheremmo una parte del nostro territorio perché qualcuno a 6.000 chilometri ritiene che sia più saggio? È una decisione che compete agli ucraini», conclude.

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