Lampedusa riaccende le polemiche: «Ma lo scaricabarile non è un alibi»

Mentre il Comune di Lampedusa proclama lo stato di emergenza («Siamo allo stremo, aiutateci»), la questione migratoria torna ad infiammare la politica europea e italiana, con accuse e rimpalli reciproci. Secondo i dati del Viminale (aggiornati ieri mattina), negli ultimi quattro giorni sono sbarcati sull’isola 10.071 migranti, più degli abitanti di Lampedusa stessa, metà dei quali solamente il 12 settembre (5.018). «Per tre giorni è stato un flusso continuo di piccole imbarcazioni provenienti per la maggior parte da Tunisia, Guinea e Costa d’Avorio», osserva al CdT il giornalista di Radio Radicale Sergio Scandura, che da anni monitora la situazione sulle coste siciliane. Uno sciame di barchini in ferro, che ha messo sotto pressione Croce Rossa, Protezione civile, impiegati comunali, poliziotti e semplici cittadini. «Le vedette della guardia costiera italiana non riescono a soccorrere tutte le imbarcazioni. Molte di queste sono arrivate sulla costa, chi direttamente nel porto, chi sulle spiagge». Il parroco di Lampedusa parla di «situazione drammatica, apocalittica, soprattutto se manca l’acqua», come ci conferma Scandura: «È la prima cosa che chiedono quando arrivano e purtroppo dobbiamo constatare che il Governo non si è preparato per tempo». Governo che ieri ha alzato i toni della discussione puntando il dito contro l’Europa: «I ricollocamenti (verso altri Paesi, ndr.) sono stati pochissimi e, comunque, sono una coperta di Linus. La questione è come fermare gli arrivi in Italia», ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Parole che nella bocca del vicepremier Matteo Salvini sono diventate dichiarazioni di fuoco: «Quando ti arrivano 120 mezzi non è un episodio spontaneo, ma è un atto di guerra. Per la società italiana questo è il collasso, non è solo un problema di Lampedusa».
Narrazioni e dati
Sui media nazionali italiani la narrazione assume forme diverse: chi punta sulle tensioni create dai migranti accalcati nel porto - alcuni ieri sono scappati dall’hotspot - chi sugli sforzi eroici di volontari e professionisti che da giorni offrono assistenza medica in questa «frontiera europea dimenticata dall’Europa». «Bruxelles ha le sue responsabilità, ma non tutte», replica Scandura: «Sarebbe troppo semplice scaricare tutte le colpe sull’Europa». Questo vale per il Governo Meloni, come per i precedenti, aggiunge il giornalista: «Lampedusa da sola non può fare da spugna, ma il rimpallo delle colpe, il gioco dello scaricabarile, è l’arma di sempre e non deve valere». Scandura, due critiche all’indirizzo dell’UE, le formula comunque, chiamando in causa la politica dell’esternalizzazione, recentemente applicata nel Memorandum d’intesa con la Tunisia. «È un modello che non funziona e lo dimostra la storia. Di fronte a un’Europa che sta vivendo il fenomeno migratorio con ostilità e isteria, questa scelta di appaltare la gestione della migrazione a dittatori o milizie non fa che produrre effetti contrari». Scandura cita il proprio Memorandum: «Il presidente Kais Saied, come già Erdogan e Gheddafi, utilizza l’arma del ricatto per ottenere dall’Europa quanto gli è stato promesso. Oggi la Tunisia è un Paese insolvente e la pressione sui confini italiani è un mezzo per conseguire un fine». Seconda critica. Per alleviare la pressione sull’isola, Scandura sostiene che «l’Europa dovrebbe attivare una missione navale, che dia soccorso in mare ai migranti e aiuto alla guardia costiera italiana», qualcosa insomma sul modello di Mare Nostrum, la vasta missione di salvataggio della marina italiana attuata nel 2013. Lo stesso sindaco di Lampedusa Filippo Mannino ha ribadito «la necessità di bypassare l’isola con le navi in rada, fornendo aiuto e sostegno a un’isola che in questi mesi è sotto un forte stress». Mannino ha parlato di «sconfitta dell’Europa, di un sistema che lavora sempre in emergenza e che non mette mai in atto le reali e vere politiche migratorie».
Stando ai dati del Viminale (aggiornati ieri) gli sbarchi in Italia da inizio anno hanno raggiunto quota 125.928 unità, oltre il doppio rispetto al 2022 (66 mila) e il triplo rispetto al 2021 (42 mila). «Meno rispetto al 2015 (170 mila) e al 2016 (180 mila)», fa però notare Scandura. Eppure, 125 mila sono tanti. «Certo sono numeri importanti, a cui non eravamo più abituati. Comunque, le domande di asilo presentate in Germania, Francia e Spagna sono superiori». Secondo Scandura il vero problema dell’Italia risiede nell’incapacità di «siglare un patto con il migrante; di valorizzarlo umanamente ed economicamente». Ad ogni modo, conclude Scandura, «questa è un’emergenza umanitaria, non di sicurezza, e del resto, se Francia e Inghilterra non riescono a controllare 80 chilometri di Manica, mi chiedo chi ha la presunzione di poter controllare 2.500 chilometri di costa nordafricana. È una velleità. Bisogna avere l’onestà di dire, come disse Mario Draghi, che è un fenomeno ineluttabile».
Riforma al palo
Sulla questione Lampedusa ieri è intervenuto anche l’ONU. «Gli sforzi non possono essere fatti solo dai Paesi di primo arrivo ma devono essere condivisi, questo è un problema dell’UE e ci devono essere meccanismi di solidarietà», ha dichiarato il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, rispondendo a una domanda sull’emergenza migranti a Lampedusa. Dichiarazione che segue l’annuncio di Francia e Germania di volere chiudere le porte all’Italia. Il ministro dell’Interno francese ha annunciato l’intenzione di voler «blindare» il confine tra Mentone e Ventimiglia, sostenendo che è stato registrato «un aumento del 100% dei flussi». Da Berlino, invece, è arrivato lo stop ai processi di selezione dei richiedenti asilo che giungono in Germania dall’Italia nell’ambito del «meccanismo di solidarietà volontaria». Potranno riprendere, ha spiegato un portavoce del ministero dell’Interno, non appena torneranno a esserci trasferimenti di migranti verso l’Italia sulla base del regolamento di Dublino.
A gettare acqua sul fuoco delle relazioni incrociate, ieri, sono arrivate anche le parole della presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen: ««Il nostro lavoro sulla migrazione si basa sulla convinzione che l’unità sia alla nostra portata. Un accordo sul patto non è mai stato così vicino. Il Parlamento e il Consiglio hanno l’opportunità storica di superarlo. Dimostriamo che l’Europa può gestire la migrazione in modo efficace e compassionevole».
Intanto però la riforma è ferma al palo: «È un film già visto», ricorda Annalisa Camilli, giornalista per Internazionale e scrittrice. «Francia e Germania accusano l’Italia di non rispettare in tutti i suoi elementi l’accordo di Dublino, che andrebbe comunque riformato. Il punto vero è però politico: all’orizzonte ci sono una serie di elezioni nei Paesi dell’Unione e, l’anno prossimo, ci saranno le Europee. Bruxelles sta uscendo malissimo dalla questione migratoria, diventata in questi anni lo specchio dei peggiori egoismi nazionali. È evidente che l’Italia, da sola, non può farsi carico della quasi totalità dei flussi. Come del resto non poteva farlo la Grecia nel 2015. Sono trascorsi anni di grande criminalizzazione del fenomeno, e il punto di arrivo - una soluzione pragmatica - ancora non si vede. Questa polarizzazione estrema, a ben vedere, suona molto come la fine dell’Europa stessa».
