L’appello dei produttori: «Più vino locale agli eventi»

I produttori ticinesi di vino apparecchiano il tavolo del bilancio del 2025. Ma non c’è molto per cui brindare. «Quella passata è stata la vendemmia più esigua degli ultimi 25 anni», dice infatti il presidente di Federviti, Davide Cadenazzi. Le condizioni meteorologiche, segnate da piogge persistenti, hanno inciso in modo determinante sulla produzione. Un calo significativo che si inserisce in un contesto già fragile, tra diminuzione dei consumi, cambiamento delle abitudini e incessante concorrenza dei vini esteri. Eppure, nonostante le criticità, emerge anche qualche segnale positivo. A livello economico, dopo anni in perdita, Federviti è riuscita a chiudere i conti senza disavanzi. «Non stiamo parlando di grandi cifre, ma siamo riusciti a invertire la tendenza. Questo non può che rallegrarci, perché significa che la strada imboccata è quella giusta», osserva Cadenazzi. Un risultato ottenuto grazie al contenimento dei costi e a un lavoro mirato «per ampliare la base dei soci, un obiettivo che porto avanti da quando sono stato eletto», sottolinea il presidente.
La politica agricola
In occasione dell’assemblea che si tiene quest’oggi a Biasca, tra i temi spicca però anche la riorganizzazione interna della federazione: «Federviti non può più essere gestita da una sola persona, in questo caso il sottoscritto. Per questo motivo, discuteremo l’ipotesi di una distribuzione più chiara dei compiti e delle responsabilità. Su tutte, quella di avere una figura che si occupi principalmente delle finanze», sottolinea Cadenazzi. «L’obiettivo è migliorare l’efficienza, oltre a garantire all’associazione una maggiore incisività nelle sfide del settore». A proposito di sfide, negli ultimi anni una parte importante delle energie è stata assorbita dal patentino fitosanitario, un’autorizzazione speciale diventata obbligatoria per tutti i viticoltori in Ticino, inclusi gli hobbisti. Una partita che si può considerare vinta, visto che «grazie al nostro lavoro svolto a livello cantonale e nazionale, è stata ottenuta una deroga che consentirà ai viticoltori ticinesi di accedere ancora, fino al 31 dicembre 2026, al sistema formativo precedente. È un risultato importante perché ha permesso di dare più tempo a tutto il settore per adeguarsi», spiega Cadenazzi. Parallelamente, Federviti è tornata a svolgere un ruolo attivo anche sul piano della politica agricola, rafforzando il dialogo con la Sezione dell’agricoltura e con i servizi tecnici del Cantone: «Oggi c’è un clima costruttivo e lavoriamo meglio». L’obiettivo è evitare gli squilibri osservati in altri cantoni svizzeri, protagonisti di situazioni paradossali: vigneti estirpati o uve non colte per mancanza di spazi di raccolta del prodotto. «In Ticino siamo stati lungimiranti - osserva Cadenazzi - introducendo già da tempo limiti produttivi che hanno garantito un certo equilibrio».
Una vetrina per il territorio
Un altro argomento che verrà discusso durante la riunione riguarda la valorizzazione del vino ticinese. In questo senso, Federviti intende portare il tema anche a livello politico, chiedendo maggiore attenzione al consumo di prodotti locali: «Penso alle grandi manifestazioni pubbliche: non è logico che durante eventi che attirano molti visitatori vengano proposti vini e prodotti principalmente esteri», afferma Cadenazzi. «Il vino ticinese dovrebbe fungere da vetrina, come un vero e proprio biglietto da visita per il territorio». Il tema, sebbene possa essere circoscritto all’ambito alimentare, tocca indirettamente anche aspetti più ampi, per esempio quelli legati al ruolo della viticoltura nel mantenimento del paesaggio. «Se lasciassimo andare la natura, anziché contenerla, l’avanzata del bosco sarebbe inevitabile», osserva il presidente. «Ne risentiremmo anche a livello paesaggistico, visivo e dunque turistico». A pesare sul settore vi sono infine anche un cambiamento culturale nei consumi e, talvolta, una crescente diffidenza verso il vino. A questo proposito, il presidente ricorda il valore simbolico della bevanda: «Sempre più spesso, si tende a demonizzare il prodotto, dimenticando che il vino è parte integrante della nostra tradizione e della nostra cultura».
