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L'assemblea della CORSI: tra il voto dell'8 marzo e le sfide future

Al Palazzo dei Congressi, l'annuale assemblea della società che rappresenta il pubblico della RSI
©Chiara Zocchetti
Matteo Generali
09.05.2026 18:30

L’annuale assemblea della CORSI quest’anno aveva un sapore diverso. Sì, perché a poco più di due mesi dalla votazione sull’iniziativa «200 franchi bastano!» la stessa assemblea avrebbe potuto avere tutt’altro tono. Invece l’iniziativa, non senza polemiche durante tutta la campagna, è stata bocciata. «In Vallese, il mio cantone d’origine, anche le vacche discutono», ha sdrammatizzato il presidente della SSR Jean-Michel Cina.

Durante l’incontro, presieduto dalla presidente SSR CORSI Giovanna Masoni Brenni, si è dapprima discusso dell’esito dell’iniziativa sulla riduzione del canone: «La votazione dell’8 marzo aveva i tratti della missione impossibile e invece ce l’abbiamo fatta», ha esordito la presidente. Un risultato importante, anche se, ricorda Masoni Brenni «l’analisi dovrà tenere conto anche di quel 47% che ha votato diversamente». La presidente non ha però voluto limitarsi alla celebrazione. «Non abbiamo avuto tempo di festeggiare, perché il momento è molto delicato per l’azienda». Preoccupazione, è uno dei termini più ripetuti: «Nelle società regionali, nelle unità aziendali, nel pubblico, nella Svizzera italiana, c’è preoccupazione, non possiamo non vederla. Ed è data essenzialmente da due ragioni: la prima è la trasformazione del mondo dei media, dalla distribuzione alla trasformazione digitale. Così come dalle ristrettezze finanziarie che ci sono state imposte dalla politica, malgrado l'ottimo voto dell'8 marzo». L’altro tema invece è di natura strutturale, nello specifico tocca la «ripartizione delle risorse, una riduzione importante». Non da ultimo, il discorso della verticalizzazione, in sostanza lo spostamento di tutta la RSI a Zurigo: «Sono presidente da due anni e inizialmente il progetto era la centralizzazione totale, oggi siamo arrivati a una parziale verticalizzazione che riguarda quasi metà dell’azienda, dunque un cambio importante, ma senza uno spostamento di posti di lavoro».

Il presidente SSR

Dopodiché è stato il turno di Jean-Michel Cina, presidente SRG SSR. L’8 marzo, ha esordito, la CORSI ha raggiunto «un traguardo che ancora l’anno scorso sembrava impensabile: il rifiuto dell’iniziativa “200 franchi bastano” con il 53,3% dei voti. Se si pensa alle 29’000 firme raccolte in Ticino a favore dell’iniziativa, questo risultato acquisisce un valore ancora maggiore». Poi il quadro nazionale: in questo senso, il rifiuto dell’iniziativa assicura l’esistenza della SSR, «ma non cancella il mandato di risparmio del Consiglio Federale: 270 milioni entro il 2029», ha precisato Cina. Da qui il progetto di trasformazione «Enavant» che farà della SSR un’azienda più compatta, flessibile e digitale, e che dovrà gioco forza collaborare di più tra le varie strutture regionali. Alcuni settori, infatti, saranno verticalizzati a livello di gruppo, tra cui risorse umane, tecnologia, sport e fiction. Mentre SRF, RTS, RSI e RTR manterranno la responsabilità di cultura, società, intrattenimento, musica, informazione e formazione. «Per me, così come per il Consiglio d’amministrazione, la dimensione regionale è indispensabile», ha assicurato Cina.

270 milioni in 3 anni

L’assemblea, infine, si è conclusa con l’intervento del direttore della RSI, Mario Timbal: «Innanzitutto, un grazie a tutti i miei colleghi che hanno lavorato sotto pressione, forse invisibile da fuori ma che a Comano si sentiva forte. Ogni giorno». Senza la mobilitazione nella Svizzera italiana «oggi non saremmo qui a discutere in questi termini». Timbal ha però invitato a non archiviare il voto come una semplice vittoria. «Sarebbe un errore pensare che tutto finisce qui. Questo voto chiude una fase, ma ne apre subito un’altra. Più difficile». E in questo senso, il progetto Enavant nasce da due esigenze: «Da un lato quella di ultimare la transizione da media lineare, dunque classico, a uno principalmente digitale. La seconda prerogativa, invece, è di risparmiare 270 milioni per dare seguito alla decisione del Consiglio federale. Tutto questo senza tradire il DNA della SSR». Quindi, i temi discussi anche da Masoni Brenni e Cina, come le preoccupazioni rispetto agli equilibri interni «legittimi», il ruolo delle regioni, la RSI all'interno della SSR e i posti di lavoro: «Sono temi sensibili quando un'azienda decentralizzata come la nostra deve risparmiare. È chiaro: la centralizzazione sarebbe la via più facile, ma sarebbe sbagliata poiché andrebbe a modificare la nostra ragione d'essere. Ad ogni fase del progetto Enavant, l'obiettivo è stato quello di trovare il migliore equilibrio, sapendo che il cambiamento non è opzionale: è necessario. Dal primo aprile alcuni settori sono già stati verticalizzati. E dunque si lavorerà maggiormente insieme ai colleghi d’oltralpe. Quella che invece non cambia è una forte autonomia editoriale regionale. Informazione, cultura, intrattenimento, musica, società e formazione manterranno questo ancoraggio, necessario per avere un servizio pubblico vicino al territorio». E in vista del 2029, il segreto è concentrarsi anno per anno, tanto che, conclude Timbal: «Sostanzialmente per il 2027 non dobbiamo aspettarci a una riduzione dell'offerta. Non prevediamo di eliminare programmi né tantomeno canali. Poi fino al 2028 e 2029 dovremo continuare a risparmiare, ma nel frattempo avremo indicazioni più precise sulla nuova concessione; quindi, sarà più facile orientare l'offerta in modo mirato».