In positivo

Le arzille nuotatrici che puliscono i fondali

Un gruppo di anziane del Massachusetts è finito sul New York Times per un'iniziativa di volontariato che sfida i limiti dell'età e della natura
Prisca Dindo
06.09.2026 06:00

Nome in codice: OLAUG, acronimo di Old Ladies Against Underwater Garbage, che in italiano significa «vecchiette contro la spazzatura sott’acqua». Età: dai sessantaquattro anni in su. Segni particolari: essere ottime nuotatrici, non aver paura di spostare pesi e provare un amore sconfinato per la natura. Stiamo parlando di un gruppo di arzille signore del Massachusetts, che di recente sono finite sulla prima pagina del New York Times.  

Il merito di tanta gloria è da attribuire alla loro dedizione per la salvaguardia di Cape Cod, la lingua di sabbia in bilico sull’Atlantico che lo scrittore Henry David Thoreau definì a metà Ottocento «luogo dell’anima americana». La squadra di nuotatrici amatoriali finita sul quotidiano più importante d’America opera senza sosta da Falmouth a Chatham, raccogliendo montagne di spazzatura dai fondi degli stagni d’acqua dolce che puntellano la regione. «Sono ecosistemi delicati popolati da tartarughe, rane, insetti, uccelli e piante, la cui sopravvivenza dipende l’una dall’altra. Se lanciamo rifiuti, li condanniamo a morte. Ecco perché abbiamo deciso di reagire, rastrellando i fondali» si legge sul loro sito.

Lattine di birra, palline da golf, esche da pesca, giocattoli, cappelli, giacche, scarpe e, occasionalmente, pneumatici, cellulari. Alla fine delle loro immersioni, c’è il ben di Dio nelle loro ceste. Le foto che pubblicano dopo ogni intervento sono eloquenti. Nulla le ferma: né la fatica né lo stare a lungo sott’acqua. Tantomeno l’età. Anzi. «La più grande risorsa sottoutilizzata negli Stati Uniti è rappresentata proprio dalle donne come noi, over sessantacinque. Siamo in forma e quando sposiamo una causa la portiamo avanti fino in fondo. Siamo donne tenaci, felici di dare il nostro contributo per la salvaguardia della natura» spiega risoluta Susan Baur, ottantasei anni, di North Falmouth. È lei il deus ex machina dell’associazione.

Prima di fondare Old Ladies Against Underwater Garbage, Susan era una psicologa. Anni di nuotate serali in solitaria negli stagni di Cape Cod l’avevano resa un’appassionata delle tartarughe locali. Le vedeva nuotare in mezzo ai rifiuti e decise di intervenire. Prima da sola. Poi aiutata dalle amiche. Così formalizzarono l’iniziativa, scelsero il nome e definirono i requisiti di ammissione: le socie dovevano avere almeno sessantaquattro anni, essere in grado di nuotare per ottocento metri in meno di mezz’ora e di immergersi in apnea fino a due metri e mezzo di profondità. «Non sapevamo cosa stessimo iniziando. Pensavamo che stessimo solo pulendo degli stagni, invece…». Invece il successo fu importante. I media locali diedero ampio spazio alla loro iniziativa, fino ad arrivare al New York Times. Attualmente OLAUG conta ventotto membri e la lista d’attesa è lunga. Ad oggi stimano di aver rimosso quasi tremila chilogrammi di rifiuti dagli stagni di Cape Cod. Al New York Times hanno dichiarato che questa attività di volontariato ha trasformato le loro vite. Dicono di essere diventate più forti, perché costrette a farlo, per poter sollevare pesanti rifiuti dal fondo degli stagni e caricarli sui kayak. Inoltre hanno stretto nuove amicizie. Alcune hanno alle spalle anni di solitudine, altre malattie debilitanti e grazie a questa attività hanno iniziato una seconda vita.

Robin Melavalin, 69 anni, che ha scalato il Kilimangiaro due volte, ha raccontato al quotidiano statunitense che prima di unirsi al gruppo aveva una certa paura degli stagni e della loro torbidità. Ma quando ha indossato per la prima volta maschera e boccaglio e si è immerso per raccogliere rifiuti è cambiato tutto. «Ho scoperto che nei laghi e negli stagni si nasconde un vero paradiso sottomarino», ha affermato entusiasta. Oggi le militanti di OLAUG puliscono una ventina di stagni all’anno e, ormai, hanno perfezionato la procedura. Ogni specchio d’acqua viene ispezionato per verificare la presenza di rifiuti e, prima di ogni immersione, analizzano i livelli di alghe blu-verdi nocive. Lo fanno senza pretendere né compensi, né medaglie. Solo la certezza, come dice Diane Hammer, 70 anni, «che sul fondo degli stagni tartarughe e pesci le stiano applaudendo».

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