“Le banche svizzere disturbano Wall Street”

Antonio Foglia è economista e banchiere.
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La classifica del Financial Secrecy Index 2015 di Tax Justice Network ha visto gli Stati Uniti salire al terzo posto scavalcando Singapore. Proprio il Paese che ha attaccato il segreto bancario nel mondo e ha spinto per un sistema di trasparenza globale sta quindi andando nella direzione opposta. Come se lo spiega?
«Gli Stati Uniti hanno da sempre un atteggiamento imperialistico. Da un lato tendono ad estendere la competenza del proprio ordinamento giuridico e fiscale ben oltre i confini nazionali, e dall'altro rifiutano qualsiasi ingerenza esterna. Ed il loro ordinamento interno, attento ai valori condivisibili della costituzione, offre una tutela della riservatezza sui risparmi dei cittadini stranieri che altrove gli accordi internazionali hanno distrutto».
In questa guerra intrapresa dagli Stati Uniti contro il segreto bancario c'è un'inedita alleanza tra i democratici e le banche di Wall Street. Qual è il vero obiettivo del presidente Obama? Gli Stati Uniti, stando anche ai magri risultati dell'ultimo programma internazionale di regolarizzazione fiscale, stanno forse facendo anche una guerra commerciale alle banche straniere per favorire i gruppi americani?
«Non credo alle teorie complottistiche che presuppongono un controllo sugli esiti di vicende complesse che va oltre quanto è oggettivamente possibile. Piuttosto vi è stata la confluenza sfortunata di fattori diversi. C'era il fastidio di Wall Street per la concorrenza delle nostre grandi banche, c'erano le fantasie sugli importi sottratti al fisco USA che erano invece molto modesti. E c'era l'ingenua idealizzazione della trasparenza fiscale su scala planetaria che entusiasmava i Democratici e tutti i politici perennemente a caccia di risorse. Il tutto ha trovato una resistenza molto poco convinta perfino in Svizzera dove hanno prevalso la paura dell'isolamento politico e l'allineamento acritico sui nuovi standard del "politicamente corretto"».