Politica

Le bordate di Marchesi al Centro: «Non è più un alleato borghese»

Il presidente UDC, davanti al Comitato cantonale, ha duramente criticato il partito di Fiorenzo Dadò: «È il cavallo di Troia dello statalismo»
© CdT/Gabriele Putzu
Martina Salvini
03.02.2026 21:05

«Il fronte borghese sta cedendo». Non ha usato mezzi termini, questa sera in occasione del Comitato cantonale riunito ad Arbedo, il presidente dell’UDC Piero Marchesi. Nel mirino sono finiti i partiti di centro, soprattutto quello guidato da Fiorenzo Dadò. «La colpa non è della sinistra, che fa il suo mestiere, ma di chi, quando è in dubbio, finisce sempre per spostare l’asse a sinistra», ha sottolineato Marchesi, puntando il dito proprio contro il Centro. Un partito che oggi, secondo il presidente democentrista, «non è più un alleato borghese». Anzi, «è il cavallo di Troia dello statalismo».

Invece, ha tenuto a chiarire Marchesi, non è così che si aiuta il ceto medio: «Ogni nuova spesa votata con la sinistra, ogni rinuncia al rigore finanziario, ogni “buona intenzione” senza coperture porta a una sola conseguenza: più tasse domani». Un esempio? Gli assegni familiari - il cui aumento è stato bocciato la scorsa settimana in Parlamento - che potrebbero essere presto oggetto di un’iniziativa popolare per portarli dagli attuali 215 franchi ad almeno 250. Un’idea - rilanciata dal PS - che sembra trovare l’interesse del Centro. «Decine di milioni promessi, zero chiarezza su chi paga. Così non si aiutano le famiglie; così si prepara il conto», ha avvertito Marchesi.

L'appello a PLR e Lega

Spostando l’attenzione sulle stime immobiliari, invece, il presidente ha ribadito che devono essere i cittadini a esprimersi. «Si deve andare al voto. La sinistra sogna di mettere le mani nelle tasche dei cittadini con un salasso di 400 milioni di franchi all’anno sui proprietari di casa ticinesi. È un’espropriazione mascherata da aggiornamento tecnico». E se la speranza dell’UDC è che «il Centro non finisca, anche in questa occasione, per schierarsi con la sinistra e contro i cittadini», l’appello è rivolto anche a PLR e Lega. «Questo non è il tempo dei tatticismi, ma quello delle scelte», ha avvertito Marchesi. Eppure, il PLR «parla di liberalismo, ma difende tasse inutili (combattendo l’iniziativa “200 franchi bastano”) e frena spesso su nuovi sgravi per famiglie e aziende». Mentre la Lega «alterna buone battaglie a silenzi incomprensibili».

Per Marchesi, tuttavia, deve essere chiaro a tutti che «o il fronte borghese si ricompatta attorno a una linea liberale e conservatrice, con l’UDC come perno, oppure la ventata socialista travolgerà tutto». Di qui, l’appello a PLR e Lega: «Uniamoci - senza se e senza ma - sui temi per difendere cittadini, contribuenti, famiglie e aziende. Chi oggi resta nel mezzo e tentenna, domani sarà corresponsabile di più tasse, più Stato e meno libertà». In questo contesto, – nel quale «il fronte borghese perde pezzi» –, l’UDC vuole essere «l’argine contro nuove tasse, spesa, debito e uno Stato che invade tutto».

«Il Centro, contraddizione di sé stesso»

Marchesi ha poi ringraziato Sergio Morisoli - «lo stratega del nostro gruppo» - che ha recentemente lasciato il ruolo di capogruppo. «Se qualcuno pensava sparissi dalla scena si sbagliava di grosso. Siamo passati dal 4% al 15% delle ultime elezioni federali, ora meritiamo davvero di avere qualcuno in Governo», ha detto Morisoli. Dal canto suo, il nuovo capogruppo Alain Bühler ha ricordato il contesto difficile delle finanze cantonali. «Sentiamo spesso i partiti invocare la responsabilità, salvo poi proporre un poker di iniziative per favorire la natalità, in barba alla situazione finanziaria del Cantone. Mi riferisco al Centro, che è ormai la contraddizione di sé stesso. Siamo orfani di uno degli attori che avrebbe dovuto tenere ben salda la nave dal profilo del rigore finanziario».

«Svizzera sotto attacco»

Dalla politica cantonale, il presidente Marchesi è quindi passato a quella federale, evidenziando come la Svizzera si trovi «sotto attacco». «Abbiamo visto Donald Trump a Davos attaccare la Svizzera. Si può criticarlo. Ma non è accettabile l’atteggiamento di chi prima sorride e stringe mani - i consiglieri federali Ignazio Cassis e Karin Keller-Sutter - e poi critica quando l’interlocutore è di rientro a casa. È opportunismo politico». E le critiche non sono mancate nemmeno per l’atteggiamento del Consiglio federale di fronte alle polemiche italiane dopo Crans-Montana: «Ci saremmo aspettati una risposta molto più ferma. Una cosa è la cooperazione giudiziaria, un’altra è l’ingerenza politica».