Le mucche sono più intelligenti di quanto si pensasse

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Current Biology ha rimesso in discussione quanto finora noto sulle capacità cognitive dei bovini: una mucca particolarmente dotata è stata in grado di utilizzare consapevolmente e in modo mirato il manico di una scopa per grattarsi.
A rendere attenti sull'intelligenza inesplorata delle mucche è stato il comportamento anomalo di Veronika, una Bruna alpina di 13 anni che pascola in un campo nel comune austriaco di Nötsch im Gailtal, in Carinzia, e che è diventata oggetto di studi da parte dei ricercatori dell'Università di medicina veterinaria di Vienna, finanziati dalla fondazione svizzera Messerli Stiftung.
L'agricoltore biologico Wittkar Wiegele non ha mai considerato la sua Veronika una semplice mucca da allevamento, bensì un animale domestico da compagnia, e dalle doti che raramente si associano ai bovini. È infatti in grado di afferrare da terra con la propria lingua rami, bastoni e persino scope per grattarsi in punti del corpo difficili da raggiungere.
«Il comportamento di Veronika mostra quanto tendiamo a sottovalutare animali ai quali semplicemente non attribuiamo certe capacità», spiega la responsabile dello studio, Alice Auersperg. E nell'immaginario collettivo «per molto tempo si è quasi automaticamente dato per scontato che i bovini fossero stupidi», ha affermato la biologa cognitiva in un'intervista all'agenzia Keystone-ATS. In tedesco esiste infatti l'espressione «dumme Kuh» (stupida mucca), un insulto che col tempo è diventato un luogo comune.
La ricercatrice austriaca, che ha pubblicato un libro sull'intelligenza degli animali, si è recata in Carinzia dopo aver ricevuto un video che immortalava le doti di Veronika. «Con riprese di questo tipo siamo sempre molto cauti», spiega Auersperg. «Sopratutto nell'era dei deepfake non si può mai essere certi che simili video siano autentici», afferma la ricercatrice. «Credevo che ci sarebbero voluti uno o due giorni prima di osservare questo comportamento», racconta la biologa. «E invece, non appena raggiunto il pascolo, nel giro di pochi secondi Veronika ha afferrato un bastone con la lingua e ha iniziato a grattarsi».
Nel corso di un esperimento, i ricercatori hanno prestato alla mucca uno spazzolone e hanno potuto constatare che l'esemplare impiegava le setole rigide per raggiungere le estremità più ampie del corpo, come il dorso, e ruotava poi il manico per sfregarsi con la punta zone più sensibili e morbide, come l'addome o la mammella.
«È stato in quel momento che abbiamo capito che la mucca stava usando lo spazzolone come uno strumento multifunzionale». Secondo gli autori, un impiego sistematico delle diverse proprietà di un singolo oggetto per funzioni diverse era stato finora documentato in modo comparabile e costante solo negli scimpanzé.
Tuttavia, ha precisato Auersperg, l'utilizzo di arnesi rivolti verso il proprio corpo, come in questo caso, è considerato cognitivamente meno avanzato rispetto all'uso di strumenti per interagire con l'ambiente circostante, come fanno ad esempio gli scimpanzé quando «pescano» termiti dai nidi con dei ramoscelli. Ciò nonostante, la duttilità e la raffinatezza tecnica dimostrate da Veronika sono notevoli per un bovino, ha sottolineato la ricercatrice.
Per approfondire il tema con ulteriori studi, «invitiamo chiunque osservi comportamenti simili nelle mucche, ma anche in altri animali da reddito, come maiali o pecore, a contattarci», ha detto la ricercatrice. Le capacità cognitive degli animali da allevamento, infatti, sono state finora poco documentate. «È quasi assurdo che ci siamo interessati così poco a questi animali, pur convivendo con loro da così tanto tempo», ha osservato la biologa.
Secondo Auersperg, il caso di Veronika mette in discussione le nostre percezioni sull'intelligenza animale. «Molte capacità restano invisibili perché non le ricerchiamo, soprattutto negli animali che valutiamo quasi esclusivamente in base alla loro utilità per l'essere umano».