Le PolCom replicano a Zali: «Noi incoerenti? Si sbaglia»

Durante l’assemblea generale ordinaria dell’associazione delle Polizie comunali (APCTi) è tornato, inevitabilmente, a fare capolino il tema del progetto «Polizia ticinese». Un progetto – come aveva spiegato il Consiglio di Stato a fine aprile – destinato a rimanere in un cassetto. Infatti, come si ricorderà, dopo anni di lavori, prese di posizione e qualche immancabile polemica, al termine della fase progettuale il Governo aveva deciso di mettere «in pausa» il dossier. E questo perché dalla consultazione e dalle osservazioni emerse, non era possibile allo stato attuale proseguire.
Non erano mancate anche delle frecciatine di Claudio Zali a membri del gruppo di lavoro «che hanno fatto i franchi tiratori e delegittimato il loro stesso operato quando erano membri di Commissione». Parole di un certo peso, e che avevano in qualche modo restituito tutta la fragilità del progetto (quasi) naufragato.
Un ruolo puramente tecnico
Ieri, durante l’assemblea dell’APCTi svolta a Chiasso, il presidente Orio Galli ha avuto la possibilità di ritornare su quello stop, così come sulle parole di Zali. «A chi ha sostenuto, direttamente o indirettamente, che io e il vicepresidente Roberto Torrente siamo stati incoerenti perché avremmo cambiato idea, rispondo serenamente che si sbaglia», ha sottolineato Galli. «Siamo stati coerenti con il nostro mandato tecnico» nel gruppo di lavoro. «Abbiamo aggiornato le nostre valutazioni quando i dati cambiavano, condividendo le conclusioni quando gli elementi disponibili lo permettevano». Insomma, nessuna giravolta improvvisa. Come ha tenuto a ricordare ancora il presidente dell’associazione, «nella fase iniziale» del progetto, nel 2024, «sulla base dei dati allora disponibili era stata da noi espressa una condivisione di principio». Ma le cose, successivamente, sono cambiate in particolare con l’intervento della responsabile della Polizia di Lugano Karin Valenzano Rossi, da subito contraria al progetto. Durante i lavori sono quindi «emersi nuovi aspetti prima non considerati», ha osservato Galli. «Non ci si è limitati a ridiscutere la governance politica richiesta dagli Enti locali, ma si è andati a toccare il finanziamento, l’organizzazione e gli effetti operativi». Di qui, le osservazioni espresse nella consultazione, che di fatto hanno portato Il Governo a mettere in pausa la «Polizia ticinese». Quattro le critiche principali espresse sia dalle PolCom, sia da molti Comuni: la necessità di maggiore chiarezza sugli impatti finanziari complessivi del modello; l’aumento o meno degli effettivi richiesti rispetto alle simulazioni iniziali; l’equilibrio tra compiti cantonali e comunali, in particolare sulla prossimità; il rischio di una riduzione della capacità decisionale locale a fronte di oneri invariati. «Si tratta di osservazioni che non nascono da un’opposizione ideologica bensì da letture operative del sistema reale», ha osservato Galli.
Ad ogni modo, per l’associazione il progetto «Polizia ticinese» può ancora essere un’opzione percorribile, a patto però che si introducano le modifiche richieste. Non solo: l’associazione sta lavorando a una proposta – al momento in fase embrionale – che mira ad acquisire compiti di prossimità per sgravare la Polizia cantonale. «Un progetto dal punto di vista tecnico molto valido», ha spiegato Galli al Corriere del Ticino.
Arrivano le bodycam
Nel suo discorso, il presidente – oltre a sottolineare la ritrovata compattezza delle varie PolCom che permette di dialogare con il Cantone in maniera più efficace – ha toccato anche il tema delle bodycam. Dopo una prima fase di test effettuata alcuni anni fa, che ha coinvolto la Gendarmeria di Noranco e la Polizia Città di Lugano, si attende l’entrata in vigore della nuova Legge sulla Polizia che sbloccherà l’uso su larga scala di questo strumento. «Unitamente alla Polizia cantonale, è stato istituito un gruppo di lavoro che accompagnerà la fase successiva al progetto pilota», ha ricordato Galli. «Una volta consolidato il quadro legale derivante dalle recenti modifiche della Legge sulla Polizia, sarà infatti possibile affrontare la messa in pratica». L’obiettivo, come ha sottolineato il presidente dell’APCTi, sarà di valutare, insieme ai corpi comunali interessati a questo strumento, un’eventuale adesione a un sistema cantonale comune, «capace di garantire non solo compatibilità tecnica, ma soprattutto le necessarie garanzie giuridiche per l’utilizzo dei filmati nell’ambito dei procedimenti penali e giudiziari». Nei prossimi mesi, le singole Polizie comunali dovranno esprimersi sulle bodycam, il cui utilizzo da parte dei corpi comunali è facoltativo. Tre le possibilità: aderire al progetto cantonale; dotarsi autonomamente di dispositivi compatibili e certificati per il progetto cantonale oppure non adottare lo strumento. «La raccomandazione che mi sento di formulare è di evitare soluzioni ‘‘fai da te’’ non integrate con il sistema cantonale, poiché potrebbero non garantire gli standard tecnici e giuridici necessari alla piena utilizzabilità delle registrazioni», ha chiosato Galli.
Durante l’assemblea è infine stato sottolineato il rafforzamento negli anni dei compiti di prossimità da parte delle Polizie comunali e la collaborazione con la Cantonale. «Quando un sistema ottiene risultati, la domanda non è se cambiarlo, ma come migliorarlo senza rompere l’equilibrio».
