Ticino

Le proteste in piazza infiammano il botta e risposta politico

Anche i Giovani Verdi Ticino si inseriscono nel dibattito tra i partiti ticinesi nato a seguito delle proteste dello scorso fine settimana e dallo sciopero giovanile organizzato per il 20 novembre anche in Ticino
Bellinzona, 29 febbraio 2024 - Sciopero dipendenti pubblici contro i tagli. Un momento della manifestazione su viale Stazione. © CdT/Gabriele Putzu
Red. Online
22.10.2026 13:30

Tutto è nato da qui: «Chiediamo al PS di richiamare la propria sezione giovanile alle sue responsabilità». L’appello lanciato martedì dal Partito radicale ticinese sui propri canali social ha acceso la miccia del dibattito politico sullo sciopero giovanile che il 20 novembre arriverà anche in Ticino, così come sulle possibili mobilitazioni del prossimo fine settimana. Poi è arrivata la replica del Partito Socialista e della stessa GISO, la Gioventù Socialista, che parlano di un «post davvero vergognoso». Nel dibattito si è inserita anche la Lega dei Ticinesi, che sostiene il confronto democratico, ma mette in chiaro: «Manifestare è un diritto, mentre violenze e disordini non possono trovare alcuna giustificazione».

E oggi al botta e risposta si sono uniti anche i Giovani Verdi del Ticino. “Purtroppo, gli avvenimenti delle ultime settimane hanno dimostrato come la maggioranza della nostra classe politica non sia pronta ad affrontare il dissenso e ad ascoltare la cittadinanza. Controllo e minacce punitive non sono la soluzione ad una legittima espressione democratica. La vera soluzione è ascoltare e agire sulla base di ciò che la popolazione comunica.” sostiene Martina Manfredi, coordinatrice Giovani Verdi. A farle eco Noemi Buzzi: “Come Giovani Verdi siamo parte della coalizione giovanile che organizza lo sciopero del 20 novembre e come tali condanniamo fermamente le ultime dichiarazioni da parte del PLR. Disincentivare le persone a manifestare pacificamente attraverso l’aumento della repressione statale non solo non dovrebbe avere alcuno spazio all’interno della nostra democrazia, ma significa inneggiare apertamente alla violenza istituzionale.”

Cosa succederà il 20 novembre

Venerdì 20 novembre giovani di tutta Europa, Svizzera e Ticino compresi, sciopereranno contro l’austerità, la militarizzazione e l’aumento delle spese militari, mentre i tagli colpiscono la formazione, la sanità, la protezione del clima e gli altri servizi pubblici. Ma cosa si vuole ottenere concretamente? «La possibilità di progettare la propria vita con fiducia dovrebbe essere garantita a ogni giovane», ha spiegato negli scorsi giorni al Corriere del Ticino Yannick Demaria, deputato della Gioventù socialista (GISO). «Le richieste partono da esigenze concrete: poter accedere alla formazione, trovare un alloggio a un costo accessibile, curarsi senza compromettere altri bisogni essenziali e scegliere di restare in Ticino senza essere costretti a partire per mancanza di prospettive. Sono condizioni fondamentali per l’autonomia personale».

In Ticino, ricordiamo, l’iniziativa coinvolge diverse realtà, tra cui GISO, Gioventù Comunista (GC), Giovani Verdi (GV), SISA, Sciopero per il clima, il gruppo per una Svizzera senza esercito, oltre a collettivi femministi e organizzazioni solidali con i popoli oppressi. Per la mattinata di venerdì sono previste attività autogestite e momenti di confronto nelle sedi scolastiche, organizzati in collaborazione con il personale della scuola, che proprio oggi ha comunicato che scenderà in piazza a fianco degli studenti. Il programma prevede poi un pranzo comune a Bellinzona e una manifestazione con corteo nel pomeriggio, per cui è già stata inoltrata una richiesta di autorizzazione.