Le sfide della caccia in Ticino, «Non perdiamo le nostre radici»

La caccia ticinese guarda al futuro cercando, allo stesso tempo, di non perdere le proprie radici. In un mondo in rapida evoluzione, con sensibilità sempre più diversificate, anche l’arte venatoria non può rimanere immobile. Deve in qualche modo cambiare cercando però di non tradire sé stessa. È questa una delle principali «missioni» che Davide Corti, da due anni alla testa della Federazione cacciatori ticinese (FCTI), sta cercando di portare avanti.
Da anni, infatti, soprattutto a causa della pressione di molte specie di selvaggina sull’ambiente e sul territorio, la caccia rischia di trasformarsi in un mero esercizio di quote da raggiungere. Una spinta agli obiettivi che sta prendendo piede fra i cacciatori, e che la FCTI sta cercando di frenare. «Si sta consolidando un tipo di caccia di contenimento», spiega Corti, che oggi presiederà l’assemblea annuale della federazione prevista all’hotel Coronado di Mendrisio. «Una direzione che noi non auspichiamo, perché il rischio è perdere i valori e le tradizioni su cui poggia questa attività». Da un lato, prosegue Corti, è necessario rispondere a necessità faunistiche, e quindi prelevare un numero sufficiente di capi per evitare una lunga serie di effetti negativi sulle stesse specie, come la diffusione di malattie. Dall’altro, però, «non bisogna perdere di vista certi valori, come l’attenzione all’ambiente circostante o all’animale cacciato». Perché la caccia, per definizione, presuppone scarsità, ricerca dell’animale, pazienza. Insomma, la parola chiave è equilibrio. Anche perché le cose potrebbero cambiare in futuro. «Quando ho preso la patente di caccia, in Ticino si abbattevano circa 1.600 ungulati all’anno», osserva Corti. «Oggi siamo attorno ai 7.000. Non si tornerà più a numeri così bassi siccome nel frattempo il territorio e il clima sono cambiati. Ma se dovesse verificarsi un’inversione di tendenza, dovremmo farci trovare pronti. E questo lo si può fare mantenendo l’identità e lo spirito che da sempre contraddistinguono la caccia. L’arte venatoria è innanzitutto una questione di modalità di gestione, il numero di prede non è che una conseguenza. Se avessimo bisogno di aumentare le catture per delle necessità particolari, l’obiettivo dovrebbe sempre essere raggiunto tenendo conto di determinati valori e determinate capacità». Riassumendo: preservare la caccia di tradizione oggi per garantire una gestione equilibrata domani è, secondo la FCTI, la via da seguire. Ed è proprio in quest’ottica che è stato da poco creato un «pool» cinofilo venatorio per spronare in particolare i giovani alla caccia bassa con il cane. «Vogliamo trasmettere ai nostri affiliati l’idea che ci sono molte modalità di caccia, non solo quella al cervo o al cinghiale. Era da tempo che si voleva creare questo gruppo, ora è stato concretizzato», sottolinea il presidente della FCTI.
Buoni rapporti ritrovati
Sul versante dei rapporti con le autorità cantonali, in particolare con l’Ufficio della caccia e della pesca, Corti ribadisce invece i buoni rapporti instaurati negli anni. Una delle decisioni più importanti prese di comune accordo è stata quella di disporre di un regolamento venatorio fisso per tre anni. «Durante questo periodo la sostanza del regolamento non cambia», sottolinea. «E questo permette di avere dei dati più solidi per quanto riguarda l’evoluzione della fauna sul nostro territorio».
Al di là dell’accordo sul regolamento triennale, uno dei problemi che tocca da vicino l’Ufficio della caccia e della pesca è il lupo. Le autorità, per la regolazione del grande predatore, avevano aperto anche ai cacciatori. Tuttavia, durante la scorsa stagione venatoria i cacciatori non hanno effettuato abbattimenti di questi grandi predatori. Troppo complesse le regole da seguire, con il rischio - non così remoto - di perdere la patente di caccia nel caso di errori nell’abbattimento. «Il cacciatore che svolge la normale attività venatoria non può essere la soluzione al problema lupo», sottolinea Corti. «Chi ha fatto il corso è autorizzato ad abbattere il predatore ma solo durante gli orari e le stagioni venatorie messe a calendario. Incontrare il lupo in queste condizioni è molto difficile. Di conseguenza, non sono stupito che non siano stati conseguiti risultati durante la caccia dello scorso anno». Per ovviare al problema, il Cantone (vedi articolo sotto, ndr) sta ragionando su una nuova modalità di collaborazione tra guardiacaccia e cacciatori.
Il richiamo dei centri
Al netto di alcune problematiche puntuali, la FCTI gode di buona salute. Anche per quanto riguarda il ricambio generazionale. «A livello di patenti, registriamo un aumento costante», rileva Corti. «Sono molti i giovani che decidono di abbracciare questa attività». Rispetto al passato, inoltre, si nota un’inversione di tendenza: ci sono sempre più cacciatrici e cacciatori che provengono dai centri, mentre in passato l’arte venatoria veniva svolta prevalentemente da abitanti delle valli ticinesi. Il rinnovamento si farà sentire anche a livello di comitato, il cui mandato è arrivato a scadenza. «Un terzo del comitato cambierà», conclude Corti. «Ma le nuove figure che entreranno porteranno professionalità ed entusiasmo».
Presto un «gruppo di supporto» per aiutare i guardiacaccia
Potrebbe presto aggiungersi un nuovo importante tassello nella collaborazione tra i cacciatori e l’Ufficio della caccia e della pesca del Dipartimento del territorio per la regolazione del lupo sul territorio cantonale. Un progetto tuttora in fase di allestimento negli uffici del DT prevede infatti di creare una sorta di «gruppo di supporto», formato da un certo numero di cacciatori, a sostegno del lavoro dei guardiacaccia.
Un nuovo capitolo
Si tratterebbe, stando a nostre informazioni, di una nuova modalità di intervento all’interno della strategia messa in campo dalle autorità cantonali per dare seguito agli ordini di regolazione della specie. Anche perché, lo scorso anno, malgrado il Consiglio di Stato abbia emanato quattro ordini di abbattimento di singoli lupi, più altri nell’ambito della regolazione proattiva dei branchi, con la possibilità di eliminare fino a 20 giovani dell’anno, di fatto – alla fine del periodo utile – solo sei esemplari sono stati poi effettivamente abbattuti. E questo nonostante l’impegno dei 22 guardiacaccia che operano alle dipendenze del Cantone e che nel corso del 2025 sono stati impiegati per 1.200 ore per cercare di portare a termine gli ordini di abbattimento dei singoli lupi e per altre 1.900 ore tra i mesi di settembre e gennaio per la regolazione proattiva dei branchi.
Ma a nulla, finora, sono valsi anche gli sforzi dei cacciatori che, da ormai un paio di anni, vengono coinvolti nelle operazioni di abbattimento e regolazione del grande predatore. Un’attività, lo ricordiamo, permessa solo a precise condizioni. L’impiego dei cacciatori, infatti, come spiega l’Ufficio della caccia e della pesca, «è previsto solo nei casi in cui le azioni di regolazione dei branchi o di abbattimento di singoli lupi comportano un basso margine di errore e se coincidono con un periodo di caccia utile». Inoltre, i cacciatori che intendono prendere parte alle operazioni sono tenuti a frequentare un corso formativo tenuto dalle autorità cantonali sulla regolazione del lupo in Ticino. Lo scorso anno, sono stati ben 119 i cacciatori abilitati, che sono andati a sommarsi ai 322 già formati nel 2024.
Al via da settembre?
Ora, però, il Dipartimento del territorio ha intenzione di fare un passo ulteriore. In pratica, l’intenzione è di costituire un gruppo selezionato, con l’obiettivo di aiutare i guardiacaccia nelle operazioni di regolazione dei lupi. Il «gruppo di supporto», a differenza di quanto possono fare oggi i cacciatori abilitati a collaborare durante i periodi di caccia, potrebbe agire al di fuori del periodo venatorio e con i medesimi mezzi impiegati dai guardacaccia.
Il progetto, come detto, è ancora in fase di definizione per quanto riguarda i singoli dettagli e sarà sottoposto appena possibile al Consiglio di Stato. La speranza del DT, però, è di poter contare su questa collaborazione in tempi brevi, possibilmente entro il prossimo periodo utile per la regolazione proattiva dei branchi che partirà nel settembre del 2026.

