Le sfide della Città di fronte ai bar che aprono e chiudono

In una società ideale dovrebbero esserci bar e ristoranti per tutti i gusti e per tutte le tasche. Anche se le mode cambiano, i giovani sembrano preferire altro e stare dietro al bancone è diventato sempre più difficile. Soprattutto a Lugano. Dove gli affitti e i costi in generale per un esercizio pubblico sono alti. Nell’ultima puntata de La Domenica del Corriere, andata in onda questa sera su TeleTicino e condotta dal direttore del Corriere del Ticino, Gianni Righinetti, si è parlato di questo e altro. Anche alla luce di bar storici che chiudono, come il Laura, o che passano di mano, come il bar-trattoria Apollo. Tutto questo, senza dimenticare i locali notturni che oggi più di ieri si affollano di giovani e a volte danno origine a problemi di ordine pubblico all’esterno.
Dopo aver criticato e smontato una discussa classifica americana che ha posizionato Lugano come una delle città più care del mondo nella ristorazione, il presidente di GastroTicino, Massimo Suter e il fondatore di «Sapori Ticino», Dany Stauffacher si sono trovati d’accordo nell’affermare che una città dove non ci sono bar e commerci è una città morta. Ma è altresì vero, ha aggiunto Suter, che il prezzo degli spazi commerciali, soprattutto a Lugano, è fuori mercato e a dir poco proibitivo. «Quindi - se la città di Lugano vuole una ristorazione alla portata di tutti - ha suggerito Suter - faccia come con le case popolari. Crei delle attività commerciali popolari che hanno l’obbligo di fare un certo prezzo al pubblico».
Pur dicendosi d’accordo che un esercizio pubblico deve pagare un costo ragionevole per l’affitto, la municipale e capodicastero Sicurezza e spazi urbani della Città, Karin Valenzano Rossi, ha messo l’accento sul fatto che negli ultimi vent’anni in centro a Lugano la proprietà degli immobili è passata sempre di più nelle mani di investitori che vogliono avere un reddito dall’investimento. Mentre da parte sua la Città ha fatto uso delle possibilità concesse dalla revisione della Legge sugli esercizi alberghieri e della ristorazione (LEAR) con particolare riferimento alla possibilità di usare lo spazio pubblico esterno. Una possibilità che «abbellisce e rende più vivibile anche la stessa città». A ricordare nel dettaglio le modifiche introdotte dalla nuova LEAR è stato anche Andrea Censi, granconsigliere e consigliere comunale della Lega dei ticinesi a Lugano. Modifiche nate per «permettere al ristoratore di operare nelle migliori condizioni possibili», nonostante appunto le difficoltà di stare dietro al bancone. È però vero che nel frattempo i gusti degli avventori cambiano quasi di continuo. E allora come si fa? Come si riesce a reggere il colpo? «Una delle peculiarità del nostro settore è sicuramente la resilienza», ha risposto Suter. «È chiaro che quando chiude un bar storico si perde appunto un pezzo di storia, ma questo non si può cambiare, non si può vivere solamente di ricordi», ha precisato. «In vent’anni di Sapori Ticino - ha segnalato Stauffacher - ho visto dei cambiamenti veramente radicali. Le persone mangiano meno e bevono meno alcol. I giovani, che sono le prossime generazioni, sono molto lontani, ad esempio, dalla cultura del vino». Il mondo cambia e anche i bar e i ristoranti «dovrebbero cambiare».
Questo il messaggio di Stauffacher. Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso anche Censi. «Non ci si può esimere dal non seguire i trend internazionali», ha detto. «La chiave è trovare il giusto equilibrio», ha continuato, prima di sottolineare come anche nei bar storici possano convivere sotto lo stesso tempo più generazioni. Una sottolineatura che ha trovato d’accordo Valenzano Rossi.
Già, ma quale deve essere il rapporto tra chi ha una sua attività privata, come un locale notturno, e l’ente pubblico che è chiamato a garantire l’ordine pubblico all’esterno dei locali? «Io credo che bisognerebbe responsabilizzare chi frequenta questi locali», ha affermato Suter. Dal canto suo Valenzano Rossi ha ricordato che a Lugano tra polizia ed esercizi pubblici sono organizzati incontri su base regolare, «perché l’esercizio pubblico deve garantire la sicurezza all’interno del proprio locale e nelle immediate vicinanze». Anche se il problema di sicurezza in questo ambito «è estremamente determinato da un abuso di alcol da parte di giovanissimi».