Le spese per le colonie dei figli sono deducibili dalle imposte

Le spese per i campi di vacanza frequentati dai bambini sono deducibili dalle imposte qualora fungano principalmente da custodia extrafamiliare dei figli. È quanto stabilito dal Tribunale federale (TF) in una sentenza pubblicata oggi.
La vicenda
Il caso riguarda una coppia di contribuenti residenti nel canton Ginevra che nel 2022 aveva chiesto di dedurre nella propria dichiarazione fiscale i costi relativi a corsi creativi frequentati al di fuori degli orari scolastici dai loro due bambini, all'epoca di quattro e sei anni, nonché le spese per la partecipazione alle colonie durante le vacanze.
Il fisco ginevrino aveva rifiutato la deduzione dei costi effettivi, concedendo ai genitori - entrambi eseguono un'attività lavorativa - soltanto una deduzione forfettaria di 250 franchi per ogni singolo campo di vacanza. In prima istanza il Tribunale cantonale amministrativo aveva dato retta all'autorità fiscale.
Per il TF le spese rientrano nella legge sull'imposta federale diretta
Esaminando il ricorso, i giudici di Losanna hanno stabilito che le deduzioni "per l'accudimento dei figli da parte di terzi", prevista dalla Legge federale sull'imposta federale diretta (LIFD), può includere anche attività ricreative ed educative, come le colonie. Le relative spese rientrano dunque nel campo della norma che consente di dedurre dai proventi fino "al massimo 25'800 franchi, per la cura prestata da terzi a ogni figlio che non ha ancora compiuto i quattordici anni" e "che vive in comunione domestica con il contribuente che ne provvede al sostentamento, sempre che queste spese abbiano un nesso causale diretto con l'attività lucrativa".
Misura per conciliare famiglia e lavoro
Secondo il TF, dato che entrambi i genitori svolgevano un lavoro erano tenuti a organizzare una custodia dei loro bambini durante le vacanze scolastiche. Inoltre, negare la deduzione per i campi di vacanza penalizzerebbe i genitori che non trovano altre soluzioni di custodia, ha evidenziato la Corte. La misura mira infatti anche a favorire la conciliazione tra vita professionale e familiare e, di conseguenza, a sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
(Sentenza 9C_156/2025 del 29.1.2026)