Leclerc, Norris e Russell: i volti di tre eroi mancanti

Ha 19 anni, uno sguardo dolce e un talento enorme al volante. L’indovinello non è complicato. Kimi Antonelli è sulla bocca di tutti. Dopo la vittoria in Canada, dove l’italiano ha calato il poker stagionale, il suo nome è pure il più quotato per la vittoria del Mondiale 2026. Sì, il gioiellino bolognese sta addomesticando la F1, senza peraltro farsi minimamente scalfire dalla popolarità che lo ha travolto da qualche settimana a questa parte. Almeno per ora. Antonelli sorride, ride, si gode le coccole della famiglia, dei fan e anche quelle dei rivali. Al termine della gara sul circuito Villeneuve Lewis Hamilton è andato a congratularsi con lui con un abbraccio a sorpresa. Per un giovanissimo pilota che se la gode nell’Olimpo del paddock ce ne sono molti altri che si leccano le ferite. Tre di questi sono usciti dal GP canadese con le ossa particolarmente rotte. Non in senso letterale, per fortuna. A rimetterci la pelle, a Montréal, è stata solo una povera marmotta, travolta da Alexander Albon. In senso sportivo, hanno invece sofferto Charles Leclerc, Lando Norris e George Russell. Tre figure attese da protagoniste a inizio Mondiale e che ora, dopo cinque Gran Premi, navigano in un mare di delusione e frustrazione.
Un predestinato svuotato
Il predestinato Ferrari ha lasciato Montréal con le mani tra i capelli. Nessuno, all’interno del Circus, è più frustrato del monegasco, che attende un’auto competitiva da anni a questa parte. No, nemmeno il 2026 sarà la sua stagione, nonostante i soliti proclami del Cavallino. Al termine del GP canadese, Leclerc ha regalato ai giornalisti dichiarazioni pesantissime. «Questo è stato il peggior weekend della mia carriera». La frase è rimbalzata ovunque. Charles è un pilota svuotato, che per mesi si è portato sulle spalle la sua scuderia, incapace di contraccambiare con una monoposto in grado di inserirsi tra le migliori e di trarre il massimo dal mega colpo Hamilton in rosso. E invece domenica Lewis si è preso il secondo posto, mentre il monegasco ha chiuso ai piedi del podio. Mentre Hamilton pare essere sulla strada giusta per ritrovare lentamente la fiducia, Leclerc sprofonda in un mare di demotivazione. L’alfiere della Ferrari non riesce a uscire da una dinamica in cui è intrappolato da anni: ha talento per far sognare Maranello, ma il momento non è mai quello giusto. Per non parlare della monoposto.
Un campione fragile
Montréal non ha risparmiato nemmeno il campione del mondo in carica. Si sapeva che quest’anno la Mercedes avrebbe avuto una marcia in più. Ma sarebbe stato difficile predire quanto complicato sarebbe stato l’inizio di stagione della McLaren. Norris approcciava il 2026 con il peso e il prestigio del numero 1. Insomma, andava a caccia della consacrazione definitiva. Per ora, di gioie, ne ha raccolte ben poche. L’unica scintilla è stata la vittoria della Sprint e il secondo posto nella gara lunga a Miami, a cui si aggiungono i deludenti quinti posti in Australia e Giappone, e i mesti ritiri in Cina e Canada. Un avvio tutt’altro che esaltante. Montréal, in particolare, sarà una tappa da dimenticare per il team di Woking, che ha clamorosamente toppato la strategia di gara montando delle gomme intermedie ai suoi alfieri aspettando la pioggia. Pioggia che in realtà non è mai arrivata. I problemi al cambio hanno poi messo la parola fine a una pessima giornata. Tanto pessima che poche ore dopo la bandiera a scacchi Norris ha ritoccato la sua biografia di Instagram, portandola da “F1 World Champion” a “«You’re a World Champion» - me to the mirror this morning”, ovvero «Io questa mattina che ricordo a me stesso di essere un campione del mondo guardandomi allo specchio». Emblematico il messaggio che Lando ha voluto mandare al mondo del web. Poco dopo ci ha poi ripensato, riportando la didascalia del suo profilo a quella di prima. Instagram a parte, la motivazione del detentore del titolo è sotto i piedi.
Superato dal compagno
E infine c’è George Russell. L’uomo che doveva prendersi la scena perché finalmente liberato dall’ombra di Lewis Hamilton e supportato da una monoposto impeccabile. Contro di lui il destino è stato ancora più crudele. Per mesi era infatti stato indicato come il candidato principale al titolo. Kimi Antonelli gli avrebbe fatto da spalla, aiutandolo a raggiungere la vetta del Mondiale. E invece è stato proprio l’italiano a rubargli la scena. I primi sigilli del bolognese sono stati applauditi da Russell, sempre cortese nel congratularsi con il secondo pilota Mercedes. In Canada, invece, George aveva un muso lungo così. A Montréal, d’altronde, è arrivata la ciliegina sulla torta. Dopo aver messo la firma sulla pole position della Sprint, aver vinto la gara breve e aver strappato la prima posizione anche nella corsa lunga, il britannico è crollato sul più bello. Proprio dopo uno scoppiettante corpo a corpo con il compagno di squadra, in cui i due si sono attaccati, sfiorati e studiati a mo’ di Hamilton e Rosberg. Ma al 30. giro la sua Mercedes ha deciso di non voler più proseguire. Per George è stato un colpo durissimo. Ora il distacco in classifica con Kimi è di 43 punti. Russell ha provato a reagire pubblicamente: «Non mi arrendo alla lotta al titolo». La matematica non sembra però il problema più grave. Vedersi rubare la scena dal compagno di squadra 19.enne è un duro colpo da incassare. E la tendenza, ad oggi, pare difficile da invertire.
