L'effetto Hormuz sulla bolletta in Ticino

Una situazione simile si era già verificata nel 2022, quando la guerra in Ucraina aveva interrotto i rifornimenti russi. La bolletta dell’elettricità era schizzata alle stelle. La politica era quindi corsa ai ripari, portando in primo piano il tema dell’approvvigionamento energetico. Questa volta che cosa accadrà? La chiusura dello Stretto di Hormuz, dal quale transita circa il 30% del gas liquefatto mondiale, avrà conseguenze analoghe sui prezzi dell’elettricità in Ticino?
Acquisti scaglionati
«Tutto dipenderà dalla durata del conflitto», premette al Corriere del Ticino Carlo Cattaneo, direttore dell’area Commercio di AIL. «In questa fase di forte incertezza cerchiamo di limitare gli acquisti di gas ed elettricità sul mercato. Lo facciamo seguendo una strategia ormai consolidata, che prevede di acquistare gas ed elettricità in modo scaglionato nel tempo, così da ridurre il rischio legato ai rincari».
Di sicuro, gli aumenti subiti dal prezzo del gas in questi giorni non si ripercuoteranno sulle tariffe del 2026, che sono già state pubblicate ad agosto. Se però la crisi dovesse prolungarsi, prima o poi sarà necessario acquistare nuova energia a prezzi più elevati. In questo caso, sarà più difficile scongiurare eventuali ripercussioni sulla fattura finale.
«Al momento però l’impatto resta comunque molto limitato», rassicura Cattaneo, per il quale sarà fondamentale capire anche quali conseguenze strutturali avrà la guerra sulle capacità estrattive nel Golfo: «A causa della chiusura dello Stretto, il Qatar ha interrotto la produzione di gas liquefatto. Questo potrebbe avere effetti sulle catene di approvvigionamento, perché una volta fermati gli impianti, la produzione non potrà essere riattivata dall’oggi al domani».
Rincari del 60%
Più in generale, spiega ancora Cattaneo, i prezzi dell’energia elettrica in Ticino sono influenzati dal prezzo del gas poiché il mercato europeo, da cui si approvvigionano anche i fornitori locali, fissa i costi dell’elettricità tenendo conto anche dell’energia prodotta nelle centrali a gas: quando il gas sale, sale anche la bolletta elettrica, anche per chi non lo usa direttamente. Per questo motivo, aggiunge Cattaneo, anche chi non utilizza il gas in casa potrebbe comunque trovarsi a pagare bollette dell’elettricità più care.
Grande volatilità
Secondo le quotazioni del TTF nei Paesi Bassi, uno dei principali mercati di riferimento europei, il prezzo del gas è salito sensibilmente nelle ultime due settimane. «Il cosiddetto “front month”, cioè il contratto per il mese successivo è salito del 53%, passando da 32 a 49 euro per megawattora. Il picco ha raggiunto anche i 63 euro, segno della forte volatilità di queste settimane», osserva Cattaneo. Una volatilità influenzata non solo dall’andamento del conflitto, ma anche dalle dichiarazioni dei leader politici. Nella notte tra lunedì e martedì, quando il presidente americano Donald Trump ha affermato che la guerra era vicina alla conclusione, i prezzi di petrolio e gas sono scesi immediatamente. «Al contrario, quando emergono segnali opposti e il mercato teme un conflitto più lungo, le quotazioni reagiscono subito al rialzo».
Livelli di stoccaggio
Guardando infine ai contratti più a lungo termine, la fornitura prevista per il 2027 ha già subito un rincaro del 37%, con il prezzo passato da 27 a 37 euro per megawattora. In altre parole, acquistare oggi gas da consegnare nel 2027 costa già molto di più.
«Se il conflitto dovesse protrarsi è probabile che l’impatto si sposti progressivamente negli anni a venire, prima sul 2027, poi sul 2028 e infine sul 2029. Più la crisi durerà, più l’effetto sui prezzi si estenderà nel tempo», aggiunge Cattaneo. «Inoltre, l’impatto strutturale del conflitto influenzerà anche la velocità con cui il mercato potrà tornare a livelli più bassi una volta terminata la guerra», avverte Cattaneo. In altre parole: se si produrrà meno gas o petrolio, i mercati rimarranno in allerta.
Quindi – chiediamo in conclusione – gli aumenti in bolletta per il 2027 sono già certi? «Non necessariamente. È vero che i prezzi sono saliti, ma potrebbero anche scendere. Come detto, il prezzo per il 2027 è passato da 27 a 37 euro al megawattora, ma questo non significa automaticamente che resterà così elevato. Inoltre, una parte consistente del fabbisogno per quell’anno è già stata coperta, quindi la quota ancora da acquistare è relativamente limitata», spiega Cattaneo, per il quale molto dipenderà anche dagli sviluppo geopolitici.
«Gli Stati Uniti, per esempio, hanno recentemente riaperto la porta alla possibilità di commerciare con la Russia, esentando il petrolio da alcune sanzioni. In prospettiva, se si dovesse discutere anche di un allentamento delle restrizioni sul gas, i prezzi potrebbero ridursi in maniera importante».
Un altro fattore di incertezza riguarda infine i livelli di stoccaggio di gas, attualmente piuttosto bassi: «In Germania e Francia si aggirano attorno al 20%, mentre l’Italia si trova in una situazione migliore intorno al 45%. Se dovessero perdurare i problemi di approvvigionamento di gas liquefatto, non escludo che qualcuno possa spingere per riaprire parzialmente le forniture russe, o perlomeno rallentarne il processo di interruzione attualmente in atto, con possibili effetti calmieranti sui prezzi».
