L’endorsement del Mattino per una «casa comune» a destra

«Il centro-destra ticinese fa bene a pensare al suo futuro». La risposta del Mattino della domenica – sul delicato tema dell’alleanza tra Lega e UDC – è arrivata oggi, con un articolo a pagina tre, firmato MDD, Mattino della domenica.
«L’alleanza ha sempre prodotto risultati positivi e non ci sono controindicazioni particolari dal punto di vista dei contenuti», si legge sul settimanale, tornato nelle cassette dopo la pausa estiva.
Messaggi domenicali
Era il 26 luglio quando, prima della pausa estiva, il Mattino prendeva le distanze dal consigliere di Stato Claudio Zali, nel pieno della bufera legata ai file audio. In quell’occasione – a pochi giorni dall’assemblea con cui la Lega avrebbe dovuto ratificare i nomi dei due candidati uscenti per la lista unica al Consiglio di Stato, Norman Gobbi e Claudio Zali – il domenicale aveva rotto gli indugi, bocciando la candidatura di Zali. Una «scelta sofferta, ma di coerenza, frutto di una valutazione esclusivamente politica», aveva spiegato l’editrice Antonella Bignasca in un articolo intitolato «Zali: il Mattino ha già deciso».
In poche ma decisive righe per le sorti politiche del candidato, che di lì a poco si sarebbe dimesso per la nota vicenda legata ai file audio, Bignasca motivava la scelta ricordando come il Mattino fosse «sempre stato favorevole all’alleanza di destra», storicamente proficua per entrambe le formazioni.
Nell’articolo, che non menziona più il nome di Zali – né al suo interno, né nel resto del domenicale – il Mattino torna dunque a ragionare dell’area politica nel suo complesso. «Su gran parte dei temi, le due forze politiche hanno la medesima posizione», si legge. E la conclusione è altrettanto esplicita: «Se l’area di “destra” vuole portare a casa dei risultati, la via è quella della collaborazione. Non quella della divisione sulla scorta di personalismi».
«Ansia da prestazione»
Un paragrafo viene poi dedicato alle dichiarazioni del neopresidente cantonale democentrista ad interim Marco Chiesa, reo – secondo il Mattino – di «essersi lasciato prendere dall’ansia da prestazione» e di aver «rilasciato troppe interviste. Poteva risparmiarsi».
Al di là dei toni, la questione sollevata da Chiesa è però centrale nell’economia dei rapporti tra Lega e UDC, tornati a parlarsi dopo che i democentristi avevano manifestato l’intenzione di correre da soli alle Cantonali di aprile.
A far discutere, più ancora della disponibilità al dialogo, erano però state le modalità con cui il neopresidente UDC aveva indicato la direzione del confronto. Chiesa aveva infatti chiarito che, per i democentristi, un eventuale ritorno al tavolo avrebbe senso «per capire se esistono le basi per costruire un’entità politica unica». Basta, insomma, con il «giorno della marmotta» che torna ogni quattro anni, e con le trattative condotte a ridosso delle elezioni. L’obiettivo indicato da Chiesa era un «progetto comune», potenzialmente destinato a trasformarsi in un unico grande contenitore della destra ticinese.
«Asilo Mariuccia»
Ed è proprio su questo punto che il Mattino – riconoscendo la necessità di una «collaborazione consolidata» onde evitare «l’asilo Mariuccia prima di ogni appuntamento elettorale» – ha precisato che tra UDC e Lega «non c’è alcun diktat. Non c’è nessuno che “apparecchia la tavola e stabilisce i posti”. E non c’è nessuno che immagina di fagocitare qualcun altro». I rapporti di forza tra le due formazioni politiche, si legge, bastano da soli a tagliare fuori un simile scenario.
Rapporti di forza a parte, il domenicale, oltre a confermare che le due formazioni stanno effettivamente riflettendo sul futuro dell’area di centro-destra, affronta la stessa questione sollevata da Chiesa: «Se si vuole che l’area di centro-destra cresca, è corretto che Lega e UDC si siedano attorno a un tavolo, con l’obiettivo di costruire una “casa comune” del centro-destra ticinese, capace di valorizzare e rispettare le peculiarità, le sensibilità, l’identità e la storia di tutte le forze che, eventualmente, ne faranno parte».
Sia chiaro: anche il Mattino riconosce un certo nervosismo. L’uscita di Chiesa, insomma, non è piaciuta del tutto. «Se l’area politica (...) si “perde via” in gare a chi fa la pipì più lontano, l’elettore silenzioso finisce col non votare del tutto. O col votare scheda senza intestazione».
L’orizzonte temporale
Non è quindi il momento di commettere passi falsi, anche perché il percorso verso una «casa comune che possa federare Lega e UDC» non si costruisce dall’oggi al domani. «È palese che l’orizzonte temporale non può essere quello delle prossime elezioni cantonali. Anche perché, è bene ricordarlo, la fretta è quasi sempre cattiva consigliera». Le discussioni, aggiunge il domenicale, dovranno «approfondire ogni aspetto» lontano dai riflettori e «non certo sui media». Si tratta, conclude il Mattino, di «un passo coraggioso, orientato al futuro», che mette «al centro i cittadini ed i temi».
