Svizzera

Lettera aperta sulle cure infermieristiche: «Commissari rivedete la vostra decisione»

Sindacati e associazioni del personale sanitario prendono posizione sul progetto di attuazione dell’iniziativa
©Chiara Zocchetti
Francesco Pellegrinelli
11.02.2026 06:00

Una lettera aperta inviata ai membri della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale per chiedere loro di fare retromarcia e rivedere la propria decisione sull’attuazione dell’iniziativa sulle cure infermieristiche. A inviarla, ieri mattina, un’ampia alleanza di associazioni e sindacati del personale sanitario, contrari al progetto di legge elaborato dapprima dal Consiglio federale e poi rivisto dalla stessa Commissione del Nazionale.

«La decisione della Commissione, di fatto, svuota di qualsiasi significato il contenuto dell’iniziativa popolare approvata nel 2021 e, al tempo stesso, mette in luce una distanza siderale tra l’autorità politica e i reali bisogni della popolazione», commenta al Corriere del Ticino, Enrico Borelli (UNIA). Il quale ricorda come il 61% della popolazione nel 2021 aveva plescibitato il testo: «L’attuazione dell’iniziativa così come decisa dalla commissione del nazionale rappresenta non solo una pugnalata per il personale sanitario, ma anche un errore strategico», prosegue. Complice l’evoluzione demografica, secondo Borelli, «le cure diventeranno sempre più strategiche per il funzionamento della nostra società». Di qui, l’appello rivolto ai parlamentari affinché tornino sui loro passi e rivedano la loro decisione tenendo conto delle critiche e delle proposte del personale sanitario: «La revisione della legge sulle condizioni di lavoro è l’occasione per rompere quel circolo vizioso che oggi è all’origine dei molti abbandoni nel settore», aggiunge il sindacalista di UNIA.

L’esame e la revisione

Lo scorso mese, ricordiamo, la Commissione aveva optato per una regolamentazione più leggera delle condizioni di lavoro nel settore sanitario, ritenendo eccessive le proposte formulate dal Consiglio federale. Proposte che – secondo la Commissione stessa – avrebbero comportato costi troppo elevati. In particolare, la commissione era tornata su diverse proposte del Governo, raccomandando - con 16 voti contro 9 - di mantenere a 50 ore la durata massima del lavoro settimanale, contro le 45 ore proposte dal Governo. A ciò si aggiungeva la durata normale della settimana lavorativa che, secondo la commissione, dovrebbe essere di 42 ore, contro le 40 previste dal progetto del Governo.

In generale, secondo la commissione del Nazionale, la proposta del Governo rappresenta «un’ingerenza eccessiva nei rapporti di lavoro, tale da comportare costi sproporzionati».

«Decisione miope»

Di tutt’altro avviso, i sindacati e le associazioni del personale, che parlano di visione miope: «Le preoccupazioni della commissione riguardano principalmente l’aumento dei costi nel settore sanitario. Ma questa visione è distorta, poiché l’aumento dei costi non è dovuto a un eventuale miglioramento delle condizioni di lavoro del personale sanitario», commenta dal canto suo Beatriz Rosende della Vpod. «Gli investimenti nell’assistenza infermieristica sono attesi da tempo e finanziariamente sostenibili dal punto di vista sociale. La cosa più costosa è non fare nulla». Secondo Rosende la proposta di legge è quindi da ritenersi insufficiente: «La legge dovrebbe costringere tutti gli attori della sanità, pubblici e privati, a rispettare i medesimi termini, ma la legge, così come formulata, non lo prevede affatto». Dunque, «misure troppo poco vincolanti e disposizioni minimaliste», conclude Rosende. Non solo. Secondo il fronte sindacale, la proposta commissionale non affronta di una virgola il vero problema: «Gli operatori che restano nel settore sono sottoposti a una pressione crescente che, nel lungo periodo, compromette la capacità di rispondere ai bisogni e, soprattutto, di garantire la qualità delle cure».

Venerdì prossimo la commissione si chinerà nuovamente sul tema prima di trasmettere il dossier al plenum che dovrebbe riunirsi alla fine di aprile in una sessione straordinaria. «La proposta del Consiglio federale era già di per sé insufficiente, come avevamo denunciato con la manifestazione di fine novembre», rileva Borelli. «Non conteneva nulla sul tema del finanziamento equo, nonostante fosse centrale nel testo dell’iniziativa. E non diceva nulla neppure sulla cosiddetta “ratio” tra numero di pazienti e numero di personale, che è una rivendicazione storica del settore». Secondo Borelli, non solo la commissione non è entrata nel merito delle questioni già escluse dal Consiglio federale, ma ha pure peggiorato altri articoli, riguardanti le indennità, la durata massima del lavoro settimanale o, ancora, la compensazione delle ore supplementari in tempo libero. Di qui, appunto, la lettera aperta per chiedere di fare un passo indietro. Francesco Pellegrinelli