L’Hotel del Coronado e il Mago di Oz rossocrociato

La Svizzera ha scelto San Diego per trovare la giusta ispirazione e dare vita al suo sogno Mondiale. A inizio Novecento, fu invece L. Frank Baum a innamorarsi di un angolo affascinante della città californiana, trasformandolo in fonte creativa. Un luogo particolare, sull’omonima penisola, stimolò la vena artistica dello scrittore americano: l’Hotel del Coronado. Gli ambienti di uno degli alberghi storici e maggiormente iconici degli Stati Uniti rivestirono infatti un ruolo determinante per lo sviluppo di una delle serie di romanzi per ragazzi più famose della letteratura occidentale: Il meraviglioso mago di Oz.
Costruita nel 1888 a favore della facoltosa società vittoriana che amava riempirsi i polmoni con la brezza del Pacifico, e dichiarata monumento storico nazionale nel 1977, la struttura ricettiva è sempre lì, maestosa, affacciata sull’oceano. Mentre ne carpiamo aura e magia, sia all’interno, sia osservandola dall’esterno, non fatichiamo a comprendere la simbiosi che seppe instaurare con il creatore della Città di Smeraldo. «E ogni giorno la sua bellezza risplende pura, senza difetti; nuovi incantesimi incantano ogni nostro sguardo e riempiono le nostre anime di stupore» scrisse non a caso Baum in una poesia dedicata all’Hotel del Coronado e datata 1905.
Non è cambiato (quasi) nulla
Il primo soggiorno nell’albergo risale all’anno precedente, mentre la pietra miliare della saga fantastica venne posata nel 1900, insieme all’illustratore W. W. Denslow. Dorothy Gale, Toto, le streghe buone del Sud e del Nord, e quelle malvagie dell’Est e dell’Ovest, l’Uomo di latta, lo Spaventapasseri, il Leone codardo: ecco alcuni degli indimenticabili personaggi che hanno rapito il nostro cuore bambino. Il successo del Meraviglioso mago di Oz fu tale da spingere Baum a plasmare altri 13 libri. Il tutto con adattamenti di rilievo sul piano teatrale e cinematografico.
Lo scrittore, dicevamo, ha attinto dagli ampi spazi dell’Hotel del Coronado e dalle geometrie delle sue torri per dipingere a parole il regno di Oz. E quasi a sdebitarsi, Baum ha progettato gli elegantissimi lampadari che adornano la Crown Room dell’albergo. Quando ci intrufoliamo nella hall, la sala si trova subito sulla nostra destra. E i lampadari sono lì, che non smettono di scintillare. Ammaliandoci. I loro lineamenti, leggiamo, furono modellati sulla corona del Leone codardo presente nelle illustrazioni della prima edizione del Meraviglioso mago di Oz. Sogniamo a occhi aperti, concedendoci un lungo giro attorno all’hotel, ma immaginando di percorrere il sentiero di mattoni gialli. E poi, ecco la vasta distesa che conduce al mare. Ecco le sabbie mobili.
Come il tornado che si abbatte sul Kansas e solleva la fattoria con all’interno Dorothy e Toto, veniamo quindi travolti da una visione. Un po’ folle, lo ammettiamo. E se i giocatori della nazionale svizzera fossero i protagonisti del Meraviglioso mago di Oz? Chi sarebbe chi?
Dorothy Gale - Xhaka
Vero, forse il capitano rossocrociato non si presenta sempre in modo allegro e moralmente ineccepibile come Dorothy. Ma la determinazione e il coraggio della bambina che non teme le insidie lungo la strada che conduce alla Città di Smeraldo, per poi affrontare il Mago di Oz, potrebbero ricordare il carisma di Granit Xhaka. La frase simbolo pronunciata da Dorothy, «There is no place like home», si sposa inoltre alla perfezione con l’attaccamento che il giocatore ha (e non nasconde) per le proprie radici. Ah, e chissà che Xhaka come Dorothy non possieda da sempre la soluzione per tornare a casa da vincitore: le scarpette ai piedi.
Toto - Freuler
Compagno fedele di Dorothy, vispo e irrequieto. Non solo, a smascherare la vera natura del Mago di Oz, tramite istinto e intuizione, è proprio il cagnolino della protagonista. E chi meglio di Remo Freuler, dunque, rispecchia queste caratteristiche: inscindibile da Xhaka nel centrocampo elvetico, moto perpetuo e – spesso – capace di decidere le partite con i suoi inserimenti.
L’Uomo di latta - Akanji
Sì, ogni tanto, Manuel Akanji dà l’impressione di essere un gigante freddo e senza sentimenti. Senza cuore. La sventura capitata all’Uomo di latta, colto alla sprovvista da un temporale che arrugginisce tutte le sue articolazioni e lo immobilizza, non è del tutto estranea al difensore della Nazionale, il quale, di tanto in tanto, si ferma e sente di essere arrivato. La verità, ad ogni modo, è un’altra. Come l’Uomo di latta, Akanji è tra le figure più sensibili dello spogliatoio rossocrociato. Le lacrime e lo sconforto inconsolabile dopo il rigore sbagliato contro l’Inghilterra, nei quarti di finale di Euro 2024, ce li ricorderemo per sempre.
Lo Spaventapasseri - Embolo
Se l’Uomo di Latta chiede un cuore al Mago di Oz, lo Spaventapasseri domanda un cervello, perché il suo presentarsi in modo temibile non basta per tenere a distanza le cornacchie. Beh, fuori dal campo anche Breel Embolo ha perso la ragione a più riprese. Tra festini illegali in pandemia, condanne per aggressione verbale e autorizzazioni di viaggio problematiche, l’attaccante della Svizzera qualche sbandata l’ha presa. Il sorriso, però, non lo ha mai perso. Non solo: negli anni, gol e prestazioni in grado di fare la differenza sono diventate più la regola che l’eccezione. Breel impara qualcosa di nuovo ogni stagione. Ma il Mondiale 2026, dopo il gol all’esordio, lo attende ancora al varco. C’è tempo. Alla fine della storia, per dire, lo Spaventapasseri diventa il nuovo sovrano della Città di Smeraldo.
Il Leone codardo - Ndoye
Come esulta Dan Ndoye dopo ogni rete? Esatto, mimando il ruggito del leone, oramai suo marchio di fabbrica. Già, peccato che ultimamente tutto questo ardore faccia fatica a trovare compimento sotto porta. Il Leone codardo, che caccia il minimo indispensabile per sfamarsi, intende reclamare al Mago di Oz un po’ di coraggio. E di fiducia, a fronte di una stagione complicata, ne ha tremendamente bisogno pure Ndoye. I suoi ruggiti, e non solo la personalità nell’uno contro uno, potrebbero scuotere definitivamente la Svizzera.
Il Mago di Oz - Yakin
«Ho recitato la parte del Mago per così tanti anni che posso continuare ancora un po’». L’essenza del «grande e terribile Oz» sta tutta in questa frase. E associarla al selezionatore della Nazionale Murat Yakin non costituisce un azzardo. Il ct, praticamente a ogni grande torneo, Mondiali 2026 compresi, ha voluto impressionare con una o più scelte. Sia a livello tattico, sia sul piano degli interpreti. Un illusionista, che in conferenza stampa infila puntualmente i concetti di Kreativität e Flexibilität. Anche il Mago di Oz appare a Dorothy e ai suoi compagni di viaggio sotto diverse sembianze. In realtà è solo un bravo ventriloquo, che di grande e terribile non ha nulla. «Sono davvero un uomo molto buono, ma sono un pessimo Mago» ammette dopo essere stato scoperto. Già contro il Canada, mercoledì, scopriremo se Yakin intende sopravvalutarsi una volta di più.
Dove i sogni diventano realtà
L’Hotel del Coronado, il meraviglioso Mago di Oz e il Mondiale americano, in fondo, potrebbero essere la stessa cosa. Un luogo dove affrontare un viaggio fantastico, cercando di realizzare i propri desideri, provando a diventare davvero qualcuno. E a suggerirlo in modo sublime, nel film forse più celebre tratto dal Meraviglioso mago di Oz, quello del 1939 targato Victor Fleming, è il brano Over the Rainbow: «Da qualche parte, oltre l’arcobaleno, il cielo è azzurro e i sogni impossibili diventano realtà».
