Lettura

Libri, i ticinesi ne leggono meno rispetto alla media nazionale

Un'indagine dell'Ufficio federale di statistica ha stilato un rapporto sulla relazione tra popolazione nazionale e la lettura
©Chiara Zocchetti
Matteo Generali
07.05.2026 17:45

Libri: chi ne legge di più, chi di meno e chi non ne legge. È questo il titolo di un’indagine dell’Ufficio federale di statistica del 2024, rielaborata da Mauro Stanga nella pubblicazione Extra dati. Dai lettori abituali a quelli che invece proprio non ne vogliono sapere, passando per le differenze tra donne e uomini, lo studio sviscera le abitudini di lettura dei cittadini svizzeri e ticinesi. I primi leggono in media 8,1 libri all’anno, i secondi 6,9. Lo studio distingue però ulteriormente la popolazione, introducendo la categoria dei lettori forti, circa 12 libri all’anno, e quella dei lettori deboli, che non arrivano nemmeno a uno. È proprio qui che emergono le principali differenze di genere: le lettrici forti rappresentano una donna su quattro, mentre tra gli uomini la stessa categoria scende a uno su otto. Anche la media complessiva riflette questo divario: gli uomini svizzeri leggono circa 5,8 libri all’anno, un dato quasi identico a quello ticinese, mentre le donne svizzere arrivano a oltre 10 libri, contro gli 8 delle ticinesi.

Tempo a disposizione

Sono numerosi gli altri fattori che contribuiscono a spiegare le differenze nei comportamenti di lettura. Il livello di formazione, ad esempio, gioca un ruolo importante: chi ha concluso solo la scuola dell’obbligo legge mediamente circa sei libri all’anno, mentre chi ha una formazione universitaria arriva a una decina. Le maturità liceali si collocano poco sotto, con una media di circa nove libri. Tuttavia, pur essendo evidente una correlazione tra percorso di studi e lettura, secondo l’indagine questo motivo appare meno determinante rispetto ad altri fattori: su tutti il tempo a disposizione o la condizione personale. Proprio il tempo libero emerge come una variabile decisiva: i dati mostrano che tra i lavoratori a tempo pieno la quota di non lettori raggiunge il 28%, mentre tra chi lavora a tempo parziale scende al 17%. Ancora più significativa è la presenza di lettori forti tra pensionati e occupati part-time, segno che la disponibilità di tempo favorisce la lettura. Non vale però lo stesso per i disoccupati: qui entrano in gioco fattori legati al benessere psicologico. Secondo l’Indagine sulla salute in Svizzera del 2022, la disoccupazione è associata più frequentemente a disagio mentale, senso di sopraffazione e difficoltà di concentrazione, condizioni che non favoriscono la lettura.

Un cambiamento sociale

Altro elemento interessante riguarda l’età. La quota di non lettori svizzeri rimane relativamente stabile, attorno a un quarto della popolazione, ma cambia la distribuzione dei lettori forti: questi sono più numerosi tra gli over 60, dove superano il 25%, mentre per la popolazione sotto i 40 anni si attesta poco sopra il 10%. Anche gli studenti leggono meno nel tempo libero, «probabilmente perché già impegnati con letture obbligatorie legate al percorso scolastico» si legge. Invece, a livello europeo il quadro è piuttosto articolato: nel nord Europa la lettura è più diffusa e radicata, sostenuta da sistemi educativi e culturali solidi. In questo senso Finlandia, Svezia e Danimarca restano punti di riferimento, con percentuali elevate di popolazione che legge almeno un libro in 12 mesi. Germania, Francia e Belgio si collocano su livelli intermedi, simili a quelli svizzeri, con una buona base di lettori ma segnali di calo tra i più giovani. Più critica la situazione nella zona del Mediterraneo: in Italia, Portogallo e Grecia fino al 60% della popolazione non legge nemmeno un libro sull’arco dell’anno. In questo contesto, la Svizzera occupa una posizione mediana.

Un ultimo spunto di riflessione riguarda proprio la percezione sociale della lettura. In una piccola nota a margine del bilancio, si legge: «Come spunto di riflessione generale, possiamo far notare che se il 25% degli interpellati in un’indagine basata su autodichiarazioni non verificabili hanno “ammesso” di non aver letto alcun libro, significa che questa condizione non è (più) probabilmente da loro percepita come socialmente squalificante. Cosa che spesso indurrebbe a dare risposte “edulcorate” (nella fattispecie, menzionare almeno un libro) per rientrare in una casistica reputata come più “virtuosa”».