Licenziamento di Nurnberg, UNIA: «Vertenza chiusa, pagate tutte le pretese avanzate»

Si è chiusa la vertenza riguardante l’ex giornalista della RSI Paola Nurnberg, il cui licenziamento – avvenuto quasi due anni fa – aveva suscitato molto clamore. Lo riferisce oggi il sindacato UNIA, che aveva preso immediatamente posizione nei confronti della direzione dell’azienda mediatica di servizio pubblico a tutela dei diritti della sua associata. «Alla fine dello scorso mese di aprile è arrivata la comunicazione che la RSI ha pagato tutte le pretese salariali invocate nella nostra procedura legale», si legge in una nota stampa. «Tale versamento unilaterale rende la causa priva di oggetto: in altre parole, la procedura deve essere stralciata e Paola non può procedere oltre». Sul piano materiale, «questo esito rappresenta tuttavia un risultato importante: la RSI ha infatti riconosciuto, nei fatti, integralmente le pretese salariali avanzate nella nostra azione legale, corrispondendo quanto richiesto».
La vicenda
Facciamo un breve riepilogo dei fatti: il 24 settembre 2023 Paola Nurnberg ha pubblicato sul suo profilo privato X/Twitter il seguente post: «Il pensiero della destra (non solo in Italia) attecchisce perché non è elaborato. È semplice, è di pancia, fa credere alla gente di essere nel giusto e di non avere pregiudizi. Concima, insomma, l’ignoranza. Sta alle singole persone scegliere se evolvere, emanciparsi, oppure no». Un messaggio, secondo UNIA, «generico, non rivolto verso una determinata persona o un determinato partito, che esprime un’opinione generale sulla politica di destra». Il 27 settembre seguente, tuttavia, la RSI ha inviato un’e-mail a Nurnberg con la quale rimproverava alla giornalista di avere causato, con il suo post, un grave danno d’immagine all’azienda. Il messaggio terminava così: «Questa grave violazione è oggetto di valutazione da parte della Direzione; le sarà comunicata a breve la decisione dell’azienda in termini sanzionatori».
Il licenziamento
Alla ricezione di questa missiva, Paola ha risposto scusandosi per il post e chiedendo come dovesse comportarsi per limitare il presunto danno. «La RSI non ha mai risposto a questa sollecitazione importante. Da qui inizia il calvario; infatti, la direzione procede a ritmi sostenuti nel solo obiettivo di licenziare la giornalista. In un baleno l’ente decide di separarsi da una persona che in 15 anni di attività non ha mai ricevuto un solo richiamo formale, con un dossier personale immacolato». Ciò che ha colpito il sindacato «è stata la determinazione con la quale la direzione della RSI ha voluto disfarsi di una collaboratrice che ha commesso una leggera infrazione a livello dell’uso dei social, infrazione che mai avrebbe dovuto comportare una contromisura brutale come il licenziamento». Una procedura disciplinare «caratterizzata da una totale disproporzionalità fra l’infrazione commessa, e mai negata, e la sanzione massima adottata»
L'accusa di molestie
«Perché per Paola Nurnberg, che in 15 anni non è stata richiamata una singola volta, alla prima occasione in cui si è lasciata scappare un commento generico sulla politica di destra, si è direttamente avviato il processo di disdetta del rapporto di lavoro? La tesi che abbiamo portato avanti è che si è voluto colpire una dipendente, donna, che tempo prima ha trovato il coraggio di denunciare un superiore per molestie sessuali», scrive ancora UNIA. «Ricordiamo che su questo è stata avviata un’inchiesta interna, della cui conduzione è stata incaricata un’avvocata esterna, la quale è sfociata nel riconoscimento del fatto che Nurnberg è stata vittima di molestie sessuali». L’autore «è stato sanzionato, ma ha mantenuto il suo posto di lavoro. Per contro, la vittima, già nel corso dell’inchiesta, ha subìto un declassamento di mansione: è stata spostata in radio e da quel momento in avanti non ha più potuto apparire in video e non si è più potuta occupare di conduzione».
«Un risarcimento che non copre il danno subìto»
Per questi motivi, il sindacato e Paola Nurnberg hanno deciso di agire legalmente nei confronti della RSI per licenziamento abusivo. L’obiettivo della vertenza «era principalmente quello di ristabilire l’onorabilità professionale della giornalista attraverso il riconoscimento dell’abusività del suo licenziamento, dovuto al fatto che la stessa ha difeso la sua personalità e la sua integrità, denunciando le molestie sessuali subite». La richiesta di pagamento di 4 mesi di salario quali indennità per licenziamento abusivo «non coprono minimamente il danno che la lavoratrice ha subìto con la perdita del suo impiego, intervenuta in un’età particolarmente delicata, ossia a 53 anni, in un campo lavorativo estremamente circoscritto», conclude UNIA.
