Stati Uniti

L'inflazione USA vola con la guerra in Iran, nuova grana per Trump

A sei mesi dalle elezioni di metà mandato e in calo nei sondaggi, il presidente statunitense si ritrova con un conflitto in Medio Oriente per ora tutt'altro che risolto, i prezzi che corrono svuotando i portafogli degli americani e un movimento Maga sempre più spaccato
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Ats
10.04.2026 19:34

L'inflazione americana vola ai massimi degli ultimi due anni con la guerra in Iran e Donald Trump trema. A sei mesi dalle elezioni di metà mandato e in calo nei sondaggi, il presidente statunitense si ritrova con un conflitto in Medio Oriente per ora tutt'altro che risolto, i prezzi che corrono svuotando i portafogli degli americani e un movimento Maga sempre più spaccato. Un mix che potrebbe rivelarsi fatale per i repubblicani a novembre.

3,3% di inflazione a marzo

In marzo l'inflazione è balzata al 3,3% dal 2,4% del mese precedente complice un caro-energia che ha fatto schizzare i prezzi della benzina del 12,5%. La fiammata rischia di impoverire gli americani, già alle prese con una 'affordability' - la capacità di arrivare alla fine del mese - sempre più sfuggente. La Casa Bianca minimizza il rialzo e assicura che si tratta di un balzo di breve termine: non appena il conflitto con l'Iran sarà archiviato e lo Stretto di Hormuz tornerà a operare regolarmente, i prezzi caleranno, è la tesi dell'amministrazione. Gli analisti però non condividono e mettono in guardia sul fatto che i prezzi resteranno alti per un periodo prolungato, considerato che le aziende sono rapide nei rincari ma molto più lente nel ridurre i prezzi. Senza contare che non è chiaro quando Hormuz tornerà alla normalità e quale sarà il nuovo normale per lo Stretto.

Crolla la fiducia dei consumatori

Non sono ottimisti neanche gli americani: la fiducia dei consumatori, misurata dall'indice Michigan, è crollata in aprile ai minimi storici appesantita dalle aspettative sui prezzi. Per Trump e la sua promessa età dell'oro è un duro colpo: eletto per rilanciare l'economia e portare avanti l'America First, il presidente è alle prese con una ripresa che rallenta e prezzi che volano, oltre a dover fare i conti con le accuse di «tradimento» che arrivano dalla sua stessa base per la guerra in Iran.

Doccia fredda anche per la Fed

Il dato sull'inflazione è una doccia fredda anche per la Fed. Nella precedente riunione, quando il conflitto era da poco iniziato, i membri della banca centrale si sono confrontati su due scenari opposti: uno di taglio dei tassi in seguito all'indebolimento dell'economia e uno di rialzo del costo del denaro di fronte a un'inflazione che si mantiene ben sopra il target del 2%. Un dilemma di non facile soluzione e complicato dal momento cruciale in cui si trova la Fed. L'avvicendamento alla presidenza fra Jerome Powell e Kevin Warsh si avvicina, lasciando la banca centrale almeno temporaneamente nel limbo. Quando esattamente si verificherà il cambio ai vertici non è chiaro: il mandato di Powell scade il 16 maggio ma le audizioni per la conferma di Warsh non sono neanche iniziate, e probabilmente non ci saranno per almeno altri 10 giorni. La serie di ritardi rende sempre più concreta la possibilità che l'era-Powell si prolunghi fino al completamento dell'iter per la nomina ufficiale del suo successore. Un processo con non pochi ostacoli vista la contrarierà di molti repubblicani a procedere con la conferma di Warsh mentre è in corso l'indagine del Dipartimento di Giustizia su Powell per i lavori di ristrutturazione della sede della Fed.

L'inchiesta voluta dal tycoon

Un'inchiesta voluta fortemente da Trump e sulla quale il presidente intende andare avanti anche se dovesse costargli politicamente all'interno del suo stesso partito. Un po' come gli sta costando caro lo scandalo Epstein, sulla quale a sorpresa la First Lady Melania ha rotto il silenzio attirandosi il plauso di alcune ex alleate conservatrici del marito che sul pedofilo hanno dichiarato guerra al presidente.