L’inquilino che abita sopra il Constellation: «Con l’arrivo dei Moretti tutto è cambiato»

«Papà comprò la casa nel 1970: per decenni è stato un posto tranquillo. Al piano terra c’era una sala da tè. Poi altre gestioni, e infine i Moretti: da lì tutto è cambiato. Rumori, musica alta fino alle due, lattine abbandonate, fumo da sigarette che saliva ai piani alti. Abbiamo fatto tante segnalazioni, ma non è cambiato nulla». È quanto racconta al Corriere della Sera Fabio Cappelletti, inquilino del Palazzo che ospita «Le Constellation», il locale di Crans Montana in cui, ricordiamo, la notte di Capodanno sono morte 40 persone a causa di un incendio.
«Avevamo creato un gruppo con residenti e proprietari, tutti esasperati»
Oltre alle segnalazioni, continua a raccontare, «avevamo creato un gruppo con residenti e proprietari, tutti esasperati». L’obiettivo, continua a spiegare, era di «chiedere più controlli sulla movida. Quel condominio era un fiore all’occhiello: il costruttore pagava guardie giurate di tasca sua. Poi, ultimamente, sono arrivati i problemi. Forse l’unica cosa fatta dopo le nostre proteste è stata l’insonorizzazione, ma quando ho letto dei pannelli, peraltro non montati da tecnici specializzati, sono rimasto senza parole perché sono antiquario e architetto: certe cose non si improvvisano. Pensi che, poco prima di Natale, avevo ricevuto un’e-mail dall’amministrazione condominiale: i Moretti volevano ampliare Le Constellation 'per insonorizzarlo'. Rimasi perplesso».
«Ci ha svegliato un botto enorme»
La notte della tragedia, Cappelletti si trovava all’interno del palazzo. «Con mia moglie dormivamo», racconta al Corriere della Sera. «Ci ha svegliato un botto enorme. Un’esplosione come quella di una caldaia a metano. Subito dopo un fischio che ancora mi rimbomba nelle orecchie. Ho aperto la porta di casa al quinto piano e una colonna di fumo mi ha travolto. Non vedevo più nulla, l’impianto elettrico era saltato». Poi la fuga per mettersi in salvo. «Sono corso da mia moglie e siamo fuggiti sul balcone. I soccorritori ci hanno detto di scavalcare da un balcone all’altro sino a fare il giro del palazzo. Sa, al quinto piano, al buio, con il vuoto sotto, a 70 anni potevamo cadere. Ma l’adrenalina ti fa andare avanti anche quando tremi. Solo dopo realizzi tutto. Quando sono sceso, nero come uno spazzacamino, davanti a quelle scene sono scoppiato a piangere. Siamo rimasti lì sino alle sette, impotenti. Per due giorni non ho né dormito né mangiato».
