Il caso

L'isola di Kharg, quel punto strategico dell'Iran non colpito dai bombardamenti

Quello che viene considerato «l'obiettivo economico più sensibile del Paese», ossia il luogo in attraverso il quale passa il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano, non è stato, fino ad ora, colpito da Stati Uniti e Israele: ma per quale motivo?
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Red. Online
12.03.2026 10:34

Il conflitto in Medio Oriente non si spegne. E mentre gli scontri proseguono, un luogo, in particolare, sembra aver attirato l'attenzione degli esperti. Parliamo dell'isola di Kharg, ossia il punto attraverso il quale passa il 90% delle esportazioni di petrolio dell'Iran. Un'isola che viene considerata «l'obiettivo economico più sensibile del Paese». Eppure, come sottolinea il Guardian, il terminal delle esportazioni, fino ad ora, non è stato colpito dai bombardamenti di Stati Uniti e Israele. 

Una situazione particolare, ma per la quale potrebbero esserci alcune spiegazioni. Secondo gli esperti, infatti, bombardare o conquistare l'isola di Kharg con le forze statunitensi causerebbe, verosimilmente, un aumento sostenuto dei prezzi del petrolio, che sono già in forte crescita. Questo perché colpire quel luogo significherebbe bloccare l'intera esportazione giornaliera di greggio dell'Iran. 

Secondo quanto ha dichiarato al Guardian, Neil Quilliam, del think tank Chatham House, se Kharg venisse attaccata «potremmo vedere il prezzo di 120 dollari al barile di lunedì salire a 150 dollari». Ossia, circa 117 franchi. «L'isola di Kharg è troppo vitale per i mercati energetici globali». 

Fino ad ora, gli Stati Uniti si sono astenuti dal bombardare le infrastrutture petrolifere dell'Iran, nonostante i prezzi del petrolio siano lievitati, mentre il timore di ritorsioni iraniane ha, di fatto, chiuso lo stretto di Hormuz al traffico di petroliere. Attaccare l'isola di Kharg, insomma, avrebbe ripercussioni globali impossibili da ignorare.  

Kharg, definita – un'isola corallina nel Golfo Persico, lunga otto chilometri e distante 43 chilometri dalla terraferma – è il punto in cui terminano gli oleodotti provenienti dai giacimenti petroliferi iraniani del centro e dell'ovest del Paese. Venne fondata dal conglomerato petrolifero statunitense Amoco e fu occupata dall'Iran durante la rivoluzione del 1979. 

Ma per quale motivo Kharg è diventata un punto così strategico? La ragione è da ricercarsi nella sua posizione. Diversamente dalla maggior parte della costa iraniana, che è fangosa e troppo bassa per le grandi petroliere. L'isola di Kharg, invece, è vicina alle acque profonde. Secondo quanto rivela, ancora, il Guardian, citando i dati di JP Morgan, in genere da Kharg transitano tra 1,3 e 1,6 milioni di barili di petrolio al giorno. L'Iran, tuttavia, ha aumentato i volumi a 3 milioni al giorno a metà febbraio, in previsione di un attacco degli Stati Uniti. Sempre secondo la banca, altri 18 milioni di barili sono stoccati a Kharg come riserva. Prima dell'ultima offensiva di USA e Israele, la maggior parte del petrolio greggio iraniano proveniente dall'isola veniva esportato in Cina. 

Sebbene, al momento, le infrastrutture petrolifere non siano state attaccate, in un rapporto di Axios di sabato sono emerse dichiarazioni dei funzionari statunitensi, secondo i quali Washington avrebbe «preso in considerazione la possibilità di sequestrare Kharg». 

Qualora venisse distrutto o danneggiato il sito di esportazione, i rischi di causare un aumento del prezzo del petrolio sarebbero altissimi. «L'economica verrebbe influenzata e il prezzo non scenderebbe rapidamente», ha spiegato al Guardian Lynette Nusbacher, ex ufficiale dell'intelligence dell'esercito britannico. Ma i problemi non finirebbero qui. Sempre secondo Nusbacher, distruggere le strutture dell'isola di Kharg significherebbe anche «abbandonare ogni pretesa di combattere una guerra per creare un futuro più luminoso per l'Iran». Conquistare l'isola – date le sue dimensioni – potrebbe rivelarsi invece una mossa controproducente, dal momento che servirebbe un'operazione di notevole entità e durata, superiore a «una tipica incursione delle forze speciali». 

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