«L'istruzione è negata alle ragazze, ma a perderci è tutto l'Afghanistan»

Recentemente, la direttrice generale di UNICEF per la Svizzera, Bettina Junker, ha visitato in Afghanistan diversi istituti scolastici e centri sanitari. L’abbiamo quindi raggiunta per capire quale situazione abbia trovato, come tutto sia cambiato nel giro di pochi anni, dopo il ritorno al potere dei talebani. In particolare l’abbiamo interrogata sulla condizione delle giovani donne afghane.
Qual è stata la sua impressione più forte raccolta durante il viaggio in Afghanistan? Ci sono stati momenti che l’hanno particolarmente colpita?
«Mi ha colpito il contrasto tra la grande povertà e l’incredibile resilienza della popolazione. A Kabul regna un traffico caotico sotto una cappa grigia di smog; le montagne tutt’intorno trattengono la polvere, e si vedono pochissime donne in città. Ma non appena si esce verso le zone rurali, tutto cambia: le donne lavorano nei campi, i bambini ridono, pur vivendo nella povertà. Questa gioia di vivere nonostante le condizioni difficilissime mi ha profondamente toccata».
Come descriverebbe la situazione alimentare in Afghanistan, in particolare per quanto riguarda i bambini?
«La situazione è drammatica: quasi 3,5 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione acuta, di cui circa 857.000 in forma grave. Siccità ricorrenti, raccolti distrutti, povertà e il collasso del sistema sanitario si intrecciano, con il risultato che molte famiglie non riescono più a nutrire i propri figli. UNICEF è presente con squadre mobili in tutte le 34 province, realizza programmi nutrizionali, offre consulenza alle madri e fornisce ai bambini alimenti terapeutici speciali. Ma la situazione resta estremamente grave, anche perché molte cliniche funzionano solo parzialmente».
L’istruzione delle ragazze è uno dei punti più critici in Afghanistan. Che situazione ha riscontrato nelle scuole e quali ostacoli incontrano le bambine?
«Solo la metà circa dei bambini in età scolare frequenta effettivamente la scuola. Questo divario educativo si traduce, a lungo termine, in povertà, dipendenza e instabilità sociale. Le ragazze sono le più colpite: oltre 2,2 milioni di loro non possono più frequentare la scuola secondaria dal 2021. In molti villaggi la frequenza scolastica è difficile già a livello primario, per la mancanza di insegnanti, di edifici scolastici o di mezzi di trasporto».
Qual è l’impatto delle attività di UNICEF nel settore educativo? Ci sono iniziative particolarmente significative?
«UNICEF offre, attraverso i cosiddetti programmi di apprendimento comunitari, la possibilità di studiare a centinaia di migliaia di bambini al di fuori del sistema scolastico statale. Sosteniamo le insegnanti, forniamo materiale didattico e promuoviamo il dialogo con le autorità locali, affinché l’istruzione sia possibile anche in condizioni difficili. In alcune regioni questi centri di apprendimento vengono tollerati, se rispettano le norme culturali locali. Le offerte digitali possono essere d’aiuto in certi casi, ma ciò che conta davvero è un insegnamento in spazi sicuri, dove i bambini possano sentirsi protetti».
Quali conseguenze ha il divieto di istruzione per le ragazze sull’intera società afghana, in particolare in prospettiva?
«Quando alle ragazze è negato il diritto di imparare, tutto il Paese perde il proprio futuro. L’istruzione protegge dal lavoro minorile, dai matrimoni precoci e dalla violenza. Senza di essa, povertà e dipendenza persistono, e una società che esclude metà della sua popolazione non può svilupparsi. Dove le ragazze possono studiare, ne traggono beneficio le famiglie e le comunità. L’istruzione è un diritto dell’infanzia, ma anche la condizione fondamentale per la stabilità e il progresso economico di un Paese».
Con l’avvicinarsi dell’inverno, quali sono le principali preoccupazioni per le persone più vulnerabili, e come si prepara UNICEF ad affrontarle?
«Molte famiglie vivono ancora in tende o in case distrutte, soprattutto nelle regioni orientali colpite dal terremoto. Con l’arrivo dell’inverno incombono freddo, malattie e fame. UNICEF distribuisce vestiti caldi, materiale per il riscaldamento, coperte e kit igienici, sostiene i centri sanitari e garantisce ai bambini accesso ad acqua potabile e cure mediche. L’obiettivo è salvare vite prima che il rigido inverno renda gli aiuti ancora più difficili».
I tagli internazionali ai finanziamenti influiscono sull’azione umanitaria in Afghanistan. Quali sono le conseguenze più gravi di questo sottofinanziamento per UNICEF e per gli interventi sul campo?
«I programmi umanitari di UNICEF in Afghanistan sono finanziati solo per circa la metà del necessario; mancano infatti circa 500 milioni di dollari USA. Le conseguenze sono immediate: cliniche costrette a chiudere, meno bambini curati dalla malnutrizione, programmi di protezione ridotti. Aumenta così il rischio che i bambini debbano lavorare, vengano sposati troppo presto o subiscano violenza. Ogni dollaro che manca significa un bambino che ha fame, che resta malato o che cresce senza istruzione. Il nostro obiettivo, tuttavia, resta invariato: offrire ai bambini in Afghanistan sicurezza, stabilità e prospettive, affinché possano ritrovare la speranza».
