L'Italia proroga il taglio delle accise, il Ticino teme il contraccolpo

Fino al 1. maggio. È questa la data stabilita dall’Italia per la proroga del decreto sul taglio delle accise. La misura prevede, lo ricordiamo, uno «sconto» di 24,4 centesimi di euro del prezzo al litro di benzina. A confermare il provvedimento è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che, nel corso di una breve conferenza stampa, ha annunciato il prolungamento della misura, inizialmente prevista solamente fino al 7 aprile. Il piano, introdotto lo scorso 18 marzo, è stato quindi esteso di altre tre settimane alla luce delle continue tensioni in Medio Oriente e dei loro effetti sul mercato energetico.
Un intervento, quello sul taglio delle accise, auspicato anche sul versante svizzero. In particolare dai gestori delle stazioni di servizio, che denunciano le difficoltà causate dalla forte differenza di prezzo dei carburanti tra i due lati del confine, una situazione che penalizza la loro attività e su cui, secondo loro, anche Berna dovrebbe intervenire.
Il turismo della benzina
In Ticino, dove per anni il cosiddetto «turismo della benzina» ha attirato automobilisti italiani, la situazione si è ribaltata. Secondo Boris Martinoni, CEO di ECSA Energy e portavoce dell’Associazione ticinese stazioni di servizio (ATSS), i primi segnali sono già evidenti: «Il frontalierato adesso fa benzina in Italia invece che farla in Svizzera». Un cambiamento che inevitabilmente continuerà visto il prolungamento della misura italiana. «Adesso, però, anche gli svizzeri scelgono di fare benzina in Italia. Oggi tutti stanno molto attenti ai prezzi», sottolinea Martinoni. Per il settore ticinese, questo, significa una perdita di clientela, in particolare nelle zone più vicine al confine. «Una tendenza – afferma Martinoni - che potrebbe rafforzarsi nelle prossime settimane, vista l’incertezza sull’evoluzione dei prezzi e delle misure politiche». Di fronte a questo scenario, Martinoni auspica un intervento della Confederazione, al pari di quello attuato dal Governo di Giorgia Meloni: «Abbiamo accise più alte rispetto all’Italia, che le ha tagliate. Il prezzo è quindi molto più basso oltreconfine». Oltre al taglio delle accise, ci sarebbero altre due soluzioni percorribili: da un lato, un tetto massimo del prezzo; dall’altro, indennizzi ai proprietari delle stazioni. Ma,, secondo il portavoce dell’associazione, la riduzione delle imposte sul petrolio sarebbe la soluzione più immediata ed efficace: «Dal punto di vista amministrativo è probabilmente la cosa più semplice. Ripeto: non è con uno o due centesimi che cambia la situazione: qui si parla di 20-25 centesimi, che fanno davvero la differenza». Resta però il dubbio sulla volontà politica di intervenire. «In Svizzera lo Stato tende a intervenire meno che in Italia», osserva Martinoni, «Eppure, l’Italia non è l’unica nazione europea ad aver abbassato i prezzi. Un motivo ci sarà». Nel frattempo, i prezzi alla pompa, in Ticino, sembrano aver raggiunto un punto di stallo: «Dipende molto da quello che succede in Borsa. Ad esempio, dopo la conferenza di Donald Trump del 1. aprile, i mercati sono tornati a respirare e di conseguenza anche il prezzo del petrolio è diminuito. Pure questo è un aspetto che influenza il costo del barile», spiega Martinoni. Lo stretto di Hormuz, attualmente soggetto a restrizioni, gioca ovviamente un ruolo fondamentale: «Da quel passaggio transita più diesel che benzina. Il greggio iraniano, inoltre, permette una maggior produzione di diesel per rapporto ad esempio al greggio americano», chiosa Martinoni.
Il possibile razionamento
Ma anche sul fronte internazionale le preoccupazioni non mancano. L’Unione europea ha infatti ipotizzato un razionamento del carburante. Ad avvertire di questa ipotesi è stato il commissario europeo all’energia, Dan Jorgensen, in un'intervista al Financial Times. In particolare il commissario ha detto che per alcuni prodotti, come carburante per aerei o diesel, «le cose potrebbero peggiorare nelle prossime settimane. Non siamo ancora arrivati a quel punto, ma tutte le opzioni sono al vaglio. Europa e Stati Uniti d’America hanno norme diverse per il carburante per aerei. Quindi, qualora dovessimo rivolgerci agli USA per ulteriore carburante andrebbero riviste alcune regole». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il portavoce Martinoni: «Penso che non si arriverà sino a questo punto. Ogni nazione deve avere delle scorte obbligatorie che coprono circa tre mesi di fabbisogno. Forse, è un modo per far capire che la situazione tra domanda e offerta è delicata».
