Giochi olimpici

Lo sport mondiale alla prova dell'«America First»

I Mondiali del 2026 diventano il primo banco di prova per gli Stati Uniti in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028, tra visti, politica e polemiche
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Ats
10.07.2026 13:01

Lo sport mondiale si trova ad affrontare la sfida dell'«America First». Dalle restrizioni sui visti alle ingerenze rivendicate apertamente da Donald Trump, i Mondiali di calcio del 2026 rappresentano il primo banco di prova per il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), a due anni dai Giochi Olimpici di Los Angeles.

Preoccupazioni

Già a febbraio, durante una riunione del CIO a Milano, alcuni membri avevano espresso preoccupazione. «Come possiamo garantire pari opportunità affinché gli spettatori dei Giochi del 2028 possano ottenere i visti?», aveva chiesto l'etiope Dagmawit Girmay Berhane. Gene Sykes, presidente del Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti (USOPC), aveva definito il Mondiale di calcio, organizzato da Stati Uniti, Canada e Messico, «un test su scala ridotta» della capacità americana di accogliere visitatori provenienti da tutto il mondo.

Visto e tempi di attesa

Sei mesi dopo, gli stadi quasi sempre pieni non sono bastati a nascondere le criticità: molti tifosi hanno rinunciato a partecipare a causa dei lunghi tempi di attesa e delle elevate garanzie economiche richieste per ottenere il visto; l'arbitro somalo Omar Artan è stato respinto alla frontiera; la nazionale iraniana è stata costretta a continui spostamenti tra il ritiro in Messico e le partite disputate negli Stati Uniti. Se la politica migratoria ha già inciso su un torneo con 48 squadre, ci si chiede quale impatto potrà avere sulle Olimpiadi del 2028, che riuniranno quasi 11.200 atleti provenienti da tutto il mondo. Solo le gare di atletica coinvolgono infatti quasi tutti i Paesi soggetti alle principali restrizioni d'ingresso.

«Una valorizzazione della corruzione»

«Per il 2028 la domanda non è se il governo federale americano influenzerà l'organizzazione olimpica, ma fino a che punto questo sarà visibile», aveva scritto a giugno su X Philippe Blanchard, ex dirigente del CIO oggi consulente. Il caso dell'attaccante statunitense Folarin Balogun sembra avergli dato ragione. Donald Trump ha infatti telefonato al presidente della FIFA Gianni Infantino chiedendo di far riesaminare il cartellino rosso ricevuto dal giocatore negli ottavi di finale, rivendicando poi pubblicamente il proprio intervento.

«Valorizzazione della corruzione»

«Non è solo una banalizzazione della corruzione, ma una sua valorizzazione», osserva Pim Verschuuren, esperto di geopolitica dello sport dell'Università Rennes-II. «Il messaggio è: sono un buon leader perché difendo gli interessi americani». Anche per l'economista del Massachusetts Institute of Technology Daron Acemoglu la vicenda non sorprende: «Il ripetuto disprezzo del presidente Trump per regole e istituzioni produce effetti in ogni ambito, dalla politica interna alla diplomazia, e ora rischia di contaminare anche lo sport».

Il CIO mantiene le distanze

Nel 2028 il calcio sarà soltanto una delle 36 discipline olimpiche. L'ingresso di cricket, baseball/softball e flag football rafforzerà inoltre il peso degli sport di squadra, spesso caratterizzati da forti rivalità nazionali. A differenza della FIFA, il CIO continua però a mantenere una certa distanza dalla Casa Bianca. La presidente Kirsty Coventry non ha ancora in programma un incontro con Donald Trump, nonostante dopo la sua elezione, nel marzo 2025, avesse scherzato dicendo: «Da quando avevo vent'anni ho sempre avuto a che fare con uomini difficili che ricoprivano incarichi importanti».

Il tono ironico ha poi lasciato spazio alla prudenza. Il 10 giugno Coventry ha dichiarato: «Sono fiduciosa che, tra due anni, saremo in grado di superare molte delle difficoltà che oggi il Mondiale sta affrontando».

CIO VS FIFA

Diversamente dalla FIFA, il CIO può contare su due interlocutori fondamentali: il comitato organizzatore di Los Angeles 2028 e il Comitato Olimpico statunitense, incaricati di dialogare con l'amministrazione federale. Resta però l'incognita del contesto internazionale. In due anni possono cambiare molte cose: nuove guerre, tensioni diplomatiche, epidemie o scandali sportivi potrebbero complicare ulteriormente l'organizzazione dei Giochi.

Questione doping

Tra i nodi ancora aperti c'è anche quello del doping. Da due anni Washington rifiuta di versare il proprio contributo all'Agenzia mondiale antidoping (WADA), mentre il CIO aveva minacciato di revocare a Salt Lake City l'assegnazione dei Giochi invernali del 2034 qualora «l'autorità suprema della WADA» non fosse stata «pienamente rispettata».