Svizzera

Lo Statuto di protezione prolungato fino al 2028

La guerra in Ucraina non accenna a fermarsi: il Consiglio federale vuole continuare a proteggere i rifugiati in fuga dalle bombe russe, ma con delle restrizioni – Cambia anche l'assistenza sociale: i costi preoccupano i Cantoni
©Gabriele Putzu
AtseRedazione
19.08.2026 21:35

La guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, al momento, non mostra alcuno spiraglio per una tregua. Anzi, il confronto tra i due Paesi resta molto acceso, con continui scambi di missili e droni. È sulla base di questa constatazione che il Consiglio federale ha deciso di prorogare fino al 4 marzo 2028 lo Statuto di protezione S per chi proviene dall’Ucraina. Tuttavia, ed è questa una delle novità introdotte dal Governo, il documento sarà concesso solo se il richiedente ha adempiuto a tutti gli obblighi militari previsti da Kiev. 

La via scelta dal Governo, viene spiegato in una nota, è la più efficace per continuare a proteggere i rifugiati ucraini e al contempo sgravare il sistema d’asilo. «In questo modo sia le persone in cerca di protezione, sia i Cantoni, i Comuni e i datori di lavoro sono in chiaro sullo scenario che si prospetta per i prossimi diciotto mesi», si legge. Prima di prendere tale decisione, l’Esecutivo ha chiesto il parere di tutte le parti coinvolte. 

Prima, gli obblighi militari

Le limitazioni introdotte, viene precisato nel comunicato, riguardano in particolare i cittadini ucraini in età di leva, le persone iscritte nell’elenco dei riservisti e coloro che si sono arruolati volontariamente nelle forze armate. Nonostante la Svizzera non sia giuridicamente vincolata a questa decisione, il Consiglio federale ritiene che sia nell’interesse del Paese allinearsi alla prassi dell’Unione europea. La nuova normativa si applica a tutte le domande presentate a partire da oggi, mentre non influisce sulla situazione di chi già gode dello statuto di protezione S. Parallelamente, assieme allo Statuto S, verrà prorogato anche il pacchetto di misure di sostegno per i rifugiati ucraini. La Confederazione continuerà a partecipare ai costi sostenuti dai Cantoni con un contributo di 3.000 franchi per persona all’anno nel settore dell’integrazione, in particolare per la promozione linguistica e l’accesso alla formazione e al mercato del lavoro. Per le persone che, dopo cinque anni di soggiorno in Svizzera, ottengono un permesso di dimora B collegato allo statuto di protezione S, il sostegno all’integrazione viene fornito nell’ambito dei programmi d’integrazione cantonali.

La scadenza dei 5 anni

L’assenza di una via d’uscita dalla guerra in Ucraina provocherà un altro cambiamento nell’ambito degli statuti di soggiorno. Come sottolinea ancora l’Esecutivo, infatti, a partire dal prossimo marzo i primi rifugiati ucraini fuggiti in Svizzera nelle prime settimane dell’invasione russa avranno soggiornato nella Confederazione per cinque anni. Il che  comporta dei cambiamenti in merito al loro statuto. La legge sull’asilo, infatti, prevede che dopo questo periodo le persone bisognose di protezione abbiano diritto a un permesso di dimora B collegato allo statuto di protezione S. Il permesso B, rilasciato sotto la competenza cantonale senza l’approvazione della Segreteria di Stato della migrazione, scade automaticamente con la revoca dello statuto S. Ciò significa che la permanenza in Svizzera non è garantita, ma rimane strettamente legata al permesso S. Ovvero, allo stato attuale, almeno fino a marzo 2028.

Dallo statuto S al B

Ed è proprio ai cambiamenti degli statuti di soggiorno scaduti i 5 anni di permanenza che si legano le modifiche di alcune ordinanze stabilite dal Governo. Questo perché, una volta passate allo statuto B, le persone ucraine potranno ricevere un’assistenza sociale più elevata, in linea con gli altri residenti, sia indigeni che stranieri. Un’eventualità che preoccupa i Cantoni a causa dei maggiori costi che ciò implicherebbe. Anche perché in tutto il Paese sono circa 46 mila gli ucraini toccati dal provvedimento.  Proprio per ragioni finanziarie, il 18 maggio scorso, per esempio, i direttori dei Dipartimenti delle opere sociali della Svizzera centrale avevano respinto la misura che prevede la trasformazione, dopo cinque anni, dello statuto di protezione S per i profughi dall’Ucraina in un permesso B.  Veniva inoltre criticato il fatto che la Confederazione, per ragioni finanziarie, sospenderà il proprio sostegno ai titolari dello statuto S, mentre i costi sociali rimarrebbero a carico dei Cantoni e dei Comuni. Per questo i Cantoni interessati – Lucerna, Uri, Svitto, Nidvaldo, Obvaldo e Zugo – chiedevano maggiori competenze nella definizione dell’assistenza sociale e un adeguamento della normativa federale. Alla luce di queste rivendicazioni, il Consiglio federale intende permettere ai Cantoni di fissare, a partire da marzo 2027, lo standard di sostegno direttamente nei propri ordinamenti.

Tre possibilità

Sono ipotizzabili, stando al comunicato, tre possibilità: allineare gli standard dell’aiuto sociale a quelli applicati alla popolazione indigena e agli altri cittadini stranieri residenti, continuare a versare le prestazioni assistenziali ridotte oppure optare per una soluzione intermedia.

Se venisse abrogato lo statuto di protezione S, i rifugiati avrebbero ancora diritto al solo soccorso d’emergenza; tale diritto scatterebbe non appena una decisione individuale di allontanamento passasse in giudicato. In questo caso, il Governo intende fissare a 1.300 franchi il forfait che la Confederazione verserebbe una tantum ai Cantoni per coprire queste spese. L’abolizione dei sussidi federali per gli Ucraini che risiedono in Svizzera da più di cinque anni dovrebbe comportare per i Cantoni costi aggiuntivi pari a 300 milioni.