L'intervista

«L'obiettivo dell'AI Action Plan è esaltare il potenziale delle PMI»

In dialogo con Franziska Barmettler, CEO di digitalswitzerland
©Chiara Zocchetti
Paolo Galli
05.08.2026 06:00

L’incontro al LFF con digitalswitzerland è un appuntamento fisso. E per noi è l’occasione di riflettere sui temi relativi all’innovazione e, soprattutto, in questa particolare epoca, allo sviluppo e alla crescita dell’intelligenza artificiale. Alle discussioni di oggi (dalle 14) al Palamondo, sul tema «Framing AI: From Locarno to Geneva 2027», parteciperanno anche, tra gli altri relatori, Anna Fontcuberta i Morral, presidente del Politecnico di Losanna, il CEO del LFF, ovvero Raphaël Brunschwig, e Michel Neuhaus, a capo del settore IA di UBS. E naturalmente i vertici di digitalswitzerland, organizzazione mantello che promuove la trasformazione digitale del Paese.

Signora Barmettler, siamo a Locarno, per dieci giorni patria della creatività: l’IA per la Svizzera è più un’opportunità di innovazione o una minaccia per l’identità culturale?
«L’impiego dell’intelligenza artificiale racchiude un enorme potenziale di innovazione e creazione di valore in Svizzera. Ma non è tutto. L’intelligenza artificiale può aiutarci, ad esempio, anche a essere creativi o a promuovere l’inclusione. L’IA è uno strumento ed è fondamentale il modo in cui la utilizziamo. Mi auguro che sfruttiamo lo spirito creativo di Locarno anche per discutere di come vogliamo plasmare insieme la trasformazione digitale della Svizzera».

La popolazione svizzera è prudente: i cittadini hanno fiducia nella transizione digitale o, piuttosto, la subiscono?
«Uno studio rappresentativo, il DigitalBarometer 2026, che abbiamo condotto insieme alla Fondazione Risiko-Dialog e a Mobiliare, mostra che il rapido cambiamento è accompagnato anche da un senso di insicurezza e dal desiderio di avere il controllo sui propri dati. Allo stesso tempo, nella vita quotidiana la popolazione è molto aperta all’uso degli strumenti di intelligenza artificiale. Le persone sfruttano quindi la trasformazione digitale a proprio vantaggio. Allo stesso tempo, chiedono che le nuove applicazioni di IA si basino su condizioni quadro affidabili».

Esiste un «fossato digitale» sociale, o generazionale, nel nostro Paese? Come evitare che qualcuno rimanga escluso?
«La mia visione è più sfumata. Due terzi della popolazione utilizzano già strumenti di intelligenza artificiale. Molti di loro, tuttavia, non dispongono delle competenze di base, come ad esempio la capacità di capire quando l’IA può essere d’aiuto nella vita quotidiana e quando invece no. Per questo motivo, digitalswitzerland sta pianificando un’iniziativa formativa nazionale rivolta alla popolazione in generale, volta a colmare in modo mirato le lacune di conoscenza nell’uso pratico dell’IA. Con questa campagna desideriamo stimolare la curiosità e favorire la comprensione, l’utilizzo e la riflessione sull’IA. Allo stesso tempo, vi sono persone che non possono essere raggiunte da un’iniziativa di questo tipo e che necessitano di maggiore sostegno. In questo ambito esistono ottime offerte da parte della Confederazione e di diverse organizzazioni, che vanno rafforzate».

Un dato allarmante del DigitalBarometer rivela che un quarto della popolazione soffre di «stress o stanchezza digitale» a causa del ritmo troppo serrato dell’innovazione: la preoccupa?
«È un aspetto da prendere sul serio. Può portare a rimanere indietro sul mercato del lavoro e nella vita quotidiana, con un conseguente aumento dello stress. Nel complesso, la digitalizzazione deve essere utilizzata per risolvere i problemi esistenti e rendere le cose più semplici ed efficienti. Ad esempio, consentendo di sbrigare le pratiche burocratiche online o riducendo le attività di routine sul lavoro. Idealmente, si risparmia tempo da dedicare ad attività più appaganti. È compito di tutti noi concretizzare questi vantaggi e comunicarli meglio».

Quando prevede che l’identità elettronica entrerà nella quotidianità degli svizzeri? E quale sarà il primo immediato beneficio per la popolazione?
«L’obiettivo deve essere quello di introdurre l’e-ID il più rapidamente possibile . L’identificazione sicura e la presentazione di documenti nel mondo digitale sono più urgenti che mai, alla luce delle fake news e delle crescenti frodi online. Gli attuali ritardi sono deplorevoli, ma anche comprensibili, poiché il sistema deve soddisfare i più elevati requisiti di sicurezza. I vantaggi saranno visibili già prima dell’effettiva introduzione dell’e-ID , poiché il relativo portafoglio digitale (wallet) era già disponibile in precedenza. Esso può, analogamente a un portafoglio fisico, memorizzare diversi documenti, come l’abbonamento ai mezzi pubblici, la tessera sanitaria o la patente di guida. I vantaggi vanno quindi ben oltre l’e-ID, che, secondo tutte le previsioni, a partire dal prossimo anno potrà essere archiviata anch’essa nel portafoglio digitale».

La questione della sovranità digitale si fa sempre più urgente: fino a che punto la Svizzera è oggi in grado di garantire la propria infrastruttura digitale?
«La Svizzera ha bisogno di un dialogo costruttivo e autonomo su come dovrà essere la sua futura infrastruttura digitale. Questa discussione dovrebbe essere condotta sulla stessa scala di quelle che un tempo riguardarono la rete ferroviaria svizzera o la creazione di una rete stradale nazionale unificata. A tal fine, all’epoca furono necessari anche ingenti investimenti, di cui oggi raccogliamo i frutti. Progetti come un sistema di identificazione digitale sicuro, ma anche come lo sfruttamento del valore dei dati a livello nazionale nei settori della sanità e dell’innovazione, possono fare la differenza. Le innovazioni rese possibili dall’IA sono pilastri fondamentali per la sovranità digitale della Svizzera. Inoltre, sono necessarie misure di accompagnamento per rafforzare la resilienza digitale del Paese, come la promozione della sicurezza informatica o iniziative di dialogo come il vertice globale sull’IA che si terrà a Ginevra nel 2027, in cui la Svizzera potrà presentarsi come un Paese sicuro di sé, innovativo e affidabile nell’era digitale».

Come garantire un equilibrio tra l’esigenza di una regolamentazione etica dei dati e la necessità di non frenare la competitività delle nostre aziende?
«Seguiamo con coerenza la via svizzera come percorso pragmatico tra le dinamiche tecnologiche globali e il rigore normativo dell’AI Act dell’Unione europea. La Confederazione sta lavorando a una regolamentazione dell’intelligenza artificiale che coniughi i principi etici del Consiglio d’Europa, quali i diritti umani e la sicurezza, con un approccio favorevole all’innovazione che punti sulla responsabilità dei singoli settori. In occasione del nostro evento a Locarno discuteremo, ad esempio, con rappresentanti del settore culturale proprio su come potrebbe essere un approccio responsabile all’IA. Non consideriamo una regolamentazione etica dei dati e la competitività delle nostre imprese come elementi in contrasto, bensì come punti di forza complementari».

A proposito di aziende, in che modo lo Swiss AI Action Plan potrebbe contribuire alla digitalizzazione delle piccole e medie imprese svizzere, che rischiano altrimenti di essere superate dalle innovazioni?
«Questo è molto importante, perché l’enorme potenziale dell’IA rimane solo teoria se non viene applicato nella quotidianità delle aziende. Una leva concreta per le PMI è l’“AI Playbook”, orientato alla pratica, che abbiamo sviluppato insieme a Implement Consulting per accompagnare le aziende passo dopo passo nell’implementazione. Ma il piano d’azione va ben oltre: comprende programmi di sostegno mirati per il trasferimento diretto di tecnologia dalle università alle imprese, nonché iniziative di formazione continua su misura per il personale delle PMI, affinché le aziende più piccole possano beneficiare degli strumenti di IA più all’avanguardia e rafforzare la propria posizione di mercato senza grandi ostacoli finanziari».

Domanda molto personale: come si pone rispetto ai divieti di utilizzo dei social network ai minori che stanno studiando altri Paesi, a cominciare da Regno Unito e Francia?
«I social media comportano alcuni rischi, ma allo stesso tempo offrono ai giovani opportunità quali la partecipazione sociale, lo scambio e la creazione di reti. I divieti generalizzati non sono sufficienti in questo caso. Abbiamo piuttosto una responsabilità che richiede di essere assunta: i genitori o tutori, le scuole e gli istituti di istruzione, lo Stato, ma chiaramente anche le piattaforme stesse devono assumersi le proprie responsabilità. Anziché limitarsi a reagire in modo difensivo con i divieti, è più sensato prendere sul serio le paure esistenti e investire con coerenza nelle competenze digitali di base e nell’educazione, affinché la nuova generazione rimanga competente, critica e responsabile in merito all’uso delle piattaforme digitali».

Le farei un’ultima domanda sul Ticino. Spesso sottolineiamo la presenza di diversi attori attivi nell’ambito dell’innovazione. Qual è il ruolo del nostro cantone rispetto per esempio a realtà come Zurigo?
«Il Ticino vanta eccellenze nella ricerca sull’intelligenza artificiale, ad esempio presso l’USI, la SUPSI, l’IDSIA o la startup Artificially. La sfida ora è quella di tradurre questa ricerca di livello mondiale in innovazioni concrete ed economiche e in posti di lavoro a prova di futuro direttamente sul territorio. Se guardiamo a Zurigo, capiamo esattamente perché lì il sistema funzioni così bene: il successo si basa sull’interazione fluida e stretta tra ricerca d’eccellenza di altissimo livello, start-up orientate all’innovazione, aziende consolidate e una politica lungimirante e di sostegno. Tornando al Ticino, per un ulteriore passo in avanti, ora occorre soprattutto una leadership chiara e proattiva e una decisione precisa su cosa si voglia mettere a fuoco. Dobbiamo definire i punti di forza specifici del Ticino e occupare queste nicchie. In questo modo rafforziamo l’ecosistema locale dall’interno e colleghiamo ancora più strettamente gli attori locali con il resto della Svizzera e la scena globale. Il nostro evento al Locarno Film Festival e iniziative come gli “AI Spotlights Ticino” sono passi decisivi per aumentare la visibilità di questa regione e attrarre nuovi investimenti e talenti».

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