«L'obiettivo dell'AI Action Plan è esaltare il potenziale delle PMI»

L’incontro al LFF con digitalswitzerland è un appuntamento fisso. E per noi è l’occasione di riflettere sui temi relativi all’innovazione e, soprattutto, in questa particolare epoca, allo sviluppo e alla crescita dell’intelligenza artificiale. Alle discussioni di oggi (dalle 14) al Palamondo, sul tema «Framing AI: From Locarno to Geneva 2027», parteciperanno anche, tra gli altri relatori, Anna Fontcuberta i Morral, presidente del Politecnico di Losanna, il CEO del LFF, ovvero Raphaël Brunschwig, e Michel Neuhaus, a capo del settore IA di UBS. E naturalmente i vertici di digitalswitzerland, organizzazione mantello che promuove la trasformazione digitale del Paese.
Signora
Barmettler, siamo a Locarno, per dieci giorni patria della creatività: l’IA per
la Svizzera è più un’opportunità di innovazione o una minaccia per l’identità
culturale?
«L’impiego
dell’intelligenza artificiale racchiude un enorme potenziale di innovazione e
creazione di valore in Svizzera. Ma non è tutto. L’intelligenza artificiale può
aiutarci, ad esempio, anche a essere creativi o a promuovere l’inclusione. L’IA
è uno strumento ed è fondamentale il modo in cui la utilizziamo. Mi auguro che
sfruttiamo lo spirito creativo di Locarno anche per discutere di come vogliamo
plasmare insieme la trasformazione digitale della Svizzera».
La popolazione
svizzera è prudente: i cittadini hanno fiducia nella transizione digitale o,
piuttosto, la subiscono?
«Uno studio
rappresentativo, il DigitalBarometer 2026, che abbiamo condotto insieme alla
Fondazione Risiko-Dialog e a Mobiliare, mostra che il rapido cambiamento è
accompagnato anche da un senso di insicurezza e dal desiderio di avere il
controllo sui propri dati. Allo stesso tempo, nella vita quotidiana la
popolazione è molto aperta all’uso degli strumenti di intelligenza artificiale.
Le persone sfruttano quindi la trasformazione digitale a proprio vantaggio.
Allo stesso tempo, chiedono che le nuove applicazioni di IA si basino su
condizioni quadro affidabili».
Esiste un
«fossato digitale» sociale, o generazionale, nel nostro Paese? Come evitare che
qualcuno rimanga escluso?
«La mia visione è
più sfumata. Due terzi della popolazione utilizzano già strumenti di
intelligenza artificiale. Molti di loro, tuttavia, non dispongono delle
competenze di base, come ad esempio la capacità di capire quando l’IA può
essere d’aiuto nella vita quotidiana e quando invece no. Per questo motivo,
digitalswitzerland sta pianificando un’iniziativa formativa nazionale rivolta
alla popolazione in generale, volta a colmare in modo mirato le lacune di
conoscenza nell’uso pratico dell’IA. Con questa campagna desideriamo stimolare
la curiosità e favorire la comprensione, l’utilizzo e la riflessione sull’IA.
Allo stesso tempo, vi sono persone che non possono essere raggiunte da un’iniziativa
di questo tipo e che necessitano di maggiore sostegno. In questo ambito
esistono ottime offerte da parte della Confederazione e di diverse
organizzazioni, che vanno rafforzate».
Un dato
allarmante del DigitalBarometer rivela che un quarto della popolazione soffre
di «stress o stanchezza digitale» a causa del ritmo troppo serrato
dell’innovazione: la preoccupa?
«È un aspetto da
prendere sul serio. Può portare a rimanere indietro sul mercato del lavoro e
nella vita quotidiana, con un conseguente aumento dello stress. Nel complesso,
la digitalizzazione deve essere utilizzata per risolvere i problemi esistenti e
rendere le cose più semplici ed efficienti. Ad esempio, consentendo di sbrigare
le pratiche burocratiche online o riducendo le attività di routine sul lavoro.
Idealmente, si risparmia tempo da dedicare ad attività più appaganti. È compito
di tutti noi concretizzare questi vantaggi e comunicarli meglio».
Quando prevede
che l’identità elettronica entrerà nella quotidianità degli svizzeri? E quale
sarà il primo immediato beneficio per la popolazione?
«L’obiettivo deve
essere quello di introdurre l’e-ID il più rapidamente possibile .
L’identificazione sicura e la presentazione di documenti nel mondo digitale
sono più urgenti che mai, alla luce delle fake news e delle crescenti frodi
online. Gli attuali ritardi sono deplorevoli, ma anche comprensibili, poiché il
sistema deve soddisfare i più elevati requisiti di sicurezza. I vantaggi
saranno visibili già prima dell’effettiva introduzione dell’e-ID , poiché il
relativo portafoglio digitale (wallet) era già disponibile in precedenza. Esso
può, analogamente a un portafoglio fisico, memorizzare diversi documenti, come
l’abbonamento ai mezzi pubblici, la tessera sanitaria o la patente di guida. I
vantaggi vanno quindi ben oltre l’e-ID, che, secondo tutte le previsioni, a
partire dal prossimo anno potrà essere archiviata anch’essa nel portafoglio
digitale».
La questione
della sovranità digitale si fa sempre più urgente: fino a che punto la Svizzera
è oggi in grado di garantire la propria infrastruttura digitale?
«La Svizzera ha
bisogno di un dialogo costruttivo e autonomo su come dovrà essere la sua futura
infrastruttura digitale. Questa discussione dovrebbe essere condotta sulla
stessa scala di quelle che un tempo riguardarono la rete ferroviaria svizzera o
la creazione di una rete stradale nazionale unificata. A tal fine, all’epoca furono
necessari anche ingenti investimenti, di cui oggi raccogliamo i frutti.
Progetti come un sistema di identificazione digitale sicuro, ma anche come lo
sfruttamento del valore dei dati a livello nazionale nei settori della sanità e
dell’innovazione, possono fare la differenza. Le innovazioni rese possibili
dall’IA sono pilastri fondamentali per la sovranità digitale della Svizzera.
Inoltre, sono necessarie misure di accompagnamento per rafforzare la resilienza
digitale del Paese, come la promozione della sicurezza informatica o iniziative
di dialogo come il vertice globale sull’IA che si terrà a Ginevra nel 2027, in
cui la Svizzera potrà presentarsi come un Paese sicuro di sé, innovativo e
affidabile nell’era digitale».
Come garantire un
equilibrio tra l’esigenza di una regolamentazione etica dei dati e la necessità
di non frenare la competitività delle nostre aziende?
«Seguiamo con
coerenza la via svizzera come percorso pragmatico tra le dinamiche tecnologiche
globali e il rigore normativo dell’AI Act dell’Unione europea. La
Confederazione sta lavorando a una regolamentazione dell’intelligenza
artificiale che coniughi i principi etici del Consiglio d’Europa, quali i
diritti umani e la sicurezza, con un approccio favorevole all’innovazione che
punti sulla responsabilità dei singoli settori. In occasione del nostro evento
a Locarno discuteremo, ad esempio, con rappresentanti del settore culturale
proprio su come potrebbe essere un approccio responsabile all’IA. Non
consideriamo una regolamentazione etica dei dati e la competitività delle
nostre imprese come elementi in contrasto, bensì come punti di forza
complementari».
A proposito di
aziende, in che modo lo Swiss AI Action Plan potrebbe contribuire alla
digitalizzazione delle piccole e medie imprese svizzere, che rischiano
altrimenti di essere superate dalle innovazioni?
«Questo è molto
importante, perché l’enorme potenziale dell’IA rimane solo teoria se non viene
applicato nella quotidianità delle aziende. Una leva concreta per le PMI è
l’“AI Playbook”, orientato alla pratica, che abbiamo sviluppato insieme a
Implement Consulting per accompagnare le aziende passo dopo passo
nell’implementazione. Ma il piano d’azione va ben oltre: comprende programmi di
sostegno mirati per il trasferimento diretto di tecnologia dalle università
alle imprese, nonché iniziative di formazione continua su misura per il
personale delle PMI, affinché le aziende più piccole possano beneficiare degli
strumenti di IA più all’avanguardia e rafforzare la propria posizione di
mercato senza grandi ostacoli finanziari».
Domanda molto
personale: come si pone rispetto ai divieti di utilizzo dei social network ai
minori che stanno studiando altri Paesi, a cominciare da Regno Unito e Francia?
«I social media
comportano alcuni rischi, ma allo stesso tempo offrono ai giovani opportunità
quali la partecipazione sociale, lo scambio e la creazione di reti. I divieti
generalizzati non sono sufficienti in questo caso. Abbiamo piuttosto una
responsabilità che richiede di essere assunta: i genitori o tutori, le scuole e
gli istituti di istruzione, lo Stato, ma chiaramente anche le piattaforme
stesse devono assumersi le proprie responsabilità. Anziché limitarsi a reagire
in modo difensivo con i divieti, è più sensato prendere sul serio le paure
esistenti e investire con coerenza nelle competenze digitali di base e
nell’educazione, affinché la nuova generazione rimanga competente, critica e
responsabile in merito all’uso delle piattaforme digitali».
Le farei
un’ultima domanda sul Ticino. Spesso sottolineiamo la presenza di diversi
attori attivi nell’ambito dell’innovazione. Qual è il ruolo del nostro cantone
rispetto per esempio a realtà come Zurigo?
«Il Ticino vanta
eccellenze nella ricerca sull’intelligenza artificiale, ad esempio presso
l’USI, la SUPSI, l’IDSIA o la startup Artificially. La sfida ora è quella di
tradurre questa ricerca di livello mondiale in innovazioni concrete ed
economiche e in posti di lavoro a prova di futuro direttamente sul territorio.
Se guardiamo a Zurigo, capiamo esattamente perché lì il sistema funzioni così
bene: il successo si basa sull’interazione fluida e stretta tra ricerca
d’eccellenza di altissimo livello, start-up orientate all’innovazione, aziende
consolidate e una politica lungimirante e di sostegno. Tornando al Ticino, per
un ulteriore passo in avanti, ora occorre soprattutto una leadership chiara e
proattiva e una decisione precisa su cosa si voglia mettere a fuoco. Dobbiamo
definire i punti di forza specifici del Ticino e occupare queste nicchie. In
questo modo rafforziamo l’ecosistema locale dall’interno e colleghiamo ancora
più strettamente gli attori locali con il resto della Svizzera e la scena
globale. Il nostro evento al Locarno Film Festival e iniziative come gli “AI
Spotlights Ticino” sono passi decisivi per aumentare la visibilità di questa
regione e attrarre nuovi investimenti e talenti».
