Il punto

L'ombra del terrorismo torna ad allungarsi sul Regno Unito: sventato un attentato alla base RAF di Fairford

L'operazione, scattata prima dell'alba, ha portato all'arresto di 5 uomini le cui identità e nazionalità restano al momento coperte dal riserbo
Ats
27.09.2026 19:51

L'ombra del terrorismo torna ad allungarsi sul Regno Unito e sull'occidente, intrecciata (forse) con quella della guerra di Usa e Israele all'Iran.

Un terrorismo vecchia maniera, fatto di minacce dinamitarde, secondo i sospetti della polizia britannica, intervenuta per sventare in extremis i presunti piani di un attentato contro la base aerea della RAF di Fairford, nella contea inglese del Gloucestershire.

Base condivisa da decenni con il grande alleato americano e messa a disposizione anche per i decolli dei bombardieri che da mesi prendono di mira Teheran e dintorni su ordine del 'supreme commander' Donald Trump: lo stesso Trump che in queste ore di campagna elettorale di Midterm non ha perso tempo a intestarsi parte dei meriti di un blitz frutto della «grande collaborazione» con Londra.

L'operazione, scattata prima dell'alba, ha portato all'arresto di 5 uomini le cui identità e nazionalità restano al momento coperte dal riserbo: accusati dapprima di violazione della legge sugli esplosivi (Explosives Act) dalla Gloucestershire Police e poi formalmente di «pianificazione di un attacco terroristico» dai vertici dell'antiterrorismo di Scotland Yard, subentrata a stretto giro nel coordinamento delle indagini.

Lo scenario è stato quello di un'allerta rossa. Con la base isolata e posta in stato di massima «vigilanza», mentre gli agenti fermavano i sospetti a bordo di tre grandi furgoni bianchi diretti proprio verso la struttura militare. Furgoni sottoposti poi per ore a verifiche condotte con tutte le precauzioni del caso. A partire dall'intervento dei team di artificieri dell'Army's Explosive Ordinance Disposal con i loro mezzi blindati e un robot attrezzato per cercare a distanza tracce di esplosivo senza mettere a rischio operatori umani.

«I 5 arrestati restano in custodia», ha dichiarato la vicecapo di Scotland Yard, Vicki Evans, che è anche comandante nazionale dell'antiterrorismo nel Regno Unito, abbottonata dietro la prudenza di un'investigazione «in fase iniziale» nel suo rifiuto di avanzare in pubblico congetture affrettate sulla matrice dell'accaduto.

Di certo si tratta comunque di «un incidente grave», segnato fra l'altro da ore di angoscia per la comunità del villaggio di Whelford, nel cuore bucolico delle Cotswolds, evacuata da tutte e 85 le case che ne fanno parte. Persone sottratte di primissima mattina alla quiete abituale - alcuni sorpresi nel sonno, dopo che uno di loro aveva visto passare i van sospetti e chiamato le forze dell'ordine - da frotte di poliziotti armati piombati a bussare di porta in porta.

Per essere trasferite poi in fretta e furia, come ha raccontato Julian Tudsbery, uno dei residenti, in un centro sportivo poco lontano: ricovero di sicurezza in cui hanno trascorso l'intera giornata mentre il perimetro attorno al vicino viottolo in cui i furgoni erano stati bloccati rimaneva cordonato per un raggio di 400 metri.

Aggiornato di minuto in minuto da Liverpool, a margine della (movimentata) inaugurazione del suo primo congresso da leader, il premier Andy Burnham ha dal canto suo elogiato la rapidità d'intervento delle forze di sicurezza, al pari della titolare dell'Interno, Shabana Mahmood, e di quello della Difesa, Wes Streeting, in attesa di convocare una riunione ad hoc del comitato delle emergenze Cobra. Anche lui ha invocato cautela, per bocca di una portavoce, su qualunque illazione a «indagini in corso».

Mentre da un campo di golf presso Chicago il presidente Trump non si è fatto pregare a dire la sua: per asserire che quel piano terroristico era «sotto indagine» da tempo e mirava a «causare gravi danni ai nostri aeroporti». Sky News Uk ha d'altronde fatto già trapelare a sua volta informazioni ufficiose secondo cui gli apparati di Sua Maestà stanno in effetti verificando la pista di potenziali legami dei fermati con l'Iran; magari, con emissari dei pasdaran della Guardia Rivoluzionaria Islamica, recentemente sanzionati in blocco da Londra sullo sfondo di una serie di accuse di sospetti atti ostili in territorio britannico (non dissimili da quelle rivolte alla Russia).

Ipotesi rilanciata da James Landale, diplomatic correspondent della Bbc, sulla base dei moniti lanciati a più riprese da quando l'ex premier Keir Starmer autorizzò mesi fa Washington a usare basi come Fairford per azioni belliche (definite eufemisticamente «difensive») anti-iraniane. Fino al comunicato di luglio del ministero degli Esteri di Teheran in cui si accusava il Regno di «complicità in crimini di guerra» e si avvertiva: «Chiunque partecipi, in qualsiasi maniera, all'aggressione militare contro l'Iran porterà la responsabilità delle conseguenze delle proprie decisioni».