L’Orso d’oro a Ilker Çatak

«Yellow letters» del regista tedesco Ilker Çatak ha vinto l'Orso d'oro della 76esima edizione della Berlinale, la cui giuria è stata presieduta dal regista Wim Wenders.
Il gran premio della giuria è andato al film «Kurtulus» del regista turco Emin Alper, mentre l'Orso d'argento del premio della giuria è andato a «Queen at Sea» del regista americano Lance Hammer.
«Il tuo film è una terrificante premonizione che guarda al futuro prossimo che potrebbe accadere anche nei nostri paesi, è entrato nella pelle di tutti noi che vediamo i segni del dispotismo nel nostro paese o nel nostro vicinato, questo film sarà compreso in tutto il mondo», ha detto Wenders motivando la scelta della giuria. «Hai realizzato un magnifico film contemporaneo impeccabile nei dialoghi, nella recitazione e nel modo in cui lo hai girato e montato.»
Nel corso della serata conclusiva, cercando di superare le polemiche che hanno accompagnato questa edizione della rassegna cinematografica, Wenders ha affermato che «le cause condivise hanno una migliore possibilità di resistere al vento sempre mutevole del consumo di astrazione e sovrasaturazione. Il cinema è più resistente all'oblio e certamente più longevo della breve durata dell'attenzione che offre internet».
L'intera cerimonia è stata segnata da interventi politici e, in particolare, dalla situazione a Gaza, con le parole di Marie-Rose Osta, che con «Yawman ma walad - Someday a Child» ha vinto l'Orso d'oro per il miglior cortometraggio, e di Abdallah Alkhatib, che con «Chronicles From the Siege» ha vinto il premio per la migliore opera prima. Al termine del suo intervento c'è stato anche un battibecco con una parte del pubblico che ricordava di liberare anche Gaza da Hamas.
In apertura Tricia Tuttle, direttrice artistica della Berlinale, aveva affermato che «un festival come questo non può e non risolve i conflitti del mondo, ma è uno spazio dove possiamo portare complessità e possiamo ascoltarci a vicenda e umanizzarci a vicenda e penso che questa complessità si rifletta davvero non solo nei film che non offrono una sola prospettiva, ma tutti i film condividono qualcosa».
Wenders ha anche ricordato che «alla Berlinale il linguaggio della politica è sempre stato presente, poiché Berlino è sempre stata ed è ancora un luogo enormemente politicizzato''.
Insieme al regista tedesco di 80 anni hanno fatto parte della giuria Min Bahadur Bham, Bae Doona, Shivendra Singh Dungarpur, Reinaldo Marcus Green, Hikari ed Ewa Puszczyńsk.