L’UDC: «Ecco perché va messo un tetto alla popolazione»

«Nell’arco di 12 anni, la popolazione residente permanente è aumentata di un milione di persone. Questa immigrazione incontrollata deve essere frenata». Anche l’UDC ha lanciato la volata in vista della votazione popolare del 14 giugno. Con l’iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni!», il partito è al terzo tentativo di limitare l’immigrazione. La prima fu nel 2014 con l’iniziativa contro l’immigrazione di massa, la seconda nel 2020 con l’iniziativa per la limitazione. Ieri come oggi, il bersaglio grosso, anche se stavolta non immediato, è sempre la libera circolazione delle persone. Il criterio decisivo è il numero di residenti, che prima del 2050 non dovrà superare i 10 milioni. L’accordo con l’UE dovrà essere denunciato se due anni dopo il primo superamento di questa soglia, il limite di 10 milioni non sarà ancora rispettato.
Limitare la popolazione a 10 milioni entro il 2050, hanno detto i promotori ieri a Berna, significa garantire salari dignitosi, preservare l’ambiente ed evitare il sovraccarico delle infrastrutture. Stando al Comitato che si batte per il sì, a fine del 2025 la Svizzera contava circa 9,1 milioni di abitanti e, dall’introduzione della libera circolazione (1999) sono arrivati nel Paese 1,5 milioni di immigrati, pari a oltre 100 mila ogni anno, provenienti dall’Unione europea, da Paesi terzi e attraverso il canale dell’asilo.
Perso il controllo
«Abbiamo perso il controllo», ha dichiarato il consigliere nazionale Thomas Matter (ZH), che figura fra gli ideatori dell’iniziativa, concepita nell’estate del 2022 nel ristorante dell’ex-presidente del partito Toni Brunner, a Ebnat-Kappel (SG) . «Le conseguenze negative di questa immigrazione sfrenata si fanno sentire ogni giorno: carenza di alloggi, affitti sempre più cari, massiccia cementificazione del territorio. Traffico e treni sempre più affollati e aumento della criminalità», ha proseguito il vicepresidente dell’UDC. «Il sistema sanitario è al limite, i costi sono diventati insostenibili e la qualità dell’istruzione nelle scuole è in calo» ha aggiunto Matter, sostenendo che «molti si sentono sempre più stranieri nel proprio Paese».
«Vogliamo una Svizzera vivibile. Vogliamo che anche le generazioni future possano vivere nel benessere, nella pace e circondati da un bel paesaggio», gli ha fatto eco il collega al Nazionale Marcel Dettling (SZ), presidente del partito. «Più persone significa anche un approvvigionamento alimentare più precario per l’intera popolazione», ha evidenziato. «Ogni secondo scompare circa un metro quadrato di superficie verde. La nostra bella Svizzera viene cementificata», ha aggiunto Dettling.
Criminalità importata
Il Comitato ha inoltre parlato di «criminalità importata», citando alcune cifre pubblicate dall’Ufficio federale di statistica. «In particolare le donne, le città e i Cantoni di confine sono colpiti dalla perdita di sicurezza. La violenza aumenta, così come determinate forme di criminalità, come le lesioni corporali e le aggressioni sessuali», ha dichiarato la consigliera nazionale ginevrina Céline Amaudruz, elencando alcuni titoli di cronaca delle scorse settimane per indicare come la maggior parte degli autori di crimini in Svizzera provengano dall’estero, in particolare dal Maghreb per quanto riguarda i crimini commessi nei Cantoni romandi, stando ad Amaudruz. Sandra Sollberger, consigliera nazionale (BL) e imprenditrice, ha invece illustrato come «l’immigrazione incontrollata pesa direttamente sulla nostra vita quotidiana, ogni giorno, in tutto il Paese. Sul tragitto verso il lavoro, mentre facciamo acquisti, durante una gita in famiglia: le nostre strade sono intasate, i nostri treni sono sovraffollati. Noi artigiani sappiamo bene cosa significa. Restiamo bloccati nel traffico invece di lavorare dai clienti», ha detto.
Pressione sui salari in Ticino
Da parte sua, il consigliere agli Stati Marco Chiesa ha spiegato il suo sì all’iniziativa dal punto di vista ticinese. «Noi ticinesi conosciamo da tempo le conseguenze di un’immigrazione incontrollata e del caos nel settore dell’asilo. Per noi non è teoria. Non è un dibattito accademico. È realtà vissuta sulla nostra pelle», ha detto il «senatore» luganese. «Quello che oggi molti Cantoni iniziano appena a percepire, in Ticino lo viviamo da anni. Abbiamo visto cosa succede quando la pressione migratoria supera la capacità di assorbimento di una regione», ha proseguito Chiesa. «Abbiamo visto cosa significa vivere in una regione in cui l’aumento dei frontalieri e della manodopera importata non porta stabilità, ma insicurezza», ha reiterato, sottolineando che a sud delle Alpi «il massiccio aumento della concorrenza sul mercato del lavoro ha fatto sì che i salari venissero costantemente spinti verso il basso». «Se, grazie alla libera circolazione delle persone, le aziende possono attingere a un enorme potenziale esterno e a basso costo di manodopera, il lavoratore residente perde potere contrattuale, soprattutto il ceto medio», ha aggiunto Chiesa.
Livello ragionevole
Secondo i promotori, la Confederazione necessita quindi di «un’immigrazione ragionevole». Stando ai democentristi «anche con l’accettazione dell’iniziativa, potrebbero comunque immigrare in Svizzera ancora circa 40 mila lavoratori qualificati e altre persone all’anno» (ndr questa cifra moltiplicata per 24 anni da qui al 2050 dà quasi 1 milione di abitanti, limite massimo ammissibile per gli iniziativisti). Per l’UDC è un numero più che sufficiente. Si tratta di molte più persone di quante «il Consiglio federale ci aveva promesso prima della libera circolazione delle persone con l’UE (ndr 8 mila), hanno affermato i promotori.
Qualora la proposta di modifica costituzionale venisse accolta da popolo e Cantoni il prossimo 14 giugno, spetterebbe all’Esecutivo e al Parlamento adottare le contromisure richieste dagli iniziativisti, in particolare nel settore dell’asilo e del ricongiungimento familiare, e questo già a partire da 9,5 milioni di residenti. In caso di un sì alle urne, Berna dovrebbe inoltre rivalutare accordi internazionali, tra cui la libera circolazione con l’UE.