Lui, lei e l'altra: tutti in aula per un maxitraffico di droga

Ci sono uno svizzero, un’italiana e un’ungherese, ma purtroppo non è una barzelletta. Tredici chili di cocaina, quattro di anfetamine, tre e mezzo di eroina: questo il quantitativo totale di droga trasportato e in gran parte venduto in Svizzera dai protagonisti della nostra storia, processati alle Criminali di fronte al giudice Marco Villa, ai giudici a latere Fabrizio Filippo Monaci e Renata Loss Campana e a sei assessori giurati.
Su una cosa è sincero
L’atto d’accusa firmato dal procuratore pubblico Roberto Ruggeri parla di una serie di viaggi fra il nord (Olanda e Belgio) e il sud Europa (Italia, passando dal valico di Chiasso, fino all’arresto) effettuati con lo stupefacente nascosto nell’auto per conto di una non meglio precisata banda albanese. Una banda con cui il cittadino svizzero, un ex impreditore di settantadue anni, ha raccontato di aver avuto un debito di ventimila franchi. L’uomo ha ammesso di aver trasportato e smerciato la droga (che consumava tra l’altro, come le altre due accusate) mentre non ha riconosciuto un’altra imputazione a suo carico: quella di truffa e falsità in documenti per aver ottenuto, dichiarando dati inveritieri, un credito Covid più elevato del dovuto per la sua azienda.
Criptica la sua risposta su cosa farà una volta uscito dal carcere. «Ho alcune idee per avviare una nuova attività - ha raccontato a Villa - ma non voglio dirgliele; tutto legale comunque». È sembrato trasparente e sincero solo quando ha dichiarato di voler sposare la sua compagna, la cittadina ungherese. «Da parte mia la volontà c’è, ma dipende da lei». Sfumature rosa di una storia in cui domina il nero.
Tradita dalla gelosia
Lei, trentatré anni, ha detto che accetterebbe di passare la vita con il compagno correo. La ragazza, con un passato difficile alle spalle e problemi di salute, è venuta in Svizzera per lavorare ed è finita a fare la escort. Uno dei suoi primi clienti è stato proprio il settantaduenne, con cui è poi nata una relazione affettiva.
Il sentimento potrebbe esserle fatale, giuridicamente parlando: la giovane ha infatti raccontato di aver partecipato ai viaggi della droga per gelosia, visto che fino a quel momento l’imprenditore era sempre stato accompagnato da una sua amica, la cittadina italiana. In aula, comunque, la trentatreenne ha dichiarato di aver scoperto dello stupefacente solo durante il secondo viaggio. E il suo partner l’ha difesa: «Non le avevo detto nulla».
O è sprovveduta, o mente
Siamo alla terza imputata, una trentanovenne disoccupata che in fase d’inchiesta ha dichiarato di non aver saputo della droga. «Dopo due anni di pandemia volevo solo uscire, vedere posti nuovi e fare compagnia al mio amico. Non c’era niente fra noi, ma ci divertivamo insieme. Al secondo viaggio - ha aggiunto - ho pensato anch’io che stessimo trasportando droga, ma a lui non ho fatto domande: non mi interessava».
«O lei è la persona più sprovveduta sulla terra - le ha risposto il giudice - o mente». La stessa impressione, Villa l’ha avuta anche per gli altri imputati. «La Corte si farà qualche domanda su quanto gli accusati sono credibili - ha ammonito - e questo potrà avere conseguenze sulle pene. Di credibilità e onestà nelle risposte, oggi, non ne ho vista molta».
Ventisei in tutto
A proposito di pene, Ruggeri ha chiesto condanne a 12 anni e mezzo per l’imprenditore, 9 anni e mezzo per l’amica italiana e almeno 4 anni per la compagna ungherese. Nella giornata di domani termineranno le arringhe dei difensori (gli avvocati Marco Masoni, Elisa Travella e Sandra Xavier) e poi si saprà quando verrà comunicata la sentenza.
