Lupi, il «modello svedese» sarà realtà anche in Svizzera

È stato definito un cambio di paradigma nella gestione del lupo in Svizzera: in futuro, al posto di una regolazione reattiva (basata prevalentemente sui danni che i lupi provocano) si dovrà stabilire un numero massimo di grandi predatori. Non sarà un vero e proprio fuoco libero, ma quasi: al superamento di una determinata soglia, i Cantoni dovranno ottenere il via libera dalla Confederazione e potranno poi abbattere singoli esemplari o interi branchi.
È il cosiddetto «modello svedese»: il Governo di Stoccolma aveva deciso di ridurre il numero di lupi da circa 300 a un massimo di 170. La decisione era però stata bloccata da un tribunale e criticata dalla Commissione europea: nel corso dell’estate, la soglia è stata fissata a 220 lupi.
Peculiarità territoriali
E in Svizzera? Oggi, il Consiglio nazionale ha definitivamente adottato (116 voti contro 73 e sei astensioni) una mozione del «senatore» ticinese Fabio Regazzi (Centro) che va proprio in questa direzione: il Consiglio federale dovrà ora adottare le necessarie basi legali affinché sia consentito l’abbattimento di singoli lupi, o di branchi, al superamento di una determinata soglia. Per Regazzi, però, questo numero deve essere «determinato in accordo con i Cantoni e tenendo conto delle peculiarità territoriali, ambientali e socio-economiche delle singole regioni».
Negli ultimi anni la popolazione di lupi è cresciuta a dismisura in Svizzera, passando da una decina di esemplari (nel 2010) a circa 350 (a fine 2025), distribuiti su 43 branchi presenti in vari Cantoni. Lo ha reso noto la Fondazione Kora lo scorso mese di giugno.
Due livelli: nazionale e regionale
Il Nazionale, in realtà, già lo scorso aprile si era detto favorevole a una mozione identica, presentata da un altro deputato ticinese, Alex Farinelli (PLR). Ora, il Consiglio federale dovrà rendere realtà questa proposta. Ma quali criteri saranno presi in considerazione? Ci sarà un numero fissato a livello regionale, cantonale oppure federale? Su questo punto, l’atto parlamentare lascia ampio margine di manovra al Consiglio federale. Per Farinelli, però, non deve esserci un meccanismo con troppi criteri. «Altrimenti renderemmo tutto più difficile, anziché semplificare la regolazione dei lupi».
A suo avviso, servirebbero due livelli: «Inizialmente la soglia dovrebbe essere fissata a livello nazionale. Si stabilisce quanti esemplari si ritengono necessari per la conservazione della specie in Svizzera. Poi, però, ci deve essere anche un ragionamento regionale, per evitare che siano tutti concentrati nella stessa regione (ad esempio in Ticino, in Vallese o nei Grigioni, ndr)», spiega il consigliere nazionale ticinese al Corriere del Ticino.
«Dobbiamo intervenire»
Il «ministro» dell’Ambiente, Albert Rösti, dal canto suo, non intende definirlo un cambio di paradigma. «Ai fini della conservazione della specie, esiste un numero minimo di branchi: dodici, distribuiti in diverse regioni. Se questo numero di branchi viene superato, esiste la possibilità di abbatterli nelle aree in cui i branchi rappresentano un pericolo», ha detto oggi nell’aula del Nazionale, dicendosi favorevole all’idea di introdurre una soglia. «Dobbiamo intervenire», ha aggiunto Rösti, definendo «sensata e proporzionata» questa misura.
Di tutt’altro avviso è invece il consigliere nazionale Hasan Candan (PS/LU), secondo cui la protezione del bestiame «non è garantita dal numero di lupi abbattuti, ma da efficaci misure di protezione». A suo avviso, è proprio su questo aspetto che devono concentrarsi gli allevatori. Inoltre, sostiene, «l’attuale sistema di gestione dei lupi include già numerosi nuovi strumenti. Ma la loro efficacia deve ancora essere valutata». È quindi presto per una sorta di riforma che prevede la regolazione del lupo sulla base del numero e non in base ai danni provocati (o a una possibile minaccia concreta).
La gestione del lupo in Svizzera, in ogni caso, resterà d’attualità (vedi box). Fino a quando? «Fintanto che l’agricoltura di montagna sarà minacciata, la gestione del grande predatore rimarrà una priorità», afferma senza giri di parole Farinelli. «Nel momento in cui si riuscirà a ridurre il numero di esemplari, così da alleggerire la pressione sull’agricoltura di montagna, probabilmente la politica federale non avrà più la necessità di intervenire».
