Consiglio federale

L’uscita di scena di Rickli mette l’UDC sotto pressione

La consigliera di Stato zurighese ha rinunciato alla corsa per la successione di Parmelin Per il partito la situazione si fa più difficile – Fra i possibili pretendenti svizzero-tedeschi restano Matter e Gallati
©ENNIO LEANZA
Giovanni Galli
19.10.2026 23:34

Guy Parmelin aveva auspicato un cambio generazionale al femminile per la sua successione in Consiglio federale, facendo tre nomi: Esther Friedli (SG), Natalie Rickli (ZH) e Céline Amaudruz (GE). Di queste, solo la vicepresidente del partito e consigliera nazionale ginevrina si è candidata. La «senatrice» sangallese, 49 anni, si è subito chiamata fuori, dicendo di volersi concentrare sul mandato di consigliera agli Stati. Ieri anche Rickli, nonostante i pressanti inviti a farsi avanti, espliciti e dietro le quinte, ha rinunciato alla corsa per il Governo a Berna. Con la consigliera di Stato zurighese esce di scena uno dei principali possibili pretendenti al secondo seggio UDC. Rickli, 50 anni, direttrice cantonale della Sanità dal 2019, ha  spiegato la sua scelta in un’intervista alla NZZ: «Sono giunta alla conclusione di voler continuare ad assumere le mie responsabilità nel Canton Zurigo. La prossima primavera (ndr.  il 4 aprile), solo tre dei sette membri del Governo cantonale si ripresenteranno alle elezioni. Soprattutto sono l’unica esponente di un partito borghese a farlo. Voglio fare la mia parte per garantire che il Governo rimanga borghese».

Le alternative

Rickli ha comunque espresso le sue preferenze in vista della designazione dei candidati ufficiali . Ha auspicato che si trovi un altro consigliere federale di Zurigo – il Cantone economicamente più forte e anche più popoloso non è più presente in_Governo dalla partenza di Ueli Maurer – e ha detto che se l’altro vicepresidente del partito Thomas Matter (60) si candidasse lo sosterrebbe. Al di fuori di Zurigo, ha definito «promettente» il suo omologo argoviese Jean-Pierre Gallati (60),competente sia in ambito sanitario sia di migrazione, asilo e difesa.

Per ora una sola concorrente

Ad oggi, l’unica persona in corsa per il ticket UDC è Amaudruz (47), che ha sempre meno avversari. Venerdì ha rinunciato il consigliere nazionale  vodese Yvan Pahud (46) e ieri il consigliere di Stato svittese  André Rüegsegger (50).  In questi giorni si attende una risposta anche dal friburghese Nicolas Kolly (40) e dal lucernese Franz Grüter (63).  In Romandia c’è chi auspica un ticket esclusivamente francofono, mentre lo stesso Pahud ha spiegato la sua rinuncia  dicendo che sarebbe un errore strategico moltiplicare le candidature; per la difesa del seggio di Parmelin bisognerebbe puntare su una sola persona, Céline Amaudruz. A parte Matter, che sta riflettendo, c’è attesa anche per quanto farà il consigliere nazionale turgoviese Pascal Schmid (50), responsabile per la politica d’asilo all’interno del gruppo parlamentare e apprezzato da Christoph Blocher per le sue posizioni. Una preferenza che lo potrebbe premiare internamente ma che rischierebbe di pesare in sede di elezione, come era successo a Thomas Aeschi nel 2015. Il termine per la presentazione delle candidature scadrà venerdì 23, dopodiché la palla passerà a una commissione di selezione e infine al gruppo parlamentare. La scelta dei candidati ufficiali – due o tre non è ancora stato deciso – è in agenda il 20 novembre. L’Assemblea federale deciderà il 9 dicembre.

Nel mirino della stampa

Sabato scorso a Bulle, all’assemblea dei delegati, il tema della successione in Governo non era all’ordine del giorno, ma è stato il classico convitato di pietra delle discussioni informali. Nel fine settimana, la stampa svizzero-tedesca ha messo in luce i punti deboli di Amaudruz: il caso di guida in stato di ebrietà del 2016 (costatole una condanna penale), i trascorsi con la Finma dell’ex Banca Reyl (per cui lei ha lavorato), la sua insufficiente familiarità con il tedesco parlato, la mancanza di esperienza esecutiva e il suo stile di condotta. Ma l’aspetto centrale messo in evidenza è la posizione implicitamente ricattatoria che Amaudruz e la sezione dell’UDC_ginevrina avrebbero assunto dicendo che l’esclusione di un esponente romando dal ticket sarebbe un segnale negativo per la Svizzera di lingua francese.

Evocati rischi di rottura

Una mossa che condiziona le scelte del gruppo e che potrebbe anche creare divisioni interne proprio nell’anno delle elezioni federali. Questo atteggiamento ha infastidito alcuni esponenti della Svizzera tedesca, in particolare gli ambienti che dopo l’era Parmelin vorrebbero rivedere a Berna, accanto ad Albert Rösti, un secondo tedescofono, che diversamente da Amaudruz dia anche più garanzie di rappresentare in Governo la linea del partito. A Zurigo in particolare si fremeva, e si freme oggi a maggior ragione, per trovare un’alternativa alla consigliera nazionale ginevrina. Roger Köppel, direttore della Weltwoche, giornale «portavoce» dei falchi del partito, la settimana scorsa aveva messo le mani avanti dicendo che Amaudruz è inadatta al ruolo di consigliera federale. Dopo la rinuncia illustre di Rickli, che sulla Limmat era  considerata da molti la candidata ideale, si può presumere che le ricerche di un’alternativa stiano procedendo in modo febbrile; un po’ come era successo l’anno scorso nel Centro, quando a parte il presidente dei contadini Markus Ritter nessun esponente del partito voleva candidarsi alla successione di Viola Amherd. A togliere le castagne dal fuoco aveva poi pensato l’ora consigliere federale Martin Pfister.

Un «tricket» con Chiesa?

Nella corsa per un posto sul ticket si potrebbe inserire anche  Marco Chiesa. Venerdì scorso a Radar, su TeleTicino, il consigliere nazionale Paolo Pamini aveva affermato che una discesa in campo dell’ex presidente nazionale del partito è tutt’altro che fantapolitica. Un’eventualità, che ieri non hanno escluso i colleghi della deputazione ticinese  Giorgio Fonio (Centro), Simone Gianini (PLR) e Bruno_Storni (PS). Quest’ultimo ha parlato di un possibile «tricket», con un candidato per ogni regione linguistica.   «Le probabilità di elezione di un secondo ticinese in Consiglio federale sono molto basse», ha detto la capogruppo dei Verdi Greta Gysin, «anche perché significherebbe rimanere con una sola persona dalla Romandia e considerata la dimensione della Svizzera francese penso che non sarebbe opportuno».