Ma, quindi, dove si trovava Donald Trump l'11 settembre?

«Sono stato portato via dai vigli del fuoco dopo l'attacco»: questo il racconto del presidente americano Donald Trump sui concitati momenti che seguirono la tragedia dell'11 settembre. Dichiarazioni che sono tornate alla ribalta in queste ore, a soli due giorni dal 25.esimo anniversario dell'attacco terroristico che sconvolse non solo gli Stati Uniti ma il mondo intero. Sì, perché secondo alcuni media statunitensi, queste dichiarazioni sarebbero false. L'allora futuro presidente americano è stato davvero sfiorato da quel terribile attacco o ha deciso di raccontare una storia un po' «romanzata»?
A chilometri di distanza
Riavvolgiamo il nastro e cerchiamo di capire meglio quanto accaduto. Partendo dalla giornata di ieri, martedì, quando Trump ha raccontato alla Casa Bianca - in occasione di un evento dedicato ai primi soccorritori dell'11 settembre - la sua versione sui momenti immediatamente successivi alla tragedia, spiegando di essere stato portato via dai vigili del fuoco «per il timore di un imminente crollo di un edificio dopo l'attacco». Secondo la CNN, però, le cose non sarebbero andate proprio così. Sebbene si ritiene che ci possano essere «elementi di verità» in questa versione, della quale il presidente ha già parlato pubblicamente senza però fornire prove a sostegno, le dichiarazioni del Tycoon «sono, nel migliore dei casi, fuorvianti». Per l'emittente americana, infatti, Donald Trump l'11 settembre non solo non si trovava nei pressi del World Trade Center, ma era addirittura «a chilometri di distanza» e «non venne portato via da nessun edificio vicino a Ground Zero».

«Era un privato cittadino»
La CNN, per vederci più chiaro, ha quindi chiesto direttamente alla Casa Bianca alcune prove che supportassero la versione fornita dal presidente o qualsiasi dettaglio su quanto accaduto in quella circostanza. Ma queste informazioni non sono state fornite. L'amministrazione ha reso una dichiarazione stringata in un'e-mail: «All'epoca era un cittadino privato, non tutto ciò che ha fatto era documentato». Sulla questione però è poi tornato il portavoce ufficiale della Casa Bianca Davis Ingle con toni decisamente meno pacati. «Il presidente ha trascorso la mattinata a rendere omaggio agli eroici soccorritori che hanno dato la vita al servizio degli altri negli attacchi dell'11 settembre e a onorare le loro incredibili famiglie. Il presidente stava raccontando la sua esperienza di una città scossa immediatamente dopo e nei giorni e nelle settimane successive agli orribili attacchi. Il fatto che i media in difficoltà stiano usando questo per cercare di attaccarlo è una vergogna e un ulteriore motivo per cui la fiducia degli americani nei media è ai minimi storici»
Parole e video
A rincarare la dose, è stato poi ieri sera lo stesso Trump intervenendo con un post pubblicato sul proprio social media Truth nel quale ha affermato che «tutto ciò che ho detto era esattamente accurato», ribandendo la correttezza della sua versione fornita in occasione dell'evento alla Casa Bianca e attaccando i media che avevano messo in dubbio le sue parole. Non solo. Nel suo lungo post, con tanto di video dell'epoca allegato, il Tycoon ha voluto ribadire diversi punti. «Un giornale in declino ha scritto un articolo sostenendo che non ero al World Trade Center dopo la tragedia dell'11 settembre, perché nessuno mi ha visto lì. Beh, non penso che sarei stato il primo pensiero nella mente di chiunque, ma c'ero. Ovviamente non lo stesso giorno del crollo, ma poco dopo, con un gruppo di lavoratori edili. Ne ho parlato durante il mio Discorso all'Ellipse, a Washington, D.C., per Tunnel to Towers. Tutto ciò che ho detto era esattamente accurato. E, per dimostrarlo, allego la clip di me lì con numerosi membri del mio staff, incluso il mio allora sapo della Sicurezza, Matthew Calamari, che ha confermato quel viaggio molto triste a Lower Manhattan molte volte, a molti giornalisti diversi, ma questa è una storia che semplicemente non vuole morire. Le fake news non vogliono ascoltare, nemmeno quando sanno che la loro storia è falsa. Ecco perché i loro indici di gradimento sono al minimo storico, ma i miei sono molto alti!».
L'impressione di essere lì
Per la CNN, tuttavia, il presidente avrebbe «lasciato intendere» di essere stato portato in salvo il giorno tragedia e questo «iniziando la storia dicendo di essere andato a Ground Zero subito dopo che è successo (l'attacco, n.d.r.)». E ancora: «Trump non ha specificato quando i pompieri lo avrebbero aiutato, ma iniziando la storia in quel modo ha almeno lasciato aperta l'impressione di essere stato portato in salvo il giorno stesso dell'attacco. Ma ciò non poteva accadere perché in quel momento era a chilometri di distanza, alla Trump Tower nel centro di Manhattan». Un altro punto sollevato dall'emittente americana riguarda i momenti successivi all'attacco, che in un'occasione il Tycoon avrebbe detto di aver vissuto in prima persona. «Questa volta Trump non ha detto esplicitamente che lui o i suoi operai hanno aiutato a rimuovere le macerie o hanno dato assistenza nel salvataggio e nel recupero di Ground Zero. Eppure, in passato Trump ha fatto affermazioni esplicite in tal senso (...). Vale quindi la pena far notare che non ha mai presentato prove a sostegno delle sue affermazioni di aver lavorato a Ground Zero o organizzato un gruppo che lavorasse nel sito, figurarsi il gruppo di 100 lavoratori di cui aveva parlato in un'occasione precedente».
