Macron ci riprova, ma la strada per Mosca è lunga

Un tavolo lungo sei metri, per due metri e mezzo di larghezza. Bianco, ovale, costruito a Cantù. Vladimir Putin ed Emmanuel Macron dialogavano, seduti alle due estremità. Ma tra loro la distanza era più ampia di quel che già non sembrasse. Era il 7 febbraio del 2022. Pochi giorni dopo, il 24, il presidente russo avrebbe annunciato l’inizio dell’«operazione speciale» in Ucraina, un’invasione in piena regola, partendo dal Donbass con l’idea di arrivare fino al cuore del Paese, alla sua capitale, Kiev. Un incontro, quello del 7 febbraio del 2022, durato cinque ore, a cui seguì una cena che ebbe come piatto forte stufato di renna. Macron parlò di «segnali di de-escalation» e lasciò trapelare un certo ottimismo. «Ci sono prime convergenze sulle posizioni, e i prossimi giorni saranno determinanti». Putin, allora, definì Macron come un «interlocutore privilegiato». Poi qualcosa si è rotto. Sì, è esplosa una guerra.
«Dietro l’angolo»
Tre anni di silenzio - l’ultima discussione, l’11 settembre del 2022, sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia -, di accuse, di offese, poi lo scorso anno ci fu una telefonata, di oltre due ore. Il 1. luglio 2025 i due parlarono, però, più che altro, di un coordinamento sul controllo del programma nucleare iraniano. Avevano citato anche la questione ucraina, ma senza risultati, senza punti di incontro possibili. Putin, in quella occasione, anzi ribadì la volontà di parlare di pace basandosi però «sulle nuove realtà territoriali». Anche in quel caso accusò l’Occidente di essere la causa di tutto. Macron, dopo quella telefonata, chiamò subito Volodymyr Zelensky. Garantì al presidente ucraino un appoggio totale, al di là della ripresa del dialogo con Putin. Una ripresa che non portò a nulla. E oggi? Macron ci riprova. Lo aveva già annunciato lo scorso mese di dicembre. E ora vuole arrivare fino in fondo, forse per riportare l’Europa al tavolo delle discussioni, in un ruolo centrale. Ma il rischio è altissimo. Oggi, in un’intervista pubblicata, tra gli altri, anche da Le Monde, ha indicato di non volere troppi interlocutori, bensì un incontro «ben organizzato». Dall’altra parte, sa di poter trovare una risposta gelida. «Cosa ho ottenuto per ora? La conferma che la Russia non vuole la pace adesso. Ma, soprattutto, abbiamo ricostruito questi canali di comunicazione a livello tecnico». Insomma, è già qualcosa. «Il mio desiderio è condividere questo con i miei partner europei e avere un approccio europeo ben organizzato, con un mandato definito e una rappresentanza semplice». Macron non vuole delegare questo dialogo agli Stati Uniti. «La nostra geografia non cambierà. Che ci piaccia o no, la Russia sarà ancora lì domani. Ed è proprio dietro l’angolo», ha affermato. «Il giorno in cui Mosca e Kiev raggiungeranno un accordo di pace, dovremo costruire una nuova architettura di sicurezza in Europa con la Russia».
I dubbi di Zelensky
La Francia si sta muovendo in punta di piedi, senza sollevare troppe aspettative. Martedì scorso, 3 febbraio, Emmanuel Bonne, capo dell’unità diplomatica dell’Eliseo, si è infatti recato al Cremlino proprio per preparare la ripresa dei colloqui tra i due presidenti. Ha incontrato il consigliere diplomatico di Putin, Yuri Ushakov. L’Eliseo, anche in quel caso, ha subito sottolineato di non voler scavalcare i propri partner, né tantomeno Kiev. «Le discussioni si stanno svolgendo a livello tecnico, in trasparenza e in consultazione con il presidente Zelensky e con i principali colleghi europei». Un approccio, quello di Macron, che però non fa l’unanimità tra gli alleati di Parigi. Il premier britannico Keir Starmer, per esempio, al netto delle problematiche interne - non da poco -, non sembra pronto ad annullare le distanze con Mosca. E lo stesso Zelensky non si fida. «L’interesse di Putin è umiliare l’Europa. È molto importante che Emmanuel Macron cerchi di aiutare. È importante che i leader lavorino per cercare di portare la pace tra i nostri Paesi. Ma penso che la pressione su Putin non sia sufficiente». Per il presidente ucraino la via verso la pace giusta e duratura non passa dal dialogo tra Europa e Russia, ma da sanzioni più forti, più risolutive. «La mia opinione è che possiamo avere un dialogo, ma dobbiamo porre delle condizioni». Ma i tempi non sembrano maturi.
