Bellinzona

Maggiore sicurezza in Città: «Serve un approccio integrato»

Il tema è stato al centro di una serata pubblica che ha coinvolto diversi esperti e messo in luce punti critici come il disagio giovanile — Le soluzioni passano sempre di più dalla collaborazione tra forze di polizia e assistenti sociali
©Gabriele Putzu
Irene Solari
02.10.2025 22:52

Bellinzona è una città sicura? La risposta è sì, anche se ci sono alcuni punti sui quali si può lavorare per migliorare la percezione di sicurezza. È questo il quadro emerso durante la serata pubblica, organizzata oggi dalla sezione cittadina del Centro all’auditorium di BancaStato nella capitale. All’incontro, svoltosi davanti a una settantina di presenti, sono intervenuti Mauro Minotti (capodicastero Sicurezza della Città), la collega municipale di Lugano Karin Valenzano Rossi e Marco Zambetti, capogendarmeria della Polizia cantonale. Oltre a Gianfranco Salvatico, della Polizia dei trasporti delle Ferrovie, e Stefano Moro, direttore di Securitas. A moderare il dibattito il giornalista della RSI Pietro Bernaschina. Presenti nel pubblico anche i municipali Mattia Lepori e Vito Lo Russo oltre a vari consiglieri comunali. Per l’occasione, nelle scorse settimane, è stato anche lanciato un sondaggio online con diverse domande sul tema sicurezza a Bellinzona, i cui risultati sono stati al centro del dibattito.

Un concetto soggettivo

Dopo il saluto della presidente della sezione bellinzonese del Centro Alessandra Alberti, che ha ricordato come la sicurezza non è un concetto statico e «dipende da vari fattori, soprattutto a livello soggettivo», la discussione è entrata subito nel vivo commentando i dati emersi dal sondaggio. La maggioranza dei partecipanti ha indicato Bellinzona come un luogo «molto sicuro». Un risultato accolto con soddisfazione da Minotti: «La nostra è una città sicura, anche è vero che qualche difficoltà c’è. Un punto critico è quello della stazione, come lo è in quasi tutte le città». Un comparto che, anche durante le ore del giorno, è spesso teatro di raggruppamenti di persone con conseguenti rumori e schiamazzi e che è stato votato nel sondaggio come luogo di Bellinzona in cui ci si sente meno al sicuro (68%). Viene inoltre segnalato come fattore di insicurezza il disagio giovanile. Anche se, rispetto al passato, «i giovani si comportano molto meglio e sono rispettosi delle regole, soprattutto durante i grandi eventi come il Rabadan», sottolinea dal canto suo Moro. La metà dei partecipanti al sondaggio ha anche evidenziato, in generale, di avere la percezione di una minore sicurezza in città rispetto a cinque anni fa.

Tra garanzie e problematiche

Un punto, quest’ultimo, sul quale è intervenuto Zambetti: «Pur comprendendo la percezione soggettiva, poiché in alcune zone ci sono situazioni di disagio visibili, i dati della Polizia cantonale mostrano che la sicurezza a Bellinzona è sempre garantita e che negli ultimi cinque anni non c’è stato un incremento della criminalità». Gli fa eco Salvatico ritornando sul comparto della stazione: «Ci aspettavamo che questa fosse la zona percepita come meno sicura. C’è molto movimento, una conseguenza del potenziamento della rete dei trasporti pubblici degli ultimi anni. Ma a fronte di 5 milioni di viaggiatori che ogni anno passano dalla stazione di Bellinzona, noi effettuiamo 1.400 interventi. Possiamo dire quindi che la capitale ha una delle stazioni più sicure della Svizzera». Ma come rispondere alle problematiche che comunque sono emerse? Quali sono le possibili soluzioni per aumentare il senso di sicurezza nella popolazione e far fronte agli episodi di violenza?

Proattività e ascolto

Secondo il sondaggio servirebbe una presenza maggiore delle forze di polizia sul territorio. Un punto condiviso solo a metà da Valenzano Rossi: «La soluzione non è aumentare il numero degli agenti in giro per la città. O meglio, non solo». La municipale di Lugano ha anche ricordato l’episodio di violenza avvenuto alla pensilina il 1. agosto. «Nel giorno in cui c’era il maggior dispiegamento di forze dell’ordine e di sicurezza privata in giro per la città. Abbiamo a che fare con episodi di una violenza inaudita che coinvolgono giovani - ma anche adulti - e che fanno suonare i campanelli d’allarme di problemi sociali ben più profondi». La strada per una maggiore sicurezza, spiega, passa quindi da un approccio sinergico e integrato tra Polizia e servizi sociali. Un punto condiviso anche da Zambetti: «Andiamo verso un nuovo approccio proattivo dove studiamo azioni e costruiamo soluzioni durature nel tempo. Come Polizia cantonale abbiamo creato diversi gruppi per le situazioni che coinvolgono i minorenni e i nostri agenti sono già formati in tal senso». Un sistema integrato è un obiettivo verso il quale si muove anche la Città di Bellinzona, spiega Minotti, che dall’aggregazione dispone di diversi operatori sociali sul territorio e si dedica all’ascolto delle persone in difficoltà. «Stiamo già attivi e i riscontri sono positivi. Questo è un settore importante per noi, sul quale continuiamo a investire».