Ticino

Magistratura, «sulle nomine c’è convergenza»

La Commissione Giustizia e diritti ha firmato otto rapporti per le undici cariche in concorso – La presidente Cristina Maderni: «Il dato politico saliente è che tutte le proposte sono state firmate dalla maggioranza dei commissari»
©Gabriele Putzu
Francesco Pellegrinelli
27.05.2026 06:00

Ci sono voluti quasi sette mesi dalla pubblicazione del primo concorso, quello per i due posti di giudice del Tribunale penale cantonale (TPC). Alla fine, ieri pomeriggio, la commissione Giustizia e diritti ha firmato i rapporti – otto per l’esattezza – per tutte e undici le caselle della giustizia ticinese da sostituire. Il grosso, insomma, è fatto. Il Gran Consiglio potrà quindi votare le proposte commissionali nella prossima sessione di giugno, prima della pausa estiva, evitando così un ulteriore ritardo nella nomina dei magistrati.

In attesa della riforma promessa dal ministro Claudio Zali, il «Manuale Cencelli», ossia la ripartizione partitica delle cariche, è stato sostanzialmente rispettato con qualche piccola eccezione. Partendo proprio dal TPC, la Commissione ha proposto l’elezione del sostituto procuratore generale Andrea Maria Balerna (di area liberale radicale) e la procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti («senza tessera», anche se c’è chi sostiene sia di area PLR e chi in quota Centro). Passando all’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, «orfano» di Paolo Bordoli, ora giudice ordinario allo stesso TPC, è stato invece proposto Davide Francesconi, di area socialista come Bordoli.

«Al centro le competenze»

Come detto, la Commissione ha impiegato sette mesi per giungere a un «verdetto». «Va detto che non c’era un’urgenza operativa vera e propria», commenta il presidente uscente Alessandro Mazzoleni (Lega). «L’aspetto più importante era trovare le persone giuste con una convergenza di opinioni tra i partiti».

Non solo, precisa a sua volta la presidente entrante, la liberale radicale Cristina Maderni: «I commissari avevano deciso di portare in Gran Consiglio il pacchetto completo con tutte le nomine pendenti, per una ragione legata alla scelta dei candidati che sapevamo avevano concorso per più ruoli». La Commissione ha dovuto quindi attendere il quadro generale fornitole dalla Commissione di esperti con le relative valutazioni di idoneità: «Gli ultimi due rapporti ci sono arrivati solamente una quindicina di giorni fa. Da quel momento abbiamo potuto fare i ragionamenti necessari sui candidati da proporre».

Ma il dato politico che più conta – prosegue Maderni – «è che c’è stata una convergenza e che tutti i rapporti sono stati firmati dalla maggioranza dei commissari».

Su alcuni nomi il dibattito non è mancato e con ogni probabilità è stato solo rinviato di qualche settimana, fino all’approdo in Gran Consiglio. Sarà allora che – soprattutto i partiti minori – torneranno a puntare il dito contro il «manuale Cencelli». 

«Che all’interno della Magistratura siano presenti varie sensibilità è un dato di fatto, una realtà ancora presente e che – mi sento di dire – è anche apprezzata al suo interno», commenta al riguardo Maderni. «Questa volta, però, abbiamo cercato di dare maggiore importanza alle competenze e questo ha portato a proposte condivise».

Soprese d’area

Non ci saranno sorprese, quindi? «Qualche piccola sorpresa ci sarà», dice Maderni: «Abbiamo indicato un indipendente, senza una casacca precisa». E stando a nostre informazioni, fra i nomi in campo figura anche una candidatura d’area. La Lega avrebbe infatti proposto il segretario giudiziario Raffaele Janett, in quota UDC, in corsa per uno dei quattro posti di sostituto procuratore pubblico, accanto a Giorgio Anastasi (quota Centro), Anita Bernasconi (quota PLR) e Valentina Faggi (quota PS).

Per quanto riguarda invece la nomina dei procuratori pubblici in sostituzione di Andrea Gianini, dimissionario, e Moreno Capella, sostituto procuratore generale nel frattempo nominato alla CARP, sono stati proposti, Margaret Kuelen (in quota PLR) e Monica Snider (in quota Centro).

In generale, osserva ancora Mazzoleni, «il manuale Cencelli ha una sua coerenza» in quando garantisce pari sensibilità all’interno del terzo potere dello Stato. «Il problema sarebbe nominare un giudice incompetente solo perché appartiene a una certa area politica. Questo sì sarebbe negativo». Ma quindi, il «Cencelli» è stato rispettato alla lettera? «Lo abbiamo considerato per rispettare la ripartizione complessiva, ma non in modo meccanico per il singolo posto». Ciò detto, secondo entrambi i commissari, una riflessione sul sistema di nomina va affrontata. «È una volontà comune di tutti. Attendiamo il messaggio preannunciato un anno fa dall’onorevole Zali. Intanto, all’interno della commissione abbiamo fatto comunque una mappatura di quelli che sono i sistemi di nomina negli altri cantoni e, quando avremo tutti gli elementi, siamo pronti a fare delle riflessioni ed eventualmente delle proposte concrete di modifica di questo sistema», spiega Maderni. Fino a quel momento, però, il sistema vigente resta quello utilizzato.

«Il fatto di aver convocato una seduta straordinaria per scegliere i candidati – così da arrivare al voto prima della pausa estiva – dimostra la volontà della politica, almeno in questa fase, di dare finalmente concretezza a un dossier importante», osserva ancora Maderni». Una volta che le nomine saranno effettive, e comunque non appena i designati potranno entrare in carica, il potenziamento sarà infatti effettivo.

Tensioni ricucite

Nel tracciare un bilancio del suo anno di presidenza, Mazzoleni ha infine rivendicato soprattutto un lavoro di ricucitura politica e di chiusura di diversi dossier aperti. «Dopo aver ereditato una situazione segnata da tensioni interne e da numerose questioni pendenti, credo di essere riuscito a ricompattare la commissione». Tra i risultati indicati, Mazzoleni cita la riforma legata alle ARP, la revisione generale della polizia e, appunto, il potenziamento in seno al Ministero pubblico. Un tema caro alla Magistratura, quest’ultimo, che con ogni probabilità tornerà ad affacciarsi nei prossimi giorni, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.