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Marchesi e Pamini candidati UDC: «Siamo il partito da battere»

L’UDC lancia la campagna elettorale presentando Piero Marchesi e Paolo Pamini sulla lista unitaria con la Lega – Per il Gran Consiglio si ripresentano tutti gli uscenti – Sottoscritta la «Dichiarazione di Ascona» che chiede anche agli altri partiti di non proporre né votare aumenti di imposte
©Chiara Zocchetti
Giona Carcano
24.10.2026 17:00

Piero Marchesi e Paolo Pamini saranno i candidati dell’UDC sulla lista unitaria con la Lega per il Consiglio di Stato. È questa la principale novità emersa dal Congresso democentrista questa mattina al Collegio Papio di Ascona. I democentristi hanno anche presentato il contingente di 90 candidati al Gran Consiglio, in cui si ripresentano tutti gli uscenti e figura anche l’ex granconsigliera di HelvEthica Maria Pia Ambrosetti. Durante la riunione è stata inoltre accolta la «Carta di Ascona», mentre Marco Chiesa è stato ufficialmente eletto presidente e acclamato candidato dell’UDC Ticino alla successione di Guy Parmelin in Consiglio federale.

Tante prime volte

Il Congresso UDC, a testimonianza del buon momento vissuto dal partito, come ha ricordato Sergio Morisoli, è stato «quello delle prime volte». La prima volta con un membro democentrista in Consiglio di Stato; la prima volta con un candidato al Consiglio federale; la prima volta con una donna in Consiglio nazionale, Roberta Soldati. Insomma, ha proseguito Morisoli, «è il primo Congresso in cui l’UDC è il partito da battere». L’obiettivo dei democentristi alle prossime elezioni cantonali è ambizioso: conservare il seggio in Governo di Marchesi e allargare le presenze in Parlamento, passando da 9 ad almeno 12 seggi. Un +3 che, per Morisoli, sarebbe un segnale importante, «perché in politica, oltre alle persone, sono i numeri a fare la differenza».

Debito e conti pubblici

I temi, invece, sono quelli di sempre: i conti pubblici, la spesa fuori controllo, il debito eccessivo. E, più in generale, «un Cantone che non prende decisioni». «Il Ticino oggi vive una fase di stallo politico, economico e sociale», ha attaccato Chiesa. «Non certo per mancanza di idee. Il problema sono le non decisioni. Troppe volte si è scelto di gestire l’ordinario e di rinviare, mentre il costo della vita sale e il potere d’acquisto del ceto medio scende». Per il presidente UDC e consigliere agli Stati, «noi non ci rassegniamo e non ci presentiamo a mani vuote. Il programma non è un elenco di proposte generico», ma proposte «concrete» indirizzate in particolare «al ceto medio, una categoria a cui non intendiamo lisciare il pelo sotto elezioni, perché noi ne facciamo parte senza vergognarsi». Per Chiesa, dunque, l’UDC deve «garantire il potere d’acquisto, generare nuovi redditi da lavoro, togliere i bastoni dalle ruote a chi vuole fare, modernizzare lo Stato». Il presidente ha quindi chiesto ai candidati «coerenza rispetto agli impegni assunti». «Un partito che chiede al Ticino di tornare a decidere deve dimostrare di saperlo fare con coerenza e determinazione».

Nessun nuovo carico fiscale

Durante il Congresso è stata poi sottoscritta all’unanimità la «Dichiarazione di Ascona», un impegno a «non votare né proporre aumenti di imposte, tasse o balzelli a carico di cittadini e imprese» durante la legislatura 2027-2031. Per il capogruppo Alain Bühler, «il risanamento dei conti passa dal contenimento della spesa, non mettendo le mani nelle tasche dei cittadini né strangolando le imprese».

L’UDC scriverà ai presidenti di PLR, Centro, PS, Verdi e Lega, invitandoli a sottoscrivere la stessa Carta o a chiarire la propria posizione entro il 30 novembre. Tutte le risposte saranno rese pubbliche.

Dopo la Dichiarazione, il vicepresidente Diego Baratti ha presentato alla base del partito il programma di legislatura «Il Ticino che decide», composto da dieci punti. Tra le priorità figurano il freno alla spesa legato al PIL, il pareggio dei conti, la compensazione delle nuove spese correnti e il limite al numero di dipendenti cantonali. A queste misure si affiancano la difesa del potere d’acquisto, la priorità ai lavoratori residenti e uno Stato moderno, con meno burocrazia e più libertà per cittadini e imprese.

Lo statalismo indigesto

La parola è quindi passata ai due candidati al Governo, Pamini e Marchesi. Il consigliere nazionale ha ricordato il peso del debito sulle future generazioni, denunciando allo stesso tempo «lo statalismo, un cancro della società», che non permette al Cantone di evolvere. Marchesi, da poche settimane subentrato a Claudio Zali in Consiglio di Stato, ha invece difeso a spada tratta il ceto medio. «La domanda che si fanno i cittadini è “che cosa può portare un membro UDC in Governo?”. Cambia l’approccio: un’idea chiara di partito. Noi siamo dalla parte dei cittadini, di chi si alza la mattina per dare il suo contributo alla società». Per Marchesi, «ci lamentiamo che ogni anno 800 giovani lasciano il Ticino, ma non possiamo limitarci a denunciare questo fatto senza portare soluzioni. È proprio qui che vorrei impegnarmi, anche con i colleghi di Governo, per risolvere il problema». Il direttore del Dipartimento del territorio ha poi sottolineato che nella maggior parte dei casi «il Ticino vota a destra». Ecco perché «ci vogliono almeno due rappresentanti di destra nel Governo. Io sono un politico di destra, lo dico in modo chiaro e con orgoglio». 

La lettera d’intenti

Per quanto riguarda la lista unitaria con la Lega, l’UDC ha presentato alla sua base la lettera d’intenti sottoscritta dal Comitato democentrista e dall’Assemblea leghista. «Spiegheremo i contenuti in una conferenza stampa congiunta», ha sottolineato Chiesa. Come noto, la collaborazione prevede, tra l’altro, una lista unica per il Consiglio di Stato con la formula «2+2+1». Il quinto candidato sarà una figura esterna ai due partiti, ma in grado di rappresentare l’area di destra.

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