Marchesi: «Lo statuto S non può trasformarsi in un permesso B»

Presentare le basi legali e le misure necessarie affinché lo statuto di protezione S per le persone provenienti dall’Ucraina venga revocato in modo «ordinato e progressivo», in particolare facendo in modo che: lo statuto non sia più concesso alle persone che giungono in Svizzera dall’Ucraina o che presentano una nuova domanda; venga revocato alle persone già presenti in Svizzera, prevedendo, se necessario, un’applicazione scaglionata e termini transitori; la revoca o la scadenza dello statuto non conduca automaticamente o indirettamente alla concessione di un permesso B, e che la Confederazione non scarichi sui Cantoni i costi derivanti da eventuali cambiamenti di statuto, permanenze prolungate o misure d’integrazione, assistenza, alloggio, scuola e sanità. È quanto chiede in una mozione il consigliere nazionale UDC Piero Marchesi.
Il contesto
Lo statuto di protezione S è stato attivato il 12 marzo 2022 per rispondere rapidamente alla guerra in Ucraina ed evitare un sovraccarico del sistema ordinario dell’asilo. «Si tratta però di uno strumento straordinario, temporaneo e orientato al ritorno, non di una via d’accesso duratura al soggiorno in Svizzera», si legge nell'atto parlamentare. A distanza di anni, «la situazione va rivalutata. Lo statuto S non può essere prorogato indefinitamente né trasformarsi, direttamente o indirettamente, in un permesso B». Chi necessita ancora di protezione «deve essere esaminato attraverso le procedure ordinarie, caso per caso». Una revoca ordinata e progressiva «permette di evitare sia una rottura improvvisa, sia un afflusso concentrato di domande d’asilo alla scadenza dello statuto. Occorrono quindi regole chiare, termini transitori e criteri uniformi».
Ritorno alle procedure ordinarie
Secondo Marchesi, è altresì indispensabile evitare che la Confederazione assuma decisioni politiche o amministrative lasciando poi ai Cantoni costi e oneri organizzativi. Alloggio, assistenza, scuola, sanità, integrazione e gestione amministrativa «gravano già fortemente su Cantoni e Comuni. Eventuali cambiamenti di statuto o permanenze prolungate non devono tradursi in nuovi carichi finanziari e operativi scaricati sugli enti cantonali». Il ritorno alle procedure ordinarie «consentirebbe di distinguere tra chi ha ancora bisogno di protezione e chi può rientrare o seguire le vie previste dalla legislazione vigente».
