Marina Carobbio: «Qualsiasi forma di violenza, compresa quella di genere, non può essere accettata»

È un Claudio Zali «dimezzato» quello uscito dalla seduta straordinaria del Consiglio di Stato in corpore. Il Governo cantonale ha «auspicato e accolto» la richiesta del ministro di rinunciare, temporaneamente e fino al termine degli accertamenti penali, alla responsabilità politica del settore della Magistratura e della Polizia cantonale. Nei confronti di Zali, ha riferito oggi laRegione, è infatti stata aperta un’inchiesta per abuso di autorità e tentata coazione in relazione alla riunione indetta il 9 giugno scorso dal direttore del DT per verificare la situazione in carcere di un 14.enne figlio di una sua conoscente. L’incarto, aperto a fine giugno, è affidato al procuratore generale Andrea Pagani e alla sostituta procuratrice generale Chiara Borelli.
Tornando al confronto in Governo, «in questa fase transitoria la responsabilità della Polizia e della Magistratura sarà assunta dal Governo, esercitata per il tramite della vicepresidente Marina Carobbio Guscetti». Zali, che ad oggi non è stato sentito dalla Magistratura, ha tuttavia ribadito ai colleghi di Esecutivo di non aver commesso alcuna irregolarità. Per ora, invece, il direttore del DT «rimane presidente del Consiglio di Stato. Come Governo – dice Carobbio Guscetti al Corriere del Ticino –, abbiamo auspicato una sua rinuncia temporanea alla conduzione di Polizia e Magistratura. Cosa che è avvenuta. Il tema della presidenza potrà essere affrontato nelle prossime discussioni in seno all’Esecutivo. Tutto dipende anche dagli sviluppi sulle vicende della riunione sul minorenne incarcerato e delle registrazioni». Insomma, la questione non si esaurisce qui: nei prossimi giorni il Governo si riunirà ancora.
Le registrazioni
In merito alle registrazioni audio, invece, il Consiglio di Stato ha «preso atto» delle spiegazioni fornite dal presidente del Consiglio di Stato, il quale si riserva di esprimersi pubblicamente al riguardo prossimamente. Facendo riferimento al contenuto degli audio al centro della bufera, «il Governo stigmatizza ogni forma di violenza e ribadisce la propria ferma condanna nei confronti dell’incitamento alla violenza, anche verbale, e intende inoltre rafforzare a ogni livello la prevenzione e la lotta alla violenza di genere», si legge nella nota stampa. La vicepresidente del Consiglio di Stato tiene però ad aggiungere una considerazione personale: «Personalmente ritengo che qualsiasi forma di violenza, compresa quella di genere, non possa essere accettata. È un tema sul quale il Governo deve porre grande attenzione, mettendo a disposizione le risorse necessarie e contribuendo alla costruzione di una cultura del rispetto. Anche a livello politico». Intanto, a fronte delle numerose richieste di dimissioni, L’Esecutivo non si sibilancia: «Sono affermazioni che provengono da alcuni partiti; il Governo non è entrato nel merito», dice Carobbio Guscetti.
In commissione
Intanto, la discussa riunione di giugno, convocata da Zali nel suo ufficio a Bellinzona, ha tenuto banco anche oggi, a livello politico. La Sottocommissione vigilanza ha infatti portato avanti gli accertamenti di sua competenza, finiti – come detto – al centro di un’indagine penale. Alla domanda se la Sottocommissione fosse al corrente dell’inchiesta, la sua presidente, Cristina Maderni, ha tuttavia preferito rispondere con un «No comment». La segnalazione al Ministero pubblico non è comunque partita dalla Sottocommissione vigilanza, ha chiarito al CdT Maderni che sul tema ha preferito non esprimersi. Quello che la presidente della Sottocommissione vigilanza ha invece chiarito sono i prossimi passi: «La Sottocommissione che presiedo e quella delle Finanze hanno terminato le rispettive audizioni. La Sottocommissione Vigilanza ha sentito il Consiglio della Magistratura e la giudice dei minorenni Fabiola Gnesa. Quella della Gestione e Finanze ha condotto quattro audizioni proprie, tra cui quella dello stesso Zali. Ora, si tratta di incrociare le informazioni raccolte». Un lavoro che i segretari delle commissioni svolgeranno sotto la supervisione dei rispettivi coordinatori, in vista di una seduta prevista dopo la metà di agosto.
L’esito potrebbe essere un rapporto congiunto, da presentare al Gran Consiglio, ma solo «se ci saranno elementi degni di segnalazione», precisa Maderni. Sul merito, la presidente è stata invece più esplicita: il focus della Sottocommissione vigilanza è capire se la riunione del 9 giugno, convocata a Bellinzona da Zali per verificare la situazione in carcere del 14.enne figlio di una sua conoscente, si è mantenuta «nei parametri» di un incontro istituzionale, e se Gnesa abbia subìto pressioni o si sia trovata in una situazione anomala. Su questo punto, almeno per quanto riguarda l’agire della magistrata, il Consiglio della Magistratura si è già espresso: Gnesa si è comportata correttamente. Resta da stabilire se lo stesso si possa dire di chi quella riunione l’ha voluta e condotta. «Sarà soprattutto fondamentale accertare quanto la discussione si sia concentrata sul caso specifico del 14.enne incarcerato alla Farera, e quanto sulla problematica in generale». Le dichiarazioni contraddittorie di Zali – che in Gran Consiglio l’8 giugno aveva annunciato un incontro «relativamente urgente» con la magistrata, salvo poi sostenere di non sapere che Gnesa sarebbe stata presente – saranno anch’esse oggetto di valutazione: «Analizzeremo anche questi aspetti», conferma Maderni. Ma solo ad agosto. Non è statoinvece affrontato il caso «audio Zali», non essendo di competenza dell’Alta vigilanza sulla Magistratura, ha concluso Maderni.


