L'intervista

Mathias Reynard: «Siamo in una situazione che definirei apocalittica»

Il presidente del Consiglio di Stato vallesano sulle difficoltà che in questo momento le autorità devono affrontare: «Ci sono persone senza notizie dei propri cari, a volte dei propri ragazzi»
©Alessandro della Valle
Francesco Pellegrinelli
01.01.2026 16:30

Sono ore di strazio, di dolore e attesa a Crans-Montana. In primo luogo, perché l’identificazione delle salme non è ancora stata ultimata. A raccontarlo al Corriere del Ticino, nelle ore successive alla tragedia, è il presidente del Consiglio di Stato vallesano, Mathias Reynard: «Ho incontrato alcuni familiari, semplicemente come essere umano», spiega. Ma le difficoltà sono di diversa natura, dalla presa a carico negli ospedali dei feriti, molti dei quali gravi, alla gestione di chi ha perso i propri cari. E mentre le autorità si attivano anche sul fronte internazionale, «ci sono persone senza notizie dei propri ragazzi».

Presidente Reynard, qual è il sentimento che anima Crans-Montana e il Vallese in queste ore così drammatiche?
«Un’immensa tristezza. Un’immensa tristezza perché ci sono decine di persone che hanno perso la vita e, almeno, più di un centinaio di feriti, la maggior parte dei quali gravemente. È una situazione davvero drammatica, terribile, che suscita una profonda tristezza e un pensiero costante per le vittime, per le loro famiglie, per i feriti e per tutte le persone colpite da questa tragedia».

Una tragedia resa ancora più straziante dal fatto che, nella maggior parte dei casi, le vittime sono giovani.
«Purtroppo è così».

Il bilancio fornito dalle autorità questa mattina, purtroppo, non è ancora definitivo, e questo è un altro elemento che aggiunge, in prospettiva, dolore e preoccupazione.
«Poco fa ho incontrato alcune famiglie toccate dalla tragedia. Ci tenevo molto a farlo, semplicemente per esprimere il mio sostegno e la mia solidarietà, anche se oggi mancano ancora molte risposte. Al momento l’identificazione delle vittime non è ancora stata completata e riguarda anche diversi feriti in gravi condizioni, e quindi regna un sentimento di paura e incertezza. Ci sono persone senza notizie dei propri cari, a volte dei propri ragazzi. È un’emozione assolutamente terribile».

Questa mattina, in conferenza stampa, la procuratrice generale Béatrice Pilloud ha detto che la priorità ora è data all’identificazione dei corpi e che ciò potrebbe richiedere anche diversi giorni.
«Sì, è proprio così. La situazione è talmente complessa che, purtroppo, per alcune famiglie sarà necessario avere molta pazienza».

Questa difficoltà si riflette anche negli ospedali, non solo quelli del Vallese, dove sono stati trasferiti i feriti. Qual è, al momento, lo stato della situazione?
«In Vallese, durante il periodo delle feste, siamo già normalmente in una situazione complicata. Ora siamo in una situazione estrema: da questa mattina tutti i reparti di terapia intensiva e le sale operatorie sono completamente occupati. Bisogna occuparsi delle famiglie, curare i feriti, stabilizzarne altri e trasferirne alcuni in altri cantoni. C’è però una grandissima solidarietà, e tengo davvero a sottolinearlo. Nelle ore successive alla catastrofe sono arrivati messaggi da tutta la Svizzera, dai consiglieri federali, dai consiglieri di Stato di altri cantoni, ma anche un forte sostegno da parte di altri ospedali, che hanno subito preso in carico numerosi feriti. Va detto che ci troviamo di fronte a casi di grandi ustionati, e i centri di eccellenza per questo tipo di cure non sono molti. Principalmente il CHUV di Losanna e l’ospedale di Zurigo».

Il Consiglio federale è fortemente coinvolto, il Dipartimento federale degli affari esteri si è già mobilitato, è stata istituita una cellula di crisi e sono stati avviati contatti con le ambasciate

Tra le numerose manifestazioni di vicinanza, ci sono anche quelle provenienti da altri Paesi europei, visto che tra le vittime e i feriti ci sono anche cittadini stranieri. Questo comporta anche un lavoro di relazioni istituzionali con l’estero?
«Sì. Il Consiglio federale è fortemente coinvolto, il Dipartimento federale degli affari esteri si è già mobilitato, è stata istituita una cellula di crisi e sono stati avviati contatti con le ambasciate. Questa mattina, ad esempio, ho parlato con l’ambasciatore d’Italia, che si è recato sul posto. Sappiamo che Crans-Montana è una località molto apprezzata dagli italiani. È una tragedia che colpisce il Vallese, la Svizzera, ma anche ben oltre i nostri confini».

Che cosa ha potuto dire alle famiglie che ha incontrato questo pomeriggio?
«Ho potuto innanzitutto essere presente, abbracciare le persone tra le braccia, esserci semplicemente come essere umano. Poi spiegare ciò che stanno facendo le autorità e le nostre squadre. E spiegare anche che, purtroppo, a molte domande non abbiamo ancora risposte. Non conosciamo ancora il numero esatto delle vittime, la loro età, la loro identità, né l’identità di alcuni feriti. Siamo in una situazione che definirei apocalittica».

Quali sono oggi le difficoltà maggiori da affrontare?
«Da un lato, far sì che il sistema ospedaliero regga. Per questo abbiamo lanciato appelli alla prudenza alla popolazione. Non sono i giorni giusti per farsi male sciando, bisogna evitare comportamenti rischiosi che potrebbero ulteriormente congestionare le strutture sanitarie. Dall’altro lato, c’è ovviamente la presa in carico dei feriti e l’identificazione delle vittime, per poter sostenere al meglio le famiglie e fornire loro risposte il più rapidamente possibile».

Il Consiglio di Stato vallesano ha decretato la situazione particolare per gestire meglio questa crisi. Quali sono le priorità in questo caso?
«Si tratta soprattutto di una misura interna. Significa che il Consiglio di Stato assume il comando e coordina l’insieme delle operazioni. Siamo in contatto costante con la polizia cantonale, con il supporto delle polizie regionali».

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