«Merci Nati», Zurigo si tinge di rosso per accogliere la Svizzera

La Svizzera ha vinto. Non sul campo, quello è chiaro, ma nelle piazze. Hanno vinto i tifosi che ovunque, Ticino compreso, hanno riempito gli spazi davanti ai maxischermi per spingere Xhaka e compagni. Lo dimostra il rosso che a partire dalla tarda mattinata ha colorato Turbinenplatz a Zurigo, dove un bagno di folla ha accolto la squadra che ci ha fatto sognare, appena rientrata dagli Stati Uniti. «Sono qui per rendere omaggio a questa squadra, per dire un semplice ''grazie'' per quello che hanno fatto», ci spiega un tifoso presente. «Meritano la mia presenza, così come quella di tutti i tifosi», spiega un altro. «È stato sensazionale quello che hanno fatto», ci dicono ancora. «La mentalità della squadra è fantastica: uno per l'altro e uno con l'altro. Spero sarà così anche in futuro». «Vanno rispettati per come si sono battuti», afferma un altro ragazzo. «È stato un bel Mondiale, ci hanno fatto vivere molte emozioni». Un pensiero condiviso da molti altri presenti con cui abbiamo parlato. Tutti (o quasi) avrebbero voluto vedere la squadra al completo per il finale contro l'Argentina. E questo perché l'espulsione di Embolo «ha cambiato gli equilibri», sottolineano i presenti con un filo di amarezza, puntando il dito anche contro l'arbitraggio. Ma pure in dieci, va detto, non è mai stata alzata bandiera bianca da parte della squadra di Yakin e l'Argentina non è sembrata impossibile da battere. Breel Embolo, protagonista in negativo per il cartellino rosso domenica notte e protagonista anche oggi a Zurigo. Quando è arrivato sul palco la musica è cambiata e dagli altoparlanti è risuonata The Lion Sleeps Tonight. Una musica diversa per il numero 7 che sembrava una presa in giro, anche se la piazza, escluso qualche fischio, era con lui. È vero, è stato espulso, ma è altresì vero che se la Svizzera è arrivata ai quarti di finale è anche merito suo.
Ma torniamo ai tifosi, perché sono i veri protagonisti di questo Mondiale. Lo hanno dimostrato i fan scozzesi che, con la loro simpatia incontenibile, hanno conquistato le città in cui ha giocato la Scozia. Lo hanno dimostrato i supporter norvegesi con l'ormai iconica Viking Row. Lo hanno dimostrato i tifosi rossocrociati che hanno guardato la sfida contro l'Albiceleste alle 3 del mattino, con persone di tutte le età che, tra chi ha fatto la tirata e chi una pennichella tattica, hanno risposto presente nelle piazze di tutto il Paese, senza dimenticare chi ha guardato la partita da casa, con amici e parenti.
C'è anche chi ha messo la sveglia all'alba per la sfida contro l'Algeria di Petkovic e chi ha comprato un biglietto per volare oltreoceano e tifare la «Nati» dallo stadio. Alle nostre latitudini, dicevamo, abbiamo tifato a orari quasi improponibili. Orari che a molti hanno ricordato le serate in discoteca del passato, quando alle 6 si usciva dai locali e, prima di andare a letto, si faceva una tappa obbligatoria in panetteria o presso qualche paninoteca. Lo hanno dimostrato, ancora, i tifosi che oggi sono venuti sulle rive della Limmat per dire «grazie», con il rosso delle magliette che già a metà mattina colorava il percorso che ci ha portati dalla stazione a Turbinenplatz, così come l'interno dei tram che coprivano la tratta. Una volta arrivati era un continuo fluire di tifosi di tutte le età, con l'apice che è stato raggiunto con l'arrivo sul palco dei giocatori e la piazza che anche in quel momento ha risposto presente, questa volta – va detto – a un orario forse più convenzionale per il nostro Paese.
«Ci sarebbe piaciuto stare una settimana in più, ma devo dire che è anche bello tornare con un'accoglienza simile», ha detto Murat Yakin. «Siamo estremamente grati allo staff e ai giocatori e per questo voglio ringraziarvi». «Abbiamo scritto la storia», ha dichiarato a sua volta Johan Manzambi, che dopo essersi preso un applauso ha voluto rassicurare tutti: «Purtroppo mi sono infortunato, ma sto meglio». «Possiamo essere contenti di quanto fatto», ha ribadito Gregor Kobel, un altro protagonista del torneo. «Volevamo andare in semifinale e ce l'abbiamo messa tutta. Ognuno ha lottato fino alla fine», ha aggiunto sottolineando che le immagini provenienti dalla Svizzera, con le piazze gremite di tifosi, sono arrivate anche oltreoceano. Come le ha descritte? «Una follia».
Capitan Xhaka ha voluto ringraziare i tifosi, aggiungendo: «Speriamo di avervi fatto felici». Mentre, parlando dei compagni, ha detto che la qualità principale è stata «l'unità: non c'è una star, un giocatore il cui solo nome riempie gli stadi, ma siamo stati sempre insieme e c'era un forte spirito di squadra». Commentando il cammino mondiale, invece, Xhaka ha detto che al momento «è difficile realizzare quanto fatto, ma possiamo esserne fieri».
Ora per i giocatori è tempo di andare in vacanza, per i tifosi di tornare alla solita routine, senza nottate insonni e sveglie puntate agli orari più improbabili. Certo è che la «Nati» non ha sfigurato, anzi. Il Mondiale non è forse iniziato nel migliore dei modi, con il pareggio contro il Qatar, ma al di là del debutto la squadra ha giocato bene e dimostrato di avere la forza di andare avanti e farci sognare. Lo ha fatto anche nel quarto di finale di domenica notte, dove ha subito il gol dell'1-0, ha rimontato e ha lottato con un giocatore in meno fino al 120', recuperi esclusi. Una forza che ha spinto le persone ad appassionarsi sempre di più al cammino mondiale dei rossocrociati e che fa ben sperare in vista del prossimo Europeo e del successivo Mondiale. La squadra c'è e i tifosi, ne siamo certi, anche per quegli appuntamenti risponderanno presenti.
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