Merci realizzate col lavoro forzato, il Governo respinge le accuse statunitensi

Il Consiglio federale respinge con forza le accuse statunitensi di merci realizzate col lavoro forzato e ribadirà le proprie argomentazioni per iscritto. È quanto si legge in una nota governativa odierna, in cui si ribadisce che le trattative con Washington sui dazi proseguono.
Due indagini
L’11 e il 12 marzo scorso, gli Stati Uniti hanno avviato due indagini nei confronti della Svizzera su pratiche commerciali sleali o discriminatorie. La prima si concentra sulle presunte sovraccapacità nella produzione industriale e sulle loro cause, mentre la seconda riguarda una possibile omissione o un’attuazione ritenuta insufficiente delle misure volte a impedire l’importazione di merci realizzate col lavoro forzato. Oltre alla Svizzera, queste indagini riguardano anche altri Stati, tra cui quelli dell’Unione europea, sottolinea il comunicato.
Il 2 giugno scorso, gli Stati Uniti sono giunti alla conclusione che soltanto una parte dei 60 Stati esaminati ha emanato un divieto sul lavoro forzato e che anche questa parte non ha applicato il divieto. Sulla base di ciò sono state formulate raccomandazioni per introdurre dazi aggiuntivi forfettari del 12,5% per gli Stati, come la Svizzera, che non hanno emanato un divieto di importazione per le merci realizzate col lavoro forzato. Per gli Stati che hanno già pronunciato o pronunceranno un divieto di importazione, viene raccomandata un’aliquota del 10%. Queste raccomandazioni non entrano in vigore immediatamente: le parti direttamente interessate hanno la facoltà di commentarle nell’ambito di una consultazione pubblica, spiega la nota.
Accuse respinte
Il Governo «respinge con forza le accuse mosse nel quadro di questa indagine», ribadendo che, anziché vietare le importazioni, la Svizzera persegue un approccio globale che combina normative statali, valutazioni obbligatorie dei rischi (avviate dal settore privato) e cooperazione internazionale.
Un simile approccio si concentra sulla prevenzione e sulla lotta alle cause all’interno delle catene di approvvigionamento. Questi approcci differiscono nella metodologia, ma non nell’obiettivo e nell’efficacia. Tra l'altro, secondo la Confederazione l’industria statunitense non subisce alcun danno a causa della prassi svizzera. Il Consiglio federale crede che i dazi aggiuntivi derivanti dalle indagini sostituiranno i dazi aggiuntivi del 10% in vigore fino al 24 luglio 2026. Ad essi potrebbero aggiungersi le tariffe derivanti dalle indagini relative alle sovraccapacità industriali, i cui risultati e raccomandazioni sono attesi nelle prossime settimane.